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ALEX ZANARDI E AYRTON SENNA, UNITI DALLO STESSO TRAGICO DESTINO: SONO ENTRAMBI MORTI IL 1° MAGGIO, A 32 ANNI DI DISTANZA - DUE CAMPIONI DEL MOTORSPORT CHE SI CONOSCEVANO, SI STIMAVANO, E CHE IL DESTINO HA VOLUTO LEGARE PER SEMPRE ALLA STESSA DATA - I DUE SI INCONTRARONO QUANDO ZANARDI FU CHIAMATO A GUIDARE LA JORDAN AL POSTO DI MICHAEL SCHUMACHER. SENNA ANDÒ A CERCARLO PER INCORAGGIARLO - IL PRESIDENTE MATTARELLA: "CON ZANARDI L’ITALIA PERDE UN PUNTO DI RIFERIMENTO ANCHE OLTRE LO SPORT…."
Sergio Mattarella: "Come l'intera Italia avverto profondo dolore per la morte di Alex Zanardi. Sportivo di eccelse qualità, ha dimostrato straordinaria personalità anche dopo il gravissimo incidente che ha subito.
Divenuto campione paralimpico, è stato per tutti questi anni punto di riferimento di tutto lo sport, amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di trasmettere entusiasmo. La sua figura ha rappresentato punto di riferimento anche oltre il mondo dello sport e lo rimarrà nel ricordo degli italiani. Esprimo alla famiglia la vicinanza della Repubblica”
SENNA E ZANRDI
Alex Zanardi è morto il 1° maggio 2026. Aveva 59 anni. La famiglia ha comunicato che si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari. La coincidenza con la data della morte di Ayrton Senna — 1° maggio 1994, 32 anni prima — è di quelle che fanno venire i brividi. Due campioni del motorsport, due vite straordinarie spezzate nello stesso giorno dell’anno. Due uomini che si conoscevano, che si stimavano, e che il destino ha voluto legare per sempre a una data precisa del calendario.
Zanardi era nato a Bologna il 23 ottobre 1966. Pilota di Formula 1, poi vincitore di due campionati CART negli Stati Uniti (1997 e 1998), ha vissuto almeno tre vite in una sola. Il 15 settembre 2001, al Lausitzring in Germania, durante una gara di Champ Car, la sua monoposto venne centrata a circa 320 km/h dalla vettura del canadese Alex Tagliani. L’impatto gli amputò entrambe le gambe: la sinistra sopra il ginocchio, la destra sotto. Quando arrivarono i soccorsi aveva meno di un litro di sangue in corpo. Il cappellano gli impartì l’estrema unzione prima del trasporto in elicottero. Quindici operazioni, quattro giorni di coma, sei settimane di ricovero. E poi la rinascita.
Zanardi scelse l’handbike e ricominciò da zero. Dalla Maratona di New York del 2007 (quarto posto) alle Paralimpiadi di Londra 2012, dove a 45 anni vinse due ori e un argento. A Rio 2016, a cinquant’anni, ne vinse altri due d’oro e un altro argento. In totale, dodici ori ai campionati mondiali, vittorie nelle maratone di New York e Roma. Un palmarès che, da solo, basterebbe a definire una carriera leggendaria. Per Zanardi era la seconda.
Il 19 giugno 2020, sulle strade del Senese, durante una staffetta di beneficenza in handbike, fu travolto da un camion. Da quel giorno la sua vita è diventata una lotta silenziosa, lontana dai riflettori. Sei anni senza aggiornamenti pubblici, senza apparizioni, con la famiglia a proteggerlo dal clamore. Fino al 1° maggio 2026.
Cosa lega Zanardi e Senna: quell’incontro ai tempi della Jordan
Zanardi e Senna non erano semplici colleghi. Zanardi raccontava spesso di aver predetto ai compagni di scuola, nel 1984, che quel ragazzo brasiliano esordiente con la Toleman in Formula 1 sarebbe diventato un campione. Aveva ragione.
I due si incontrarono quando Zanardi fu chiamato a guidare la Jordan al posto di Michael Schumacher. Senna andò a cercarlo per incoraggiarlo. Zanardi ricordava le sue parole: che non doveva preoccuparsi, che la macchina era buona, che tutti sono esseri umani e nessuno è magico. Zanardi disse di aver capito, in quel momento, che Senna era un grande uomo anche quando si toglieva il casco. Avrebbe voluto diventare suo amico, ma il tempo non glielo concesse.
L’ultimo giorno di Senna: Imola, 1° maggio 1994
Il 1° maggio 1994 è la data che ha cambiato per sempre la Formula 1. Al settimo giro del Gran Premio di San Marino, la Williams FW16 di Senna uscì di pista alla curva del Tamburello a oltre 300 km/h e si schiantò contro il muro. Un braccetto della sospensione anteriore destra si spezzò e lo colpì al casco. Senna morì all’Ospedale Maggiore di Bologna alle 18:40.
video incidente alex zanardi 5
Le indagini rivelarono che il piantone dello sterzo era stato modificato: era troppo stretto per le mani di Senna, e i tecnici lo avevano allungato con una saldatura di fortuna, usando materiali meno resistenti dell’originale. Il giorno prima era morto nella stessa pista il pilota austriaco Roland Ratzenberger. Senna era furioso: la FIA lo aveva ammonito per essersi recato sul luogo dell’incidente. Pierluigi Martini, pilota della Minardi, raccontò che Senna gli aveva chiesto di incontrarsi dopo la gara per andare a parlare con la Federazione.
Dopo la morte di Senna, la Formula 1 rivoluzionò le regole di sicurezza. Il circuito di Imola fu modificato. La curva del Tamburello fu trasformata in una chicane. Senna aveva 34 anni.
Zanardi e Senna hanno condiviso lo stesso mondo — le corse, la velocità, il rischio — e lo stesso giorno di morte. Senna se n’è andato a 34 anni in un istante, sulla pista dove correva. Zanardi a 59, dopo vent’anni passati a dimostrare che la vita ricomincia anche quando sembra finita, e sei anni di battaglia silenziosa dopo l’ultimo incidente. Due modi diversi di morire. Un’unica, identica capacità di restare nella memoria di chi ama lo sport.
Il presidente Mattarella ha scritto che con Zanardi l’Italia perde un punto di riferimento anche oltre lo sport. È vero. Ma forse la cosa che colpisce di più è che il destino abbia scelto proprio il 1° maggio per portarli via entrambi — il giorno in cui il mondo si ferma, e loro due, finalmente, si sono fermati con esso.
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