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Alessandra Mammì per Dago-art
Ancora non è finita la Biennale Architettura che già si disegna il profilo della futura Biennale Arti Visive. Nulla si sa delle intenzioni di Okwui Enwezor ma ad una ad una arrivano le candidature dei padiglioni nazionali. E se la Gran Bretagna ha puntato sulla scandalosa, fallica e disperata Sarah Lucas, il resto d'Europa è in cerca di consolazione, riflessione e soprattutto poesia perduta.
Ecco tre padiglioni che già si capisce saranno tra quelli “da non perdere”
OLANDA .herman de vries in lettere minuscole, come vuole lui che odia le gerarchie e cerca la perduta armonia dell'uomo con il cosmo. Nato in un villaggio olandese nel 1931 herman-minuscolo non studiò in un'accademia d'arte ma in un istitiuto agrario e cominciò a lavorare non come artista ma come botanico.
All'inizio della carriera creativa da olandese protagonista delle avanguardie radicali, vicino al gruppo Zero, negli anni Cinquanta aveva realizzato mobiles, monocromi, collages, oggetti cinetici. E fino agli anni Settanta la sua vita sembrava completamente concentrata sulla ricerca artistico concettuale.
Poi, dopo un lungo viaggio, un periodo di eremitaggio fra i boschi e la folgorazione per il pensiero di Wittgenstein, le sue due anime di artista e botanico si riuniscono e l'herman minuscolo cerca di riportare nelle opere le segrete leggi che governano l'universo, la forma delle foglie, l'andamento della crescita di un ramo e soprattutto quel Caso che non è mai caso.
FRANCIA. Alla fine si è deciso. Dopo lungo discutere della commissione, Cèleste Boursier- Mougenot, ha battuto al fotofinish il progetto di Tatiana Trouvè e del filosofo Elie During. Il padiglione così lo ha vinto lui, nizzardo, cinquantenne, musicista visivo che costruisce le sue installazioni di “musique vivant” usando oggetti diversi con potenziali sonori animati da decine di uccellini. Risultato molto poetico, suggestivo, spettacolare. E un filo dada.
DANIMARCA .Ha scelto un figlio adottivo, Danh-vo che nel 1978 fuggì dal Vietnam in barca e approdò alle terre danesi con la sua intera famiglia. Esule a quattro anni , Danh-vo agli esuli come lui ha dedicato l'intera sua vita artistica. Un lavoro complesso fatto di narrazioni e vite interrotte, di frammenti e reperti, di ricostruzioni faticose, di ritratti degli uomini dimenticati nelle pieghe della storia. A volte sono immagini rubate come un ciuffo di vecchie foto con sorrisi di giovani vietnamiti scattate dai soldati americani, altre complesse installazioni che nascono da una lettera trovata, altre volte ancora faticosi e complessi lavori come pezzi delle Statua delle Libertà che lui ricostruisce a grandezza naturale e trasporta qua e là nel mondo.
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