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Dismaland è arrivato al capolinea. Oltre che “Dismal” (triste, lugubre, tetro), il Luna Park di Banksy da oggi è anche “Dismantled”, smantellato. La gigantesca installazione temporanea chiude infatti i battenti dopo poco più di un mese e, alle 19.20 di oggi, Sky Arte HD (canale 120 di Sky), manda in onda l’unico reportage italiano sulla colossale operazione artistica dello street artist più famoso e misterioso del mondo.
Curato da Matteo Moneta per 3D Produzioni, “Dismaland, la giostra crudele di Banksy”, accende le telecamere (secondo in Europa solo alla BBC), sul parco dei divertimenti meno divertente al mondo, creato proprio a ridosso della spiaggia che Banksy frequentava da bambino. Siamo a Weston-super-Mare, nel Somerset, a inizio novecento località di mare apprezzata dalla crème della Londra edoardiana, oggi emblema dell’occidente fatiscente e decaduto, inquinato e senza futuro: quello descritto a Dismaland.
E c’è voluta la rappresentazione anti capitalista della sua e nostra rovina per regalare a questa cittadina un “tesoretto” di oltre 20 milioni di sterline, generosamente offerto dalle oltre 150 mila persone arrivate da tutto il mondo per ammirarla. Perché Dismaland è il regno fatato della contraddizione. Come il suo autore, principe dell’arte democratica che vende a peso d’oro le sue opere e impedisce di filmare le sue e quelle di Damien Hirst presenti all’interno di Dismaland, per motivi di copyright.
“La favola è finita”, dice il libro in vendita nello shop (perché saremo anche anticapitalisti, ma sempre e comunque in vendita). È un mondo capovolto. La ricerca della felicità di Disneyland si è trasformata in una corsa verso il vuoto, fra ruote panoramiche arrugginite, un autoscontro gestito dalla Morte, la Sirenetta spezzata da un disturbo televisivo, le barchette telecomandate cariche di migranti (fantasmi di migranti).
Il documentario di Sky ci accompagna all’interno di Dismaland per poi spostarsi a Nord-Est, verso Bristol e scoprire la città natale di Banksy, trasformata in un museo a cielo aperto, a caccia delle storiche opere dell’artista, per scoprire che alcune sono state cancellate, magari da artisti rivali. La stessa fine che attende Dismaland. La favola è finita, il sogno è finito. Ora finisce anche l’incubo. Siamo nell’ultimo avamposto umano nei deserti del tempo. Dove si danza e si ride in attesa della fine.
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