jasmine paolini

JASMINE PAOLINI ORMAI STA SEMPRE A PIAGNE! LA CAMPIONESSA IN CARICA BATTE LA FRANCESE JEANJEAN ALL’ESORDIO AGLI INTERNAZIONALI E STAVOLTA PIANGE DI GIOIA DOPO LE LACRIME PER LA CRISI NEL TORNEO DI STOCCARDA – “LA VOGLIA DI DARE BATTAGLIA NON L’HO MICA PERSA. È CHE NON SI PUÒ ANDARE SEMPRE AL MASSIMO, PRIMA O POI CAPITA A TUTTI” – L’AIUTO DELLA PSICOLOGA PER RITROVARE AUTOSTIMA: “LA TESTA COMANDA TUTTO: A VOLTE DEVI INGANNARE LA MENTE, RIPETERTI CHE VA TUTTO BENE, E IL CORPO TI SEGUE. HA RAGIONE SINNER: IL SONNO È FONDAMENTALE. DORMO TRANQUILLA”

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Massimo Calandri per repubblica.it - Estratti

 

jasmine paolini

Tre ore di battaglia sportiva, sotto il sole e con l’ansia di essere in un momento cruciale della carriera. La piccola, grande Jasmine mette un rovescio incrociato su cui la francese Jeanjean non può arrivare. (...)

 

Poi si volta verso Sara Errani e il resto della squadra, in tribuna: mostra un pugno da guerriera. Si commuove, gli occhi rossi. E insieme a lei, piange anche Sara: l’allenatrice, la compagna di doppio, l’amica del cuore.

 

jasmine paolini

Era già successo tre settimane fa a Stoccarda, nel bel mezzo di una partita poi perduta: però non erano lacrime di gioia. Che fine ha fatto la Paolini che sorrideva sempre?

«Quello era solo un momento negativo. Può accadere anche a me, o no? Credo sia normale, ogni tanto, buttare fuori tutto quello che non va. Dopo, mi sono sentita meglio».

 

Due stagioni da protagonista. Ma quest’anno?

«All’inizio avevo delle aspettative: le cose — per ora — non sono andate come volevo. Dopo la Germania avevo bisogno di ricaricare moralmente le batterie, ma anche di mettere benzina. Con Sara e gli altri del team (Federico Gaio, della Federazione, Bruno Cases, il preparatore atletico), stiamo lavorando sulla preparazione atletica e la qualità del tennis: devo ritrovare un buon livello, che mi permetta di essere competitiva con le migliori. Le occasioni arriveranno».

 

Renzo Furlan, il tecnico che le era accanto quando è sbocciata, dice: “Se le torna la voglia di dare battaglia, può vincere contro chiunque”. Una battaglia dopo l’altra.

«Quella voglia non l’ho mica persa. È che non si può andare sempre al massimo, prima o poi capita a tutti: ma meno dura, meglio è».

 

Una psicologa la sta aiutando per l’autostima.

«Sì, ma in fondo sono sempre la stessa: prendo quello di buono che la vita mi può dare. La testa comanda tutto: a volte devi ingannare la mente, ripeterti che va tutto bene, e il corpo ti segue. Senza l’ossessione dei risultati, dei giudizi. Ha ragione Sinner: il sonno è fondamentale. Dormo tranquilla».

 

Sogna?

«Molto. Ma non ricordo mai nulla. A parte qualche giorno fa: non riuscivo a raggiungere il campo in tempo per giocare una partita importante, e andavo nel panico. Cosa vorrà dire?».

 

Nel 2024 le finali al Roland Garros e Wimbledon, l’oro olimpico con Sara; nel 2025, il trionfo in singolare e doppio a Roma, sempre con Errani la vittoria a Parigi e le semifinali a New York. Qual è il ricordo migliore?

«Tutti. In testa forse metto Foro Italico e Giochi Olimpici, ma anche le due finali e il primo torneo vinto a Dubai. Momenti e situazioni diverse. All’inizio mi chiedevo: cosa mi sta capitando, sono proprio io? Non ci credevo: (...)»

 

Non le è venuto il dubbio di avere già raggiunto il massimo della carriera?

«Non ci penso. È assurdo porsi dei limiti: non mi sono fatta delle domande negli ultimi due anni, e le cose sono andate benissimo. Perché farlo ora?».

 

Sotto di un set contro Jeanjean, all’esordio da campionessa in carica sul Centrale, ha avuto paura?

«Mai. Porto con me un orologio dello sponsor, Amazfit, che misura la mia condizione psicofisica: da qualche giorno i numeri sono molto buoni, so di essere in forma. Infatti ero partita bene, poi sono arrivati dei dubbi, ho fatto un po’ di errori mi sono innervosita. Lei giocava bene. Mi ripetevo di restare tranquilla, però a volte funziona e altre no. Per fortuna è tornata la guerriera. Il pubblico mi aiutato. E alla fine, che emozione: una vittoria che vale molto, per tutti noi».

(…)

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