IL DESTINO DELL'UCRAINA SI DECIDE TRA WASHINGTON E MOSCA: LA TRATTATIVA SEGRETA TRA PUTIN E TRUMP È…
1 - L'ADDIO ALLA JUVE DOVEVA RESTARE UNICO
Maurizio Crosetti per “la Repubblica”
Forse è una storia romantica, forse è solo una storia triste. Forse è umana, o magari incomprensibile. Non riuscire a dire addio a sé stessi, alla parte più intensa di ciò che si è stati, al nostro nocciolo più duro e profondo. O magari è ebbrezza, o soltanto una piccola debolezza, una vanità. Buffon che torna alla Juve e non è più titolare, non è più capitano, non ha più il numero 1, e lo presentano mentre inaugurano un negozio, mica in conferenza stampa allo stadio. Cosa sei diventato, grandioso Gigi? Un modello? Un testimonial?
Il tempo è una bestia brutta e inevitabile, disegna rughe nell' anima, mica in faccia. Sbianca i destini, non i capelli. Qui abbiamo una leggenda dello sport, forse il più grande portiere di tutti i tempi. Svernerà in panchina. Cosa mai potrà più essere alla sua altezza?
Un rigore parato nella finale di Champions? La solita prodezza per il solito scudetto? Eppure Gigi era felice come un bambino, ieri.
Dice che è di nuovo qui per dare, non per prendere. Uno dei giorni più belli della sua vita, e ci crede. Ma quel giro di campo unico, un anno fa, doveva forse restare l' ultimo, Quella commozione vera. Le lacrime non si replicano, scendono una volta e basta. Ma il demone ti chiama indietro, hai paura che tutto finisca. Tornare, non partire, è un po' morire.
2 - IN PANCHINA E SENZA FASCIA SI È RIMPICCIOLITO BUFFON
Fr. Va. per “la Repubblica”
Chiellini - che Gigi Buffon chiama ora «Giorgione», ora «Chiello» - gli ha offerto la fascia da capitano. «L' ho rifiutata - dice - ora lui è un capitano riconosciuto. Per me è come un fratello, sarà il mio capitano», dice il nuovo secondo portiere della Juventus, a Milano per l' inaugurazione del negozio ufficiale della società bianconera, a due passi dal Duomo. Al 41enne campione del mondo, il titolare Wojciech Szczsny ha invece proposto la maglia numero 1. Altro rifiuto: «Giocherò con la 77, come ai tempi del Parma - dice Buffon - La 1 non è più mia, è di Szczsny e se la merita. La Juventus è casa mia, sono tornato per dare tutto, non per togliere qualcosa a qualcuno».
Sorride, Gigi da Carrara. Non si cruccia all' idea di una stagione di molta panchina e poco campo. «Quando ho deciso di tornare ho fatto una scelta di cuore, non guardo al minutaggio - dice - anche fare la riserva è un' esperienza nuova, una sfida». Il ritorno a casa del portiere italiano più forte di sempre non ha niente della sconfitta. L' esperienza al Paris Saint Germain - un anno appena, abbastanza per ambientarsi e salutare - la riassume così: «Per me è stata un' occasione bellissima. Fra l' altro, ho potuto giocare con Mbappé e Neymar. Ora alla Juve sarò compagno di Cristiano Ronaldo. Tre grandissimi campioni, che incontro sul finire della mia carriera».
Con Maurizio Sarri si è già incontrato. Ne è rimasto affascinato, come quasi tutti quelli che hanno occasione di parlarci: «È una persona molto intelligente, in conferenza stampa mi ha fatto una bellissima impressione».
Quando gli si chiede quali siano i suoi obiettivi per l' ultima stagione in bianconero da giocatore - «Non ho mai pensato a cosa farò dopo il calcio», assicura - Buffon cita per primo il trofeo più familiare agli juventini: «Sarebbe bellissimo vincere il decimo scudetto in bianconero». E ancora: «Voglio la settima supercoppa e sarebbe importante raggiungere il record di presenze in Serie A». Glissa invece su ogni domanda che riguardi la Champions, che Allegri dopo l' eliminazione contro l' Ajax definì "bella e bastarda". Nemmeno la cita, la coppa maledetta: «Non possiamo basare un' intera stagione su un solo obiettivo. Rimane un obiettivo, certo. Ma ci sono sei o sette squadre allo stesso livello della Juventus».
Buffon, tornato a Vinovo come il figliol prodigo, un pensiero lo dedica anche a De Rossi, a Totti e ai loro addii ravvicinati alla società di Pallotta: «Dispiace. Quando pensi a Roma e alla Roma la vedi rappresentata nei suoi simboli. ma io credo che il cordone ombelicale non si spezzerà mai. Come è stato anche per me con la Juventus».
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