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Alessandra Paolini per “la Repubblica - Roma”
Il vento di rinnovamento scuote l’aria della Galleria Nazionale (già Gnam). E tra refoli di entusiasmo e spifferi di polemiche, nel nuovo corso del museo firmato dalla direttrice Cristiana Collu a parlare sono i numeri. Nell’ordine: 6 mila persone in una sola sera per ammirare la mostra ‘Time is out of Joint”, due dimissioni che arrivano dritte dritte da due membri (su quattro) del comitato scientifico del museo. E una lettera.
Inviata al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e scritta da Fabio Benzi, il terzo componente del comitato che - pur dicendo di non volersi dimettere come hanno fatto i colleghi Jolanda Nigro Covre e Claudio Zambianchi in disaccordo col nuovo allestimento che mischia generi e tempi -, non ha risparmiato critiche.
«Le opere sono decontestualizzate - scrive Benzi che è anche professore universitario - dalla loro storia e dalla loro genesi. L’effetto è scenografico, ma gli stessi effetti si sarebbero potuti ottenere anche attraverso un’esposizione storica, modulata e intercalata da confronti altrettanto e più efficaci di quelli proposti dalla direttrice».
Cosa deve essere l’unico Museo nazionale d’arte moderna in Italia? Per Benzi deve «dare a chiunque un’immagine degli sviluppi dell’arte italiana. L’attuale allestimento è più simile a una biennale che non a un museo. Inaccettabile che in futuro nessuno studente potrà più meditare facendo confronti sui nostri anni Cinquanta o Venti, sul nostro Neoclassicismo o sui nostri Macchiaioli».
La direttrice Collu però si dice serena: «Ai dimissionari esprimo la mia stima, abbiamo lavorato bene insieme, ma credo che ci sia un errore di fondo: un cosa è la galleria in quanto museo, un’altra se si considera la storia dell’arte. A me piace la prossimità col pubblico, magari non ortodossa. In programma c’è il nostro tempo e questo è un allestimento e anche una mostra che ha una data di fine, nel 2018. Non era scontato, in passato non sempre è stato così».
Polemiche a parte, il nuovo allestimento continua a mietere consensi. Ieri, anche la coppia più provocatoria dell’arte inglese Gilbert & George - a Roma per la presentazione di un documentario su di loro al Maxxi nell’ambito della Festa dle Cinema - hanno fatto una capatina alla Galleria nazionale. E lì, tra l’Ercole di Canova e un’opera di Penone, si sono fatti un selfie. Salutando tutti con un “congratulations”, messo nero su bianco sul libro delle presenze.
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