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Francesco Persili per Dagospia
E così abbiamo visto anche l'Italia senza Balo tener testa alla Spagna e poi riuscire ad onorare la partita ad elevato contenuto balneare con l'Uruguay: qualcosa di frizzantino e nulla di indimenticabile.
E ora che è finalmente finita la Confederations Cup, espletato il rito del bilancio di fine-torneo con la soddisfazione per il gioco e il terzo posto finale ma soprattutto per le «prove di carattere» dopo una stagione lunga e dispendiosa, può iniziare il conto alla rovescia in vista del Mondiale del prossimo anno.
L'Italia deve ancora staccare il biglietto per Rio ma a Prandelli per placare l'ansia basta dare uno sguardo alla classifica mentre la road-map Mondiale è già tracciata. Dopo le 5 partite in 15 giorni, gli azzurri hanno finito il "Quasi Mondiale" divorati dalla stanchezza ed «è già un miracolo» che siano scesi in campo per la finalina.
Quindi, valutati gli orari, i tempi di recupero tra una partita e l'altra, gli spostamenti di migliaia di chilometri di un Mondiale itinerante con climi diversi, Prandelli non potrà far altro tra un anno che puntare «su 23 atleti» che diano ampie garanzie fisiche prima ancora che tecniche. Ma come si fa a garantire uno standard di freschezza agonistica adeguato alla Nazionale? C'è da augurarsi che le squadre italiane escano presto dalle coppe o lo scudetto venga vinto con dieci giornate di anticipo?
O magari aspettarsi che venga pescato il jolly di turno che possa diventare la sorpresa del Mondiale come "Giaccherinho" lo è stato della Conf Cup? La storia insegna che al momento giusto scappa fuori l'outsider che non ti aspetti: uno Schillaci, un Grosso, e chissà l'anno prossimo a chi toccherà . Non si può vivere invocando i favori della sorte, bisogna metterci del proprio. Non solo crederci, ma rischiare.
Nella Nazionale fondata sul blocco Juve, come nella migliore tradizione azzurra, quali possono essere le novità last-minute? Sui portieri, Buffon e Marchetti , nulla quaestio, sono tra i migliori del mondo, che Iddio ce li conservi.
Tra i difensori, De Sciglio (classe '92) garantisce affidabilità , al netto di qualche errore in fase difensiva e un piede sinistro ancora da educare nei cross. Sulle fasce Maggio e Abate non bastano. Si possono coltivare Santon e Peluso per non restare appesi alle lune e ai muscoli di Balzaretti, 32 anni, che dopo un Europeo da protagonista ha conosciuto un'involuzione preoccupante nella prima stagione romanista.
Nella penuria di difensori centrali dominanti, beffardo contrappasso per chi negli ultimi 20 anni ha potuto vantare Baresi, Nesta, Cannavaro e Materazzi, l'homo novus è Astori che, al pari di Diamanti e Cerci, avrebbe necessità di maturare un'esperienza in un top-club per alzare il livello del proprio gioco e abituarsi al clima delle grandi sfide europee. Angelo Ogbonna, invece, si è già portato avanti col lavoro e l'anno prossimo, salvo sorprese, indosserà la maglia bianconera.
A metà campo, con Pirlo la garanzia resta De Rossi tornato a sprizzare forza e agonismo a fianco dello Stanley Kubrick bresciano. Ruba l'occhio Candreva, tra le note più positive del torneo, per dinamismo, qualità e una certa sfrontatezza fotografata dalla cavadinha, lo scavetto su rigore contro la Spagna, mentre da Aquilani si aspetti che torni il centrocampista alla Scholes che ci è sempre mancato.
Nel "gruppone" dei 40 da cui Prandelli pescherà i 23 per il Mondiale saranno inseriti anche le avanguardie della Under 21 che ha perso la finale degli Europei contro la Spagna: spazio a Florenzi, atteso a Roma dalla cura Rudi Garcia, al talentuoso Verratti, l'alter Pirlo, e, infine, all'apprendista fenomeno Insigne, che potrà essere una soluzione anche per risolvere la questione della "spalla" di Balotelli. La corsa per un posto al sole là davanti è più affollata delle primarie del Pd.
Tra gli attaccanti in nomination El Shaarawy e Gilardino, Osvaldo e Destro, Pazzini e Matri. O, forse, chissà , Pepito Rossi, Di Natale, o magari Cassano e perché no? la suggestione Totti, alla Roberto Baggio.
La coperta è corta avvertono i custodi dell'ortodossia italianista: subiamo troppi gol. 10 reti in 5 partite ma la Nazionale in campo ha equilibrio e i reparti rispettano le giuste distanze, così almeno assicurano i software di Prandelli.
Proporre gioco significa prendersi qualche rischio, come dimostra il gol subito contro il Messico con palla persa da Barzagli in fase di impostazione, e a questo cambio di prospettiva tocca abituarsi in fretta. Il gioco non è più scienza fredda di formule e di numeri ma materia viva scolpita dagli uomini in campo.
E quindi torniamo alle famose "prove di carattere" che hanno consentito all'Italia di giocarsela alla pari con i migliori, come ha certificato anche Buffon. Alt un momento, con i migliori ma anche con i peggiori. Perché poi è vero che l'Italia poteva pareggiare con il Brasile ma anche prendere l'imbarcata contro il Giappone. E, allora, non basta evocare la Nazionale «che non molla mai» oppure sventolare la bandiera del dolce stil novo pirandelliano se non si dà alla Nazionale la possibilità di crescere.
Ma il calendario da qui a maggio sarà ingolfato di impegni, dai club non arriva un grande aiuto, hai voglia a dire che la Nazionale appartiene a tutti. Del campionato che sta perdendo i suoi migliori campioni, si dice sempre - con un misto di ipocrisia e pedanteria - che debba diventare il trampolino di lancio per giovani prodotti del settore giovanile, ma tanto poi Prandelli non riesce ad organizzare a causa dei veti delle società nemmeno gli stage di 2 giorni. Non certo il miglior modo di preparare il Mondiale. E, poi, il problema sarebbe "la spalla" di Balo? Ma qui non basta nemmeno Balotelli.
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