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“QUESTO CALCIO NON È ESPORTABILE. FACCIAMO RIDERE, NON EMOZIONIAMO” – IL MONOLOGO DI LELE ADANI A "LA DOMENICA SPORTIVA" CHE APPROFITTA DEL SOPORIFERO 0-0 TRA MILAN E JUVE PER SPARARE BORDATE VERSO ALLEGRI E I RISULTATISTI: “OGGI CHI HA GUARDATO QUESTA PARTITA HA SPENTO DOPO UN QUARTO D’ORA. ‘NON CI RESTA CHE PIANGERE’, QUESTA È LA CITAZIONE GIUSTA” –  ZAZZARONI: "139 EURO È IL PREZZO DI UNA CURVA SECONDO ANELLO BLU PER MILAN-JUVE, LA PIÙ ECONOMICA. A INDIGNARSI È STATA LA CURVA STESSA: MA COME? MA SE DA QUI NON SI VEDE UN CAZZO? BEH, STASERA C'ERA BEN POCO DA VEDERE"

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Da www.ilnapolista.it

lele adani (2)

 

Lele Adani non ha usato mezzi termini alla Nuova DS, in diretta Rai, dopo lo 0-0 di Milan-Juve a San Siro. Un monologo durissimo che nessuno in studio ha interrotto, in un silenzio che valeva quanto le parole.

 

“La metà degli italiani è contenta di questa partita”

Adani è partito da lì, dal paradosso italiano: “La metà degli italiani è contenta di questa partita. Si cita Brera per rispetto del sacro del giornalismo, ma quanti domani celebreranno tutt’altro? Sentiremo i ‘non abbiamo fatto tirare in porta l’avversario’, gli ‘abbiamo consolidato il posto in Champions League'”. Il punto di Adani è che lo 0-0 di San Siro non è un incidente: è un prodotto culturale. Un risultato che fa comodo a tutti, che non scontenta nessuno nelle classifiche, e che per questo viene accettato e perfino celebrato.

 

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“Quanti sono contenti? Siate sinceri: tanti, troppi”. Adani ha messo nel mirino il meccanismo che si ripete dopo ogni partita del genere: la giustificazione del non-gioco con il risultato. E ha rivendicato una posizione che sostiene da anni: “È 10 anni che dico che per allinearci al mondo dobbiamo fare un calcio di ritmo, di proposta, di dominio, di coraggio e vengo preso per filosofo o teorico. Questa è la verità”. Un tema, quello del dibattito tra “giochisti” e “risultatisti”, che in queste settimane è esploso nel calcio italiano.

 

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“QUESTO CALCIO NON È ESPORTABILE”

La parte più amara del monologo è quella che allarga lo sguardo oltre San Siro. “Questo calcio non è esportabile. Ma facciamo ridere, non emozioniamo: oggi chi ha guardato questa partita ha spento dopo un quarto d’ora. ‘Non ci resta che piangere’, questa è la citazione giusta”.

 

Adani ha collegato Milan-Juve a un quadro più ampio che effettivamente i numeri confermano: il calcio italiano è fuori da tutte le semifinali di coppe europee e l’Italia è fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva — un’eliminazione che ha fatto rumore anche oltreoceano, tanto che persino Russell Crowe ha detto di sentirsi male.

 

Le domande di Adani si sono accavallate, retoriche ma fondate su fatti: “Nessuno ti sa spiegare perché facciamo ridere a livello di club nelle coppe, o perché andiamo fuori per il terzo Mondiale. Perché dobbiamo tenere le cariche e le poltrone, ma non sappiamo poi trovare le soluzioni. O perché il nostro ritmo di calcio è il più lento. O perché abbiamo l’arbitraggio peggiore”.

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“I 60.000 DI SAN SIRO SONO CONTENTI?”

La chiusura è stata rivolta direttamente ai 60.000 che erano in tribuna e in curva: “Sono tutti contenti? Siamo sicuri? I 60.000 di San Siro lo sono? Sono contenti perché hanno raggiunto il terzo-quarto posto alla Champions League? Questa è la verità”.

 

E poi l’appello a chi, secondo Adani, la pensa come lui ma non ha il coraggio di dirlo pubblicamente: “Per fare il risultato non devi far partite così che fanno schifo, e dovete ammetterlo anche a quelli che ve lo dicono in separata sede nei giornali, nei blog, negli account Instagram, in tutti i social, nelle tv”.

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Intanto, qualcuno non la pensa come Adani. Ma il dato resta: Milan e Juventus, le due squadre più titolate d’Italia, hanno prodotto 90 minuti che nessuno ricorderà. E il Napoli, intanto, si gode il secondo posto solitario.

 

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