atletico bayern simeone

FIESTA SIMEONE- CATENACCIO E CONTROPIEDE: L’ATLETICO DEL CHOLO MANDA IN PENSIONE IL TIKI TAKA DI GUARDIOLA E AGGUANTA LA SECONDA FINALE DI CHAMPIONS IN 3 ANNI - PARTITA PAZZESCA: DUE RIGORI SBAGLIATI, SCAZZO SIMEONE-RIBERY - VIDEO

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Angelo Carotenuto per “la Repubblica”

BAYERN ATLETICO 1BAYERN ATLETICO 1

 

L’ultima cartuccia verso il tiki taka e il suo derivato tedesco l’ha fatta partire per contrappasso uno di questi nuovi universali, un francesino tutto scatti e tagli, Antoine Griezmann, 31 gol quest’anno e secondo France Football - quelli del Pallone d’oro - “le noveau Messie”.

SIMEONE GUARDIOLASIMEONE GUARDIOLA

 

Ha centrato il cuore del calcio di Guardiola in contropiede, sui millimetri del fuorigioco, gelando il Bayern nel suo momento di pressione feroce, portando per mano l’Atlético sulla via della terza finale di Champions della sua storia e completando così l’anno del dis-possesso palla: le vittorie afferrate lasciando agli altri il controllo del gioco, come il Leicester o il Villarreal.

 

GUARDIOLA SIMEONEGUARDIOLA SIMEONE

Una partita bellissima e con più di un finale ipotetico, con tre gol e due rigori parati. L’Allianz alla fine sfollava battendo le mani ai suoi eroi esausti, domandandosi cosa sarebbe successo se Müller non avesse sbagliato il suo, soltanto 4 minuti dopo l’1-0 di Xabi Alonso su punizione. Il muro poteva franare. È rimasto in piedi. Una partita che il Bayern ha condotto dall’inizio alla fine, ma vai a capire se poi davvero l’ha controllata, dinanzi a questo calcio-anti e sfacciato di Diego Simeone.

 

guardiolaguardiola

Guardiola ha voluto giocarsela con una squadra figlia dei rimpianti di Madrid. Ha usato la quinta coppia differente di centrali nelle ultime cinque di Champions, rilanciando dall’inizio Boateng dopo l’infortunio di gennaio, restituendo in questo modo Alaba a mansioni da terzino. Sempre nell’accezione che Guardiola dà alla parola terzino.

 

SIMEONE RIBERYSIMEONE RIBERY

Boateng ha portato nocciolo e spessore. Lewandowski è andato a prendersi più palloni rispetto all’andata, spesso di sponda a metà campo per aprire spazi e rendere rapida la transizione, con la spalla di Müller, nel tentativo di aprire la scatola di Simeone. Senza lanciarsi contronatura a testa bassa, il Bayern ha acceso il suo impianto di gioco a fuoco lento, su un prato innaffiato dieci minuti prima del via in risposta all’erba alta e secca del Calderón. Il 72% di possesso palla, 33 tiri in porta, di cui 11 nello specchio. L’Atlético ha finto di starci. Conosce la parte a memoria.

 

Ha simulato uno stato di ipnosi quando invece era sveglio. Non erano sedati neppure Simeone e il suo aggiunto Mono Burgos, a far teatro di virilità davanti alla panchina: quasi alle mani con Ribéry. Al primo errore Torres ha lanciato Griezmann in porta, e quel gol ha obbligato il Bayern a doverne fare altri due per passare, contro chi per 30volte in stagione non ne ha presi mai. Lewandowski ha riacceso lo stadio col 2-1, Neuer ha tenuto aperta la partita fino al 95’ parando un rigore a Torres. Se stasera passa il Real, la Coppa avrà per la settima volta una finale già vista (2014). Guardiola lascia la Baviera senza averle dato la Champions.

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Sabato può festeggiare la quarta Bundesliga di fila, ma consegna ad Ancelotti un Bayern con la fame intatta d’Europa. Non è però questo il capolinea di un’idea, non è la scomparsa di un’ideologia. È solo la morte apparente e fotogenica di un protagonista, come in un western, la caduta nella polvere di un volto pronto a rinascere, integro e vitale, in un altro film.

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