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DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “REPLACED” È UNO SPIETATO RACCONTO DI UN PASSATO ORRIBILMENTE ALTERNATIVO ILLUSTRATO ATTRAVERSO MERAVIGLIOSE QUANTO TERRIFICANTI DUE DIMENSIONI IN PIXEL ART CHE SONO ARTE PURA DELLA RAPPRESENTAZIONE - FUGHE, VIOLENTI COMBATTIMENTI, SALTI VERTIGINOSI E PROFONDI DIALOGHI EDIFICANO UN VIDEOGAME APPASSIONANTE DA GIOCARE COME TALE E UN’ESPERIENZA NARRATIVA DALLA QUALITÀ LETTERARIA... - VIDEO
Federico Ercole per Dagospia
Prima di trattare del videogioco bielorusso Replaced di Sad Cat Studio uscito per PC e disponibile sul Game Pass di XBox, mi risulta urgente una breve riflessione, come preludio, su distopia e ucronia.
Scrivere oggi la distopia, immaginare luoghi e società abominevoli e degenerate non è più comporre una narrativa d’anticipazione, considerando come tale, ad esempio, parte consistente dell’opera di George Orwell o Philip K. Dick: negazioni amare di lucenti utopie, la “Civitas Solis” di Tommaso Campanella capovolta in una “Civitas Tenebrarum”. Si tratta invece di una narrativa di constatazione in giorni di orrori nuovi, presenti, più sorprendenti di quelli pensati da un’immaginazione nerissima e assai sconsolata.
Se in 1984 di Orwell c’è un avvertimento per l’umanità che sottintende comunque una speranza, negli innumerevoli racconti distopici della contemporaneità si coglie invece una disperata rassegnazione, una critica spesso infeconda alla società guastata o persino un compiacimento estetico, come accade nella (troppo) divertente, talvolta persino interessante serie televisiva The Boys, che alimenta in taluni un’attrazione morbosa per il suo orribile personaggio “supereroico” chiamato Patriota (Homelander), spesso giustificato in maniera spettacolare e drammatica nelle sue inammissibili nefandezze.
Diverso è scrivere oggi le cosiddette “ucronie”, appartenenti comunque all’insieme delle visioni distopiche, salvo che non tendono verso il futuro ma si rivolgono al passato. Ucronie sono ad esempio il romanzo La Svastica sul Sole di Philip K. Dick o Wolfenstein, per tornare ai miei videogiochi, dove si immagina a posteriori che la seconda guerra mondiale sia stata vinta dai nazisti con tutte le sue conseguenze diegetiche.
Oggi l’invenzione dell’ucronia appare più necessaria di quella della distopia, perché riflette sulle cause scatenanti del fallimento, su ciò che ha liberato l’orrore del presente, una narrativa di riflessione che alimenta un tentativo di proporre delle soluzioni.
Ecco perché Replaced di Sad Cat Studios è così importante, è così giusto oggi, così necessario per leggere il presente e trovarvi ipotesi di cambiamento. E funziona proprio perché è un videogioco, non potrebbe essere altro, per la sua qualità interattiva che è sia azione, contemplazione, che motore di immedesimazione senza filtri.
ORRENDI ANNI ‘80
Gli Stati Uniti alternativi di Replaced, un 1984 orwelliano pensato “nel dopo”, sono un tempo di raro orrore: le bombe sono scoppiate, le radiazioni continuano a uccidere, le rivoluzioni sono marcite, le disparità sociali immense. C’era un’utopia, in questa immaginaria America putrefatta, ma è diventata ingannevole, una distopia dissimulata.
Si interpreta Warren, scienziato di una corporazione che si occupa dei trapianti di organi necessari affinché le persone possano sopravvivere a mutazioni radioattive devastanti, in apparenza uno scopo filantropico. In apparenza, si scoprirà appunto nella ventina di ore circa necessarie per completare questo gioco straordinario, già sottovalutato come tante dalle cose più belle degli ultimi anni, i due Death Stranding o i rifacimenti/variazioni di Final Fantasy VII per restare nel “mainstream”.
Replaced, restando videogioco puro tra “platform” e combattimento, possiede un andamento che è letterario non solo perché vi si leggono innumerevoli suggestivi documenti che compongono un grande affresco narrativo, ma perché edifica degli spazi che hanno una qualità definibile proprio come letteraria grazie non solo alle loro architetture ma per la varia umanità che li abita, con la quale vi è sempre una dialettica profonda, un confronto e uno scontro ideologico che definisce obiettivi e scopi anche secondari, romanzo e novelle.
Inoltre, è chiaro quasi subito, Warren non è il “vero” protagonista, poiché c’è una mente artificiale nel suo cervello, qualcosa che diventerà “più umano che umano” in un’accezione esistenzialista. Questo schizofrenico dialogo tra “protagonisti” è anche esso letterario, anzi filosofico in una maniera squisita, non stevensoniana come potrebbe essere, quindi il dissidio tra due diverse personalità, ma socratico, maieutico.
BELLEZZA TETRA IN PIXEL ART
Molta critica trova ripetitiva l’azione in Replaced, addirittura considera non riuscito questo videogioco quando si tratta di saltare, combattere, nascondersi. Non sono d’accordo, le lotte fondate sull’alternanza precisa della pressione dei tasti tra colpi, schivata, parata con reazione ed eventuali spari possiedono invece un ritmo inaspettato, che evita la noia e propone sempre una sfida che è sia realistica che coreografica.
I nemici tra l’altro, siano predoni o poliziotti, sono davvero odiosi e sconfiggerli è un piacere. Anche saltare propone soluzioni già viste, come il solito “doppio salto” per raggiungere piattaforme elevate ma lo fa con una componente inedita, perché questo è scatenato da uno sparo della pistola al momento giusto che provoca una deflagrazione elevante sui vapori. Sono davvero spassosi i videogame “arcade” che si possono giocare in un’antica sala giochi divenuta rifugio di una bimba esule, reinterpretazioni di Frogger o Space Invaders.
È invece unanime l’apprezzamento dell’arte grafica e sonora di Replaced; la sua Pixel Art in due dimensioni (e mezzo) è sempre sbalorditiva, di una bellezza rara nell’ illustrare scenari squallidi, devastati e rotti che non escludono comunque una natura triste, umiliata, di selve primaverili o ghiacciate, di alberi storti nel tentativo di rinascere, di cespugli arsi dal sole che tramonta, di acque solo apparentemente cristalline e invece letali. La musica è trascinante, tecno e talvolta Metal, luttuosa o stimolante.
Replaced è un videogioco da non perdere e si spera che esca anche su altre piattaforme, soprattutto Switch 2, dove è ipotizzabile che troverebbe un grande pubblico di acquirenti. Un’esperienza deprimente, dolorosa, ma propedeutica, un’ammonizione per l’umanità.
Tra le migliori opere (qualcuno la considera cyberpunk ma è troppo fisica, troppo umana e carnale per essere tale malgrado qualche affinità con le invenzioni di William Gibson) del ricco panorama fantascientifico dei videogiochi, che sta andando oltre a quello di cinema e televisione contemporanei per contenuti, etiche ed estetiche, affiancandosi alla grande produzione letteraria.
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