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Raffaella Polato per “Il Corriere della Sera”
LA COPERTINA DELL ECONOMIST CONTRO LA FRANCIA DI HOLLANDE
Da definire rimangono pochi dettagli. Ma anche se non sono dettagli secondari, visto che resta da perfezionare l’esatta entità delle quote azionarie, sembra solo una questione di limature. Nei fatti, l’accordo sarebbe già stato raggiunto. E non riserva sorprese: saranno due blasonate dinastie del capitalismo familiare europeo, i de Rothschild e gli Agnelli-Elkann, i principali acquirenti del 50% di The Economist detenuto fin qui dal gruppo Pearson e messo in vendita dall’editore inglese insieme al Financial Times , ceduto meno di un mese fa alla giapponese Nikkei.
Allora, per la Bibbia quotidiana del mondo finanziario, Pearson aveva incassato 844 milioni di sterline, quasi 1,2 miliardi di euro. Oggi, per il settimanale leader indiscusso dell’informazione economica globale, la cifra dovrebbe essere all’incirca la metà: se l’intesa verrà effettivamente formalizzata, come pare e come si è autorizzati a pensare considerato che la prima indiscrezione sul rush finale viene proprio dall’ Ft , in cambio dell’altro gioiello dell’editoria britannica il venditore porterà a casa 400 milioni di sterline (564 milioni di euro).
Per l’annuncio è questione di ore. Mercoledì, probabilmente. Non servirebbe ulteriore tempo per mettere a punto quel che ancora manca a un passaggio di proprietà comunque rapidissimo. Dopodiché, in un azionariato che in ogni sua componente ha già ribadito di volersi rimodellare in modo da garantire la totale indipendenza che sta alla base del successo di The Economist , ci saranno comunque due soci a svolgere il ruolo di pivot finora ricoperto da Pearson (che avrebbe avuto colloqui, infruttuosi, anche con l’americana Hearst).
SERGIO MARCHIONNE E JOHN ELKANN
Il più importante è un ramo della famiglia de Rothschild: è Lynn Forester de Rothschild che, attraverso una società controllata insieme al marito sir Evelyn, già gestisce direttamente il 21% dell’Economist Group. Accanto a loro, e senza gli scontri di cui qualcuno ha parlato, è destinata a salire in modo significativo la cassaforte di casa Agnelli.
John Elkann, plenipotenziario della dinastia torinese e già membro del board del settimanale, aveva subito dato la disponibilità di Exor a partecipare all’acquisto del 50% e dunque ad aumentare il suo attuale 4,7%. È quello che accadrà.
E per il trentanovenne presidente della holding, dell’accomandita di famiglia Giovanni Agnelli & C. e di Fiat Chrysler Automobiles sarà il secondo grosso colpo in pochi giorni: The Economist , che in campo editoriale si aggiunge alla Stampa e al primo pacchetto singolo di Rcs Mediagroup (controllato attraverso Fca), arriverà al Lingotto dopo la conquista del colosso delle riassicurazioni PartnerRe. Un po’ più caro: shopping estivo da 6,9 miliardi di dollari.
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