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Andrea Giacobino per il suo blog, http://andreagiacobino.wordpress.com/
Ha fatto molto rumore la condanna a un anno e otto mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, irrogata in primo grado dal tribunale di Milano agli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana per una presunta evasione fiscale di 200 milioni di euro. Secondo l'accusa, D&G avrebbero realizzato un'operazione di esterovestizione attraverso la creazione nel 2004 della società lussemburghese Gado, alla quale erano stati ceduti i marchi della maison.
Ma se col fisco italiano i due stilisti sono in guerra giudiziaria, ben altro atteggiamento dimostrano nei confronti dell'altrettanto severo fisco americano. Risulta infatti che l'Internal Revenue Service (IRS), l'erario a stelle e strisce, dopo una verifica fiscale di routine operata sulla controllata Dolce & Gabbana USA Inc. sui periodi dal 2009 al 2011 ha contestato alla società un importo di 15 milioni di dollari. Gli 007 del fisco oltreoceano hanno indagato sui prezzi di trasferimento delle merci che avrebbero determinato omesse ritenute e imposte.
Come hanno reagito i due stilisti alle accuse dell'IRS? D&G hanno sì ritenuto le valutazioni non motivate nel merito e che se, qualora accettate, avrebbero generato una illegittima doppia tassazione giuridica in Italia della stessa materia imponibile.
Tuttavia Dolce & Gabbana si sono dimostrati morbidi nei confronti dell'erario a stelle strisce e stanno cercando di definire una transazione monetaria amichevole (Mutual Agreement Procedure, MAP) usando gli strumenti concessi dalla convenzione bilaterale tra l'Italia e gli Stati Uniti.
Non solo: hanno chiesto e ottenuto dall'italiana Agenzia delle Entrate e dall'americano IRS l'apertura di una procedura specifica (Bilateral Advance Pricing Agreement, BAPA) finalizzata ad evitare la doppia transazione anche per i periodi successivi a quelli oggetto di accertamento.
Non ci vuole Sherlock Holmes per scoprire questa storia. Basta leggere bene il bilancio della D&G Srl, la cassaforte dei due stlisti, alla voce "Indagini, controversie, ricorsi e contenziosi". Nella stessa voce compaiono altre grane fiscali tutte italiane dei due stilisti. Come quella che interessa la controllata Dolce & Gabbana srl, cui l'erario nostrano ha contestato omessse IRES e IRAP e relative sanzioni per oltre 10 milioni. Il tutto è già finito davanti alle Commissioni Tributarie.

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