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Aldo Fontanarosa per “la Repubblica”
Il Garante delle Comunicazioni non vuole più sapere di oscuramenti dei programmi della Rai a danno degli abbonati di Sky. A sua volta, però, Sky dovrà pagare dei soldi alla tv di Stato per i canali pubblici che mostra ai propri clienti. Sarà Rai a chiedere un compenso con una proposta «equa e ragionevole» che spedirà alla pay-tv entro massimo 30 giorni.
Il Garante delle Comunicazioni, dunque, prova a risolvere una vecchia lite tra la nostra televisione di Stato e Sky.
Il procedimento del Garante inizia il 18 giugno 2014, in risposta al pressing di Sky che da mesi chiede di trasmettere l’integrale programmazione del servizio pubblico sul proprio decoder. La trasmissione — per l’emittente a pagamento di Murdoch — deve avvenire senza versare un solo euro alla Rai e senza più oscuramenti degli eventi chiave (come capita ad esempio per le partite dell’Italia).
ANDREA ZAPPIA E LUIGI GUBITOSI
L’ad Zappia e il dg Gubitosi, con i legali Sanfilippo e Logiudice, si confrontano a muso duro sul tema. Nove mesi dopo, con la decisione di ieri, il Garante assegna un punto alla pay-tv quando “ordina” alla Rai di presentare a Sky — tempo un mese — una proposta di contratto. Il contratto dovrà durare 12 mesi, con l’impegno a prolungarlo. La proposta di accordo dovrà anche essere «equa, proporzionata e non discriminatoria».
Soprattutto — dice adesso il Garante — la televisione di Stato non potrà farsi scudo dietro i diritti dei fornitori di programmi per giustificare gli oscuramenti a danno di Sky. In altre parole, la Rai non potrà più dire alla pay-tv di Murdoch: “Ti darei anche questa partita, ma non posso farlo in ragione del tipo di intesa che ho firmato con il titolare dei diritti”. Se Rai trasmette la gara in chiaro e gratis, non c’è ostacolo alla sua messa in onda anche su Sky.
ANDREA ZAPPIA E LUIGI GUBITOSI
La pay-tv — unica accortezza — dovrà limitarne l’irradiazione ai confini nazionali.
La Rai, a sua volta, porta a casa un risultato molto pesante. Il Garante afferma che è diritto e dovere della televisione pubblica — anche il base al Contratto di servizio con lo Stato — chiedere un compenso economico per i suoi canali, sia per il rilievo dei programmi sia per il «valore reputazionale» del marchio Rai.
D’altra parte, lo stesso diritto a un compenso è stato affermato dal Tar del Lazio nel 2012. È vero: la Rai ha ceduto gratuitamente i canali a Tivùsat. Ma questa piattaforma ha il solo compito di portare il segnale — via satellite — nelle zone del Paese non servite dal digitale terrestre. Sky, invece, è un operatore economico che deve pagare per i contenuti forniti da terzi (tv pubblica inclusa). La delibera è stata approvata a maggioranza con il voto a favore del presidente Cardani (che era anche relatore) e dei commissari Nicita e Martusciello.
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