SHOPPING DA SCEICCO – IL QATAR SI COMPRA TUTTO – I GRATTACIELI DI PORTA NUOVA SONO SOLO L’ULTIMO CAPITOLO DI UNA STRATEGIA EUROPEA – I FONDI DI DOHA CONTROLLANO HARRODS E HANNO INVESTITO IN BARKLAYS, CREDIT SUISSE, PORSCHE, VOLKSWAGEN, TOTAL E SHELL

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Francesca Paci per "La Stampa"

 

Il potere si sta diffondendo, e i grandi protagonisti consolidati sono sempre più messi in discussione da personaggi nuovi e di minor rilievo» scrive Moisés Naim nel saggio «La fine del potere». Tra i «nouveaux riches» approdati negli ultimi 20 anni alla plancia di comando dell’economia globale un posto di rilievo è occupato da emiri, sceicchi, principi ereditari di piccole e grandi petromonarchie che in particolare dal Golfo Persico ramificano a 360 gradi questa sorta di «Islam spa».?

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Pensi al Golfo, pensi all’Arabia Saudita e pensi al petrolio, l’oro nero che gli scettici danno da decenni agli sgoccioli ma che resta la benzina del mondo. Anche Riad però deve fare i conti con l’instabilità esistenziale del pianeta (fino a ribassare a oltranza il prezzo del greggio nel braccio di ferro geopolitico con Washington e Teheran). Così da un po’ di tempo i sauditi spendono, dai 10 mila ettari comprati in Etiopia dalla Saudi Star per coltivare riso o i campi di grano in Polonia e Ucraina agli interessi new economy del principe Alwaleed bin Talal che ha investito in Twitter (oltre che in Apple Inc e General Motors).

 

I grattacieli di Porta Nuova passati alla Qatar Investment Authority, sono l’ultimo acquisto in ordine di tempo del piccolo, ambizioso e ricco paese arabo (ha il più alto pil pro capite del mondo) che The Economist definì «il pigmeo col pugno di un gigante». L’offensiva economico-diplomatica di Doha parte alla fine degli Anni ’90 (quando nasce anche la tv al Jazeera) per sganciare l’emirato dall’orbita saudita, differenziare gli investimenti frutto delle ingenti riserve di gas e compensare con una politica estera «creativa» le dimensioni troppo ridotte per una regione vorace.

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In 15 anni, con la Qatar holdings e la Qatar Investment Authority, gli al Thani (l’ex sceicco Hamad bin Khalifa e il figlio in carica Tamim) hanno messo mani e fondi su una buona percentuale di patrimonio europeo, dai magazzini Harrods al villaggio olimpico di Londra, dalle quote in Barkleys, Credit Suisse, Porsche, Volkswagen, Total e Shell alla Maison Valentino (che veste la potente sceicca Mozah), dal brand del lusso LVMH fino alle squadre di calcio Paris Saint Germaine e Barcelona (come sponsor).

 

Oltre a comprare azioni Doha impazza nell’edilizia: la torre vitrea di Renzo Piano The Shard, la rosa di grand hotel assorbita dalla Katara Hospitality (dal Martinez di Cannes allo Schweizerhof di Zurigo al Gallia di Milano), il museo islamico di Doha e il National Museum zeppi di firme globali (Rothko, Koons, Warhol).

 

QATAR COPPA DEL MONDOQATAR COPPA DEL MONDO

Nel 2013 l’accordo con Parigi per un piano di recupero delle periferie francesi mise però in seria difficoltà l’emirato con Libération che titolò «Il Qatar si prende le banlieues».?

 

Gli Emirati Arabi Uniti, che comprendono Abu Dahbi e Dubai, si sono lanciati nel mercato con la voracità del Qatar (l’ultimo acquisto è il 49% di Alitalia da parte di Ethiad). Per dire, fino a 10 anni fa erano assenti dal settore dello sponsor calcistico e oggi ne sono i maggiori singoli investitori (Abu Dahbi ha il 90% del Manchester e sulle maglie di Real, Arsenal e Milan compare il logo Emirates).

 

Il calcio è l’orizzonte dei pionieri la cui apoteosi si compirà nel 2022 con i Mondiali ospitati dal Qatar. Secondo la Deloitte Football Money League 5 dei 20 più ricchi club europei sono sponsorizzati da compagnie del Golfo che tra Emirati Arabi Uniti e Qatar hanno investito in questa stagione circa 160 milioni di euro (+20% dell’anno precedente). Con il pallone il Golfo chiude il cerchio, la benzina del mondo.

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