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LOVAGLIO? IL MERCATO HA DETTO: LO VOGLIO! – LA PARTITA PER IL VERTICE DI MPS SI È CHIUSA QUANDO IL TESORO SI È CHIAMATO FUORI, E I GRANDI FONDI, BLACROCK E NORGES, HANNO APPOGGIATO IL “BAFFO LUCANO” (QUANDO SCENDONO IN CAMPO IL PRIMO FONDO SOVRANO DEL MONDO E IL PIÙ GRANDE GESTORE PATRIMONIALE AL MONDO, POCO IMPORTA QUELLO CHE FANNO GLI ALTRI FONDI, CHE, COME VANGUARD, HANNO SCELTO LA LISTA CALTAGIRONE) – I RAPPORTI DI LOVAGLIO CON GAETANO CAPUTI E L’ASSE CON VITTORIO GRILLI, PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, PER CREARE UNA “JP MORGAN ITALIANA”: ORA LA FUSIONE MPS-PIAZZETTA CUCCIA È PIÙ PROBABILE. PREVISTA DAL PIANO DI LOVAGLIO, ERA OSTEGGIATA DA CALTAGIRONE

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SCHIAFFO A MELONI GIORGETTI ORA SOGNA SIENA-BANCO BPM

Estratto dell’articolo di Carlo Di Foggia per “il Fatto quotidiano”

 

LUIGI LOVAGLIO - FOTO LAPRESSE

[…] Il resto l’hanno fatto la debolezza del candidato Palermo, sollevata anche dalla Bce, e l’appoggio a Lovaglio dei grandi fondi esteri come BlackRock e Norges.

 

Insomma, un pezzo del mondo finanziario non ha voluto dare a Caltagirone i “pieni poteri” sulle Generali.

 

Donnet resterà un altro anno e grandi attori come Intesa o UniCredit potrebbero intervenire.

 

A Palazzo Chigi regna la confusione. Il capo di Gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi (vicino al presidente di Mediobanca, Vittorio Grilli) appoggiava Lovaglio, ma il ruolo e le idee della premier restano un rebus. Da ieri i “CaltaMeloni” paiono essersi sciolti.

 

“NON LASCERÒ SIENA” LA RIMONTA COSTRUITA TRA AZIONISTI E POLITICI

Estratto dell’articolo di A.Gr. per “la Repubblica”

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FOTO LAPRESSE

[…] Ieri si è capito meglio perché Luigi Lovaglio non aveva mai lasciato Siena, dove vive solo da quattro anni in modalità casa-banca (tendenzialmente in banca, raccontano i suoi colleghi). «Lavorerò fino al 15», diceva a tutti masticando amaro. E così ha fatto, il banchiere lucano cresciuto nell'Unicredit di Alessandro Profumo, per lo più in Polonia.

 

Da una parte, ha ripercorso i rapporti con gli investitori, molti dei quali malgrado le recenti disavventure lo vedono come il risanatore del Monte e dei suoi titoli, quadruplicati in quattro anni.

 

Ma il network che Lovaglio ha riacceso nell'ultimo mese - dice chi lo conosce bene - è anzitutto istituzionale e politico. Quel canale con il ministro Giancarlo Giorgetti, che lo volle a Siena quando era il Tesoro a comandare (anche se ieri il Tesoro, cui resta un 4,86%, ha disertato l'assemblea).

 

FRANCESCO MILLERI

I buoni rapporti con Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Palazzo Chigi, mai sopiti. E l'asse manageriale con Vittorio Grilli, presidente di Mediobanca che nel progetto di Lovaglio ha creduto fin dalla prima ora, nel gennaio 2025, quando era advisor di Delfin con la casacca di Jp Morgan e vedette nella fusione tra la più commerciale delle banche italiane e la banca d'affari di Cuccia un prototipo di "Jp Morgan italiana".

 

E proprio l'integrazione stretta tra due realtà così diverse, che Lovaglio aveva voluto accelerare presentandola già nel piano 2030 approvato a febbraio dal cda Mps (prima di cacciarlo), aveva allargato le crepe nel rapporto con Caltagirone e con il management di Mediobanca, che avrebbe preferito restare quotato e più autonomo possibile da un banchiere vecchio stampo, che ha fama di accentratore e di decisionista.

 

Vittorio Grilli

Ora Lovaglio dovrà ripartire da dov'era rimasto quel 27 febbraio, illustrando un piano che ha promesso 16 miliardi agli azionisti, e la fusione totale con Mediobanca per spremere 700 milioni di sinergie.

 

Significativamente, a chi gli chiedeva ieri se il piano che prevede l'assemblea straordinaria per incorporare Piazzetta Cuccia verso l'estate sarà confermato o cambierà, ieri Lovaglio ha risposto: «Noi vogliamo essere protagonisti del sistema bancario italiano, con distribuzione di 16 miliardi di dividendi nei prossimi 5 anni e mantenendo una solidarietà patrimoniale che ci consenta di essere ancora protagonisti nel futuro».

 

gaetano caputi

Una conferma di quanto aveva già detto: sul prossimo round di fusioni a cui il nuovo polo senese può aspirare: anche se per esserci servisse sacrificare una parte della quota in Generali, moneta di scambio da 7 miliardi in Borsa. «Generali continua a essere un nice to have, come ho sempre detto», ha ribadito ieri.

BlackRockfondo blackrockFRANCESCO MILLERI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MEDIOBANCA titoli bank of amerika e blackrock

 

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