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Pierluigi Bonora per "il Giornale"
Tirato, gli occhi arrossati e con il groppo in gola, Luca di Montezemolo ha salutato uno per uno i giornalisti italiani che hanno assistito alla sua ultima conferenza stampa da presidente della Ferrari. Pochi minuti prima, sullo stand, alla fine della presentazione della 458 Speciale A, bolide a tiratura limitata del Cavallino, non era riuscito a nascondere la commozione.
All'incontro con i giornalisti, fino a quando Sergio Marchionne non si è seduto al suo fianco, riportandolo alla realtà, il quasi ex presidente ha cercato di comportarsi normalmente: «La vita continua a riservare sorprese, importante è guardare avanti. Oggi si chiude un ciclo importante, lascio la Ferrari con un bilancio economico e finanziario bellissimo. Solo il parco a tema di Abu Dhabi, dove non abbiamo investito un euro, ci rende tra i 7 e gli 8 milioni».
Quindi, poco prima dell'arrivo di Marchionne, forse l'unica frase forzata, vista la volontà di Montezemolo di non voler mischiare il Cavallino con gli altri marchi del gruppo: «Si apre una nuova epoca, con una Ferrari più inserita in Fiat Chrysler. È molto importante, e di questo siamo orgogliosi».
La gaffe, se così si può chiamare, è arrivata quando Montezemolo ha accennato all'«imminente quotazione di Ferrari-Chrysler» a Wall Street. E qui Marchionne ha strabuzzato gli occhi: «Fiat, non Ferrari...». Quindi, una battuta, ma mica tanto, indirizzata al suo successore: «Per tutti appuntamento al Salone di Ginevra, Marchionne si accorgerà che ha molto da fare e a febbraio mi richiamerà, ma sono contento di prendermi qualche mese di riposo».
MONTEZEMOLO E MARCHIONNE ALLA FERRARI
Agli elogi sperticati a Fernando Alonso («è il miglior pilota del mondo e in gara ha dato tutto in questi anni; stiamo lavorando per trovare la soluzione migliore per lui e per l'azienda nel rispetto reciproco»), Montezemolo ha fatto seguire una raccomandazione guardando alla Ferrari del futuro: «Deve rimanere un sogno, il Cavallino ha un Dna unico al mondo».
montezemolo ad abu dhabi con Khaldoo Al Mubarak
All'uscita il colpo di scena (forse previsto): trilla il telefonino del quasi ex presidente: «È Kahldoon al Mubarak - dice all'ad Amedeo Felisa - e mi ha appena comunicato che si è dimesso dal cda». Quasi a voler far sapere a tutti che il suo amico «paperone» degli Emirati, entrato prima con Mubadala nel board e rimasto, quindi, come indipendente, gli è solidale e non se la sente di continuare a Maranello senza la sua guida. Marchionne provvederà alla sostituzione.
Prima di Montezemolo, in un'altra ala del Salone di Parigi, era intervenuto Marchionne, ieri in vena di battute, soprattutto quando è chiamato a rispondere agli insulti ricevuti da Diego Della Valle, il quale ha definito l'ad di Fiat e il premier Matteo Renzi «due sòla». «Non mi sono offeso - la replica velenosa -: detto da una scarparo è un complimento, la sola è parte integrante della scarpa».
Quindi, nuovamente, l'appoggio all'azione di Renzi: sul Tfr («l'anticipo in busta paga è una proposta positiva, anche se costa alla Fiat, bisogna dare più liquidità a consumatori e dipendenti») e sull'articolo 18 («qualcosa bisogna fare per aggiornare il sistema»). E Montezemolo? Nel pomeriggio si congeda così: «Lunedì inizia la mia ultima settimana a Maranello...».
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