DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE…
“PASSATA LA FESTA, GABBATO LOVAGLIO” – MASSIMO GIANNINI: “L’ORMAI EX AD DI MPS SENESE VIENE MISERAMENTE ROTTAMATO, UN MINUTO DOPO AVER RAGGIUNTO IL SUO SCOPO” – “SE LOVAGLIO SCONTA IL FATTO CHE I PM LO HANNO IMPIOMBATO COME ‘CONCORRENTE ESTERNO’ DEL PATTO SEGRETO, COME SE LA CAVERANNO I ‘CONTRAENTI INTERNI’ DEL MEDESIMO? SE IN QUESTA VICENDA EMERGERANNO PROFILI PENALI, SARÀ DIFFICILE SCARICARE LA COLPA SUL SOLITO MAGGIORDOMO” – “SE PER I MAGISTRATI IL CONCERTO C’È STATO, LOVAGLIO LO HA SUPPORTATO DALL’ESTERNO, I SOCI LO HANNO ORDITO DALL’INTERNO E ADESSO LO CACCIANO, LE AUTORITÀ DI VIGILANZA STANNO A GUARDARE?”
DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….
massimo giannini a otto e mezzo
Estratto dell’articolo di Massimo Giannini per “la Repubblica”
Passata la festa, gabbato Lovaglio. Si chiude così, gloriosa e poi mesta, la parabola del “grande comandante” incaricato da “li maggior suoi” di guidare il Montepaschi alla conquista del Salotto Buono della finanza del Nord.
Proprio come “lo santo” del vecchio proverbio sull’umana ingratitudine, anche l’ormai ex amministratore delegato della banca senese viene miseramente rottamato, un minuto dopo aver raggiunto il suo scopo.
Convinto di giocare da dominus la partita della fusione con Mediobanca - e poi verosimilmente l’assedio alla magnifica preda Generali - il pio Luigi non ha capito quel che era chiaro fin dall’inizio: lui era solo “cieco strumento di occhiuta rapina” (per usare la formula poetica del milanesissimo “Sant’Ambrogio” di Giuseppe Giusti).
[…] E ora paga il fio di cotanta dabbenaggine. Finché era servito, lo avevano trattato in guanti bianchi, […] facendogli credere che sarebbe stato lui, partito dalla cinta senese, a salire in groppa al Leone di Trieste.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI
Restano agli atti gli scambi di messaggi dell’aprile 2025 con Caltagirone, all’indomani dell’aumento di capitale al servizio dell’offerta su Piazzetta Cuccia: “Ma lei è il grande comandante? Come sta?”, lo aveva incensato l’imprenditore romano.
“Molto bene, abbiamo fatto una bella operazione, ma il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico…”, aveva risposto ossequioso il commander ancora in chief.
A distanza di undici mesi lo hanno destituito gli stessi che l’avevano intronato e che ora, per coronare il loro assalto al cielo, hanno bisogno di manager ancora più obbedienti e più accomodanti.
Di che ci stupiamo? Il capitalismo è questo […].
Dopo l’audizione al Senato del capo della procura di Milano e del suo aggiunto, le parti in commedia del Risiko bancario cominciato addirittura sei anni fa sono chiarissime.
[…] Come ha detto Marcello Viola, “dal 2019 al 2024 c’è stato un costante investimento a scacchiere in Mediobanca e Generali da parte di Delfin e Caltagirone”. Nella prima fase l’obiettivo del controllo era fallito, ma nella seconda è andato a pallino con la privatizzazione di Rocca Salimbeni e con la successiva Ops su Mediobanca: “Un saldarsi di interessi di vecchia data con quelli nuovi legati a Mps”.
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
Peccato però che i soci portatori di quegli interessi abbiano agito “omettendo di comunicare al mercato e alle autorità l’esistenza di un accordo”. Dunque, secondo i magistrati il famigerato “concerto occulto” tra gli azionisti Caltagirone e Milleri c’è stato eccome.
Lovaglio ha dato “un supporto materiale fondamentale”, in posizione di “concorrente esterno”. Per questi motivi i soggetti in questione sono tutti sottoposti alle indagini. Quando saranno finite, sapremo se ci saranno richieste di rinvio a giudizio (probabili) o archiviazioni (improbabili). Ma intanto, a pagare il conto è solo Lovaglio.
[…] La prima domanda è semplice: se Lovaglio sconta il fatto che i pm lo hanno impiombato come “concorrente esterno” del patto segreto, come se la caveranno i “contraenti interni” del medesimo? Se in questa vicenda emergeranno profili penali, sarà difficile scaricare la colpa sul solito maggiordomo, come nei gialli di serie B.
GIANCARLO GIORGETTI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE
La seconda domanda è più complicata: sebbene il pm Pellicano abbia precisato che non si può considerare il Mef “oggetto di indagine in quanto tale”, quale ruolo hanno giocato i singoli, dal ministro Giorgetti al dg Di Stefano (accusato di insider trading, giustamente “dimissionato” dal Cda di Mps ma scandalosamente ancora al suo posto al ministero)?
Le stesse parole della premier Meloni a Bloomberg il 27 febbraio scorso (“Il ruolo del governo in Mps è terminato”) non suonano come involontaria conferma che la merchant bank di Palazzo Chigi fosse al corrente di tutto?
luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli
La terza e ultima domanda è ancora più delicata: se per i magistrati il concerto c’è stato, Lovaglio lo ha supportato dall’esterno, i soci lo hanno ordito dall’interno e adesso lo cacciano, le autorità di Vigilanza stanno a guardare? Della Consob abbiamo parlato più volte, della Bce una volta sola, della Banca d’Italia mai. Ma di fronte a quello che sta succedendo, è proprio il caso di tornare a parlarne: signori dell’Eurotower e di Palazzo Koch, davvero non avete proprio niente da dire?
LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MEDIOBANCA
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