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PER LE BANCHE AMERICANE NON C’È MAI CRISI – NEL PRIMO TRIMESTRE DELL’ANNO I SEI PRINCIPALI ISTITUTI USA HANNO REALIZZATO UTILI PER 47,3 MILIARDI DI DOLLARI, IN NETTO AUMENTO (+18,2%) RISPETTO AL 2025 – MERITO DEL BALZO DELLE ATTIVITÀ DI TRADING, GRAZIE ALLA VOLATILITÀ DEI MERCATI E ALL’AUMENTO DEI RICAVI DA INVESTMENT BANKING – IN TESTA ALLA CLASSIFICA DEI PROFITTI C’È JP MORGAN, CON UN UTILE TRIMESTRALE DI 16,5 MILIARDI (+13%), SEGUITA DA BANK OF AMERICA E...
Articolo di Alessandro Graziani per www.ilsole24ore.com - Estratti
Le sei principali banche degli Stati Uniti hanno realizzato nel primo trimestre dell’anno utili netti per 47,35 miliardi di dollari, in netto aumento (+18,2%) rispetto allo stesso periodo del 2025 quando i profitti cumulati si attestarono a quota 40,04 miliardi.
Per tutte le sei big di Wall Street (JP Morgan, Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Wells Fargo), i maggiori driver della crescita sono stati principalmente due: l’aumento dei profitti da trading, accentuati nell’ultimo mese dalla volatilità sui mercati degli asset finanziari e delle materie prime a seguito alla guerra in Iran, e il forte incremento dei ricavi dell’investment banking che hanno beneficiato dell’accelerazione delle operazioni di fusioni e acquisizioni aziendali […]
La “regina” dei profitti, date le dimensioni del gruppo, è stata ancora una volta JP Morgan che ha messo a segno un utile trimestrale di 16,5 miliardi (+13%).
Al secondo posto della graduatoria figura Bank of America con 8,6 miliardi (+17%), seguita a distanza dalle altre quattro big banks che hanno registrato saldi trimestrali compresi tra i 5 e i 6 miliardi: Citigroup 5,8 miliardi (+42%), Goldman Sachs 5,63 miliardi (+19%), Morgan Stanley 5,57 miliardi (+29%), Wells Fargo 5,25 miliardi (+7%).
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È una prospettiva destinata a durare? Nel commentare i risultati trimestrali tutti i ceo delle big banks, a partire da Jamie Dimon di JP Morgan e David Solomon di Goldman Sachs, hanno evidenziato i rischi che il protrarsi della guerra in Iran potrebbe avere per il business delle banche di Wall Street.
A risentire del clima di incertezza è soprattutto il mondo dell’investment banking e in particolare dell’advisoring per l’M&a. «Rispetto a tre mesi fa la pipeline di nuove operazioni si è ridotta - ha osservato Solomon - e anche sul versante delle Ipo abbiamo segnali che alcune operazioni possano essere rinviate in attesa di una stabilizzazione delle crisi geopolitiche».
Il 2026 avrebbe dovuto segnare, stando alle attese degli analisti di inizio anno, il record storico per le Ipo del settore tecnologico a Wall Street. In ballo ci sono almeno tre quotazioni multimiliardarie che, secondo le recenti stime di Morningstar, potrebbero assegnare una valutazione di 1.250 miliardi di dollari alla Spacex di Elon Musk, di 840 miliardi per OpenAi e 330 miliardi per Antropic. […]
Se le recenti decisioni “belliche” del presidente Usa Donald Trump stanno creando instabilità sui mercati e incertezza sulla dinamica dei profitti, le grandi banche americane si apprestano però a beneficiare della deregulation voluta dall’amministrazione Usa che, se sarà approvata la proposta della Federal Reserve e delle altre Autorità di Vigilanza statunitensi, porterà in media a una riduzione dei requisiti di capitale grazie a un’interpretazione tiepida della nuova Basilea 3 e alla rivisitazione delle regole che riguardano le grandi banche di interesse sistemico.
Secondo recenti stime degli analisti di Morgan Stanley, se venisse approvato il nuovo pacchetto normativo proposto dalla Fed per le prime 36 banche americane si profilerebbe un eccesso patrimoniale stimato in ben 360 miliardi di dollari, circa il 20% in più rispetto agli attuali 266 miliardi.
Uno “sconto” sui ratios patrimoniali che consentirebbe ai gruppi Usa di aumentare la capacità di erogare credito e, più in generale, di incrementare il business e dunque i ricavi […]
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