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PIERSILVIO BERLUSCONI BOLLORE'
Fausto Carioti per Libero Quotidiano
Se un'azienda straniera vuole scalare un'azienda italiana quotata in Borsa e per farlo è disposta a pagare tanti soldi, rendendo felici i piccoli azionisti, il parlamento e il governo devono fare una sola cosa: mettersi da parte. Problemi veri di cui occuparsi non mancano, dalla ricapitalizzazione di Mps alla riscrittura degli accordi europei sull' immigrazione. Seguire la vicenda, e intervenire se necessario, spetta alla Consob, all'Antitrust e ai magistrati.
Eccezioni sono concepibili quando oggetto della scalata è un'azienda davvero strategica, che in Italia oggi significa Eni, Finmeccanica, le reti di Terna e Snam e probabilmente null'altro. La società di telecomunicazioni Wind, figlia delle vecchie partecipazioni statali, è finita prima nelle mani di un egiziano e quindi in quelle di un russo, senza che la sicurezza dell'Italia fosse compromessa. Stesso discorso per l'olivettiana Omnitel, che dopo essere stata italiana è stata tedesca e da anni fa parte del gruppo inglese Vodafone. Quanto a Telecom, ha come primo azionista, con il 25%, proprio la francese Vivendi di Vincent Bolloré.
marina berlusconi piersilvio e silvio
Non si capisce, visti anche questi precedenti, cosa abbia invece di «strategico» Mediaset per dover essere difesa dallo Stato. Eppure è proprio alla strategicità di Cologno Monzese che tutti si appellano per preparare il terreno a una mossa di palazzo Chigi contro Vivendi. Lo fanno anche insospettabili come Matteo Salvini, il quale invoca l'intervento di «governo e organismi di controllo», perché «in Italia non può continuare la svendita di aziende strategiche». Per parlare di svendita, in realtà, il prezzo dovrebbe essere inferiore a quello di mercato, ma siccome in due giorni, grazie al rastrellamento di Bolloré, il valore dei titoli Mediaset è salito del 41%, non pare questo il caso.
CONFALONIERI PIERSILVIO BERLUSCONI
Anche se nessuno sa dire in cosa dovrebbe consistere e su quali basi giuridiche possa essere fatta, la trincea di Stato in difesa di Mediaset è oggi l'unica "riforma" capace di ottenere un consenso trasversale. Ad aprire uno spiraglio era stato martedì lo stesso Paolo Gentiloni, nel discorso d' insediamento, dicendo che «l' Italia è una economia forte, non aperta a scorribande». Cosa volesse dire lo si è capito ieri, quando Carlo Calenda, ministro allo Sviluppo economico, ha condannato quello dei francesi come «un tentativo, del tutto inaspettato, di scalata ostile».
assemblea vivendi vincent bollore
Come lui la pensa il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, il quale infatti annuncia azioni del governo «che possano mettere in sicurezza un patrimonio italiano». Parole che riecheggiano quelle usate vent' anni fa da Massimo D' Alema, segretario del Pds, nella sua visita a Cologno Monzese: «Mediaset è un patrimonio dell' Italia».
Tanta attenzione si spiega solo in un modo: le aziende di Silvio Berlusconi, più che essere strategiche per il Paese, lo sono per la sua classe politica. Il Cavaliere e i suoi manager sono da sempre molto attenti affinché le loro televisioni abbiano un occhio di riguardo per tutti, in particolare per i dirigenti del primo partito della sinistra, i quali ricambiano la cortesia. Chi oggi difende Mediaset vuole, semplicemente, che le cose continuino così.
yannick bollore con la moglie chloe
Comprensibile, basta che poi non ci si torni a riempire la bocca col libero mercato.
Quanto ai piccoli azionisti che pregustavano di vendere il loro pacchetto al miliardario che offre di più, sapranno chi ringraziare.
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