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Da “Il Sole 24 Ore”
La famiglia Montezemolo va al "terzo giro" di Charme. Il private equity italiano punta a raccogliere 400 milioni per un nuovo fondo. Pochi giorni fa, Poltrona Frau ha detto addio a Piazza Affari. Il delisting del marchio di design, fiore all'occhiello di Charme venduto all'americana Haworth, chiude metaforicamente (e non solo) un capitolo e ne apre un altro. Frau era anche l'ultima partecipazione del fondo Charme 1.
Con la vendita, quasi contemporanea di Octo Telematics (il gioiellino hi-tech del secondo fondo), di fatto anche lo Charme 2 era arrivato al capolinea. Esauriti i primi due fondi, con il passo falso di Ballantyne, la Montezemolo&Partners, la cassaforte guidata da Matteo, il figlio di Luca Cordero di Montezemolo, sta scaldando i motori per uno Charme 3.
Come sarà? Meno Made in Italy e lusso, che era la stata cifra con cui Charme era nato dieci anni fa, ma già in parte abbandonata col secondo fondo, per un approccio più da fondo maturo. Investimenti a 360 gradi. Comune denominatore: solo aziende eccellenti. Con una dotazione di quasi mezzo miliardo, sarebbe il secondo fondo italiano alle spalle di Clessidra. La raccolta inizierà in autunno.
Frau è stata una partecipazione storica di Charme, quelle che in gergo della finanza si chiamano vintage. È rimasta in portafoglio circa 10 anni. Normalmente i fondi smaniamo per uscire, e monetizzare, molto prima. Nel caso di Charme, la ristrutturazione ha richiesto tempo. Ma ha dato frutti, e non solo finanziari. «Il nostro approccio non è da investitori mordi e fuggi. Non facciamo turbo-finanza e siamo la dimostrazione che se il private equity è sano, fa crescere le aziende» puntualizza Matteo Montezemolo.
Nel 2003, quando entrò, Frau era sostanzialmente un'azienda mono-paese: fatturava l'87% in Italia. Oggi, dopo la cura Charme, il Paese, in piena recessione, pesa solo per il 20%: una mossa che ha permesso di dribblare la crisi. Gli investitori hanno portato a casa un ritorno apprezzabile: quasi 4 volte la liquidità versata. E un rendimento del 23% (calcolato come Irr). Anche il mercato ha gioito: portata in Borsa a 2 euro per azione, è stata comprata con un'Opa dagli americani a 3 euro. Nel frattempo Frau è stata anche trasformata polo del design (avendo comprato anche Cassina e Cappellini).
Col primo fondo, Charme aveva raccolto una sorta di salotto buono degli imprenditori italiani: dalla famiglia Seragnoli, proprietari della Emak, a Diego Della Valle, dai torinesi Marsiaj della Trw alla famiglia marchigiana Merloni (che nel fine settimana ha venduto la Indesit a Whirlpool); da Nerio Alessandri, il patron di Technogym, a Giuseppe Colaiacovo (che in questi giorni sta portando sull'Aim la sua azienda Go Internet).
Il secondo fondo andò al raddoppio: 300 milioni. Oltre agli italiani entrarono un pool di investitori esteri: dal gruppo indiano Tata, al francese Bouygues fino alle famiglie reali arabe di Abu Dhabi e del Bahrain. Ora col terzo fondo, si punta ad allargare ancora la compagine. «Gli altri fondi investono i soldi altrui – rivendica Matteo Montezemolo con malcelato orgoglio – noi ci mettiamo i capitali e anche la faccia».
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