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MPS: MORELLI, NON HO IDEA SU INTERROGATORIO A SIENA
(ANSA) - "Non ho idea". Così l'ex banchiere del Montepaschi, Marco Morelli, indagato anche lui nell'ambito dell'inchiesta Antonveneta, ha risposto, contattato telefonicamente, alla domanda sia già stata fissata una data per l'interrogatorio con la Procura di Siena. Morelli, che nel 2008 era il direttore finanziario di Mps, attualmente è il numero uno di Merrill Lynch Italia.
Secondo le ricostruzioni di stampa, Morelli - per i pm senesi - avrebbe avrebbe omesso, insieme all'ex dg Antonio Vigni, alla Banca d'Italia e alla Consob dettagli fondamentali sul finanziamento da un miliardo di euro riservato a JpMorgan necessario al Monte per comprare l'istituto padovano.
INDAGATO MORELLI L'EX NUMERO TRE DI MONTEPASCHI
Guido Ruotolo per "la Stampa"
E oggi tocca ad Antonio Vigni salire al terzo piano di Palazzo di giustizia, per essere interrogato. Dovrebbe chiarire, precisare, difendersi dalle accuse dei pm Nastasi, Natalini e Grosso e non avvalersi della facoltà di non rispondere, come ha fatto lunedì Giuseppe Mussari, l'ex presidente di Mps che ha chiesto di essere sentito nei prossimi giorni.
Vigni, l'ex direttore generale di Monte dei Paschi, indagato insieme al vecchio gruppo dirigente di Mps per l'acquisto di Antonveneta e per le operazioni dei titoli tossici, è ritenuto dall'accusa uno dei principali responsabili dell'operazione Fresh, l'aumento di capitale di un miliardo di euro per l'acquisto di Antonveneta. E tra le carte un nuovo indagato eccellente entra prepotentemente nella inchiesta della Procura di Siena su Mps.
Marco Morelli DG Intesa Sanpaolo
E' Marco Morelli, ieri direttore finanziario del Monte e responsabile del finanziamento dell'operazione Antonveneta, oggi responsabile italiano di Bank of America/Merryll Lynch, dopo essere stato anche direttore generale di Intesa-San Paolo. Siamo davvero al giro di boa della inchiesta dei pm Nastasi, Natalini e Grosso con l'interrogatorio di oggi. Ieri, i pm senesi si sono incontrati con il procuratore di Forlì Sergio Sottani, visto che agli atti dell'inchiesta su diversi istituti bancari di San Marino, potrebbero esserci assegni riconducibili all'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari.
Dunque Morelli e Vigni. Naturalmente non sono i soli indagati di questo troncone della inchiesta, né tantomeno della vicenda dei titoli tossici e dell'acquisto di Antonveneta. Per ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza e per false comunicazioni alla Vigilanza, sono indagati anche l'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, Daniele Pirondini che era il direttore finanziario del Monte e, infine, Raffaele Giovanni Rizzi, responsabile legale della banca di Siena.
In più occasioni, gli indagati hanno mentito a Bankitalia, ai quesiti che Palazzo Koch inviava con la certezza di avere risposte chiare. O hanno nascosto alla Vigilanza «la sussistenza di una indenmity (una garanzia, ndr) a firma di Marco Morelli, rilasciata il 15 aprile 2008 in favore di JP Morgan». Proprio Morelli e Vigni devono rispondere anche di non aver comunicato a Banca d'Italia di avere rilasciato «una indenmity side letter a Bank of New York in occasione dell'assemblea di sottoscrittori del Fresh».
In quell'ottobre del 2008, per due volte gli indagati rispondono a Bankitalia fornendo notizie false o nascondendo episodi e fatti che invece andavano segnalati alla vigilanza. La prima volta il 3 ottobre del 2008, quando venivano chieste «delucidazioni circa la computabilità della complessiva operazione di rafforzamento patrimoniale da un miliardo di euro nel core capitale». E gli indagati «esponevano fatti materiali non rispondenti al vero sulla situazione patrimoniale di Mps».
Anche un'altra volta hanno mentito a Bankitalia. L'oggetto dei quesiti posti dagli ispettori è l'aumento di capitale di un miliardo di euro riservato alla banca d'affari americana JP Morgan. La Vigilanza chiedeva di sapere se «erano stati corrisposti i canoni di usufrutto» ricevendo una risposta negativa. Anzi venendo a conoscenza che «la prima remunerazione scatterà dal mese di maggio del 2009, vale a dire dopo l'approvazione del bilancio 2008».
In realtà, da quanto acquisito dagli investigatori del Valutario della Finanza, «Mps aveva già pagato il 16 luglio del 2008 la prima rata del canone di usufrutto, la seconda il 16 ottobre del 2008 e nel gennaio e nell'aprile del 2009 le altre due rate del canone di usufrutto sulla base dei risultati di bilancio del 2007 approvato nell'aprile del 2008».
Non è stata ingannata solo Bankitalia ma anche l'autorità di vigilanza delle società quotate in Borsa, la Consob. Nel «prospetto informativo relativo all'offerta in opzione e alla quotazione delle azioni ordinarie, il 23 aprile 2008, non venivano descritti, in particolare, in modo compiuto i Fresh 2008 e non erano descritti i contratti di total return swap (Tror) sottoscritti da Fondazione Mps e con i quali detto ente sottoscriveva indirettamente i Fresh 2008 per un ammontare pari a 490 milioni di euro».
IL BANCHIERE VENUTO DA FUORI CHE DOVEVA RISANARE I CONTI
Gianluca Paolucci per "la Stampa"
Quando Marco Morelli sale alla ribalta del Monte dei Paschi, nel giugno del 2006, viene notato per due anomalie. E' il più giovane vice direttore generale del gruppo che ci sia mai stato - è nato nel 1961 - e non è senese. Dal canto suo, di Mps non conserverà un buon ricordo. Romano di nascita, laurea alla Luiss, contrariamente alla «tradizione» di Mps arriva nella città toscana con un curriculum già pieno di ruoli di primo piano in grandi banche d'affari.
Un gran viaggiatore: parte da Kpmg, va a Bruxelles a lavorare per Bbl, poi a Londra per Ubs e infine a Jp Morgan dove diventa country manager per l'Italia. Fonda nel 2002 una società di consulenza con Roberto Poli, poi presidente dell'Eni. Ma nel 2003 lascia e arriva a Siena dove resterà ben sette anni.
Nel giugno 2008 sale ancora un gradino e diventa direttore finanziario, di fatto il numero tre della banca dietro il presidente Giuseppe Mussari e il direttore generale Antonio Vigni. Schivo, molto sportivo, faccia da duro, non si ambienterà mai veramente nelle liturgie senesi fatte di solidarietà incrociate di partito, sindacato e contrada.
Al momento del suo arrivo, a Siena si disse che la scelta era caduta su di lui perché serviva un uomo di finanza per mettere ordine nell'area corporate e grandi clienti. Non a caso toccherà a lui sistemare la partita di Hopa, la finanziaria bresciana di Emilio Gnutti uscita con le ossa rotte dalla stagione delle scalate bancarie del 2005 e nella quale Mps era azionista. Sarà proprio Morelli, si disse allora, a trovare la soluzione che permetterà alle banche di tirarsi fuori da quell'impiccio: un matrimonio tra Hopa e l'altra finanziaria bresciana - ma di tutt'altro orientamento e ben più solida -: la Mittel di Giovanni Bazoli.
Nel marzo del 2010, quando Morelli racconta chi lo conosce - ormai stanco delle dinamiche senesi e sempre più ai margini rispetto al tandem Mussari-Vigni cercherà un altro lavoro, lo troverà in Intesa-Sanpaolo. Qualcuno azzarda anche che Morelli si sia tirato fuori per tempo, consapevole dei rischi che stava correndo la banca. Di certo è rimasto per due anni nella anomala posizione di un direttore finanziario che non aveva potere sull'area finanza, quella guidata da Gianluca Baldassarri, che rispondeva direttamente a Vigni.
Arriva a Torino in un ruolo per lui uomo di finanza completamente nuovo, quello di direttore generale con delega sulla Banca dei territori. Ovvero la rete, gli sportelli, la parte della banca che deve dare «solidità» al tutto. E ci arriva nel momento peggiore, quando due anni di crisi hanno schiantato la capacità di risparmio degli italiani. Prende posto in piazza San Carlo, finestrone con affaccio nel salotto buono della città, chiamato a sostituire un altro uomo di finanza prestato alla banca vecchio stile (quella dove si raccolgono i risparmi e si impiegano) come Pietro Modiano.
ENRICO CUCCHIANI A CERNOBBIO jpeg
Quando il consigliere delegato Corrado Passera viene chiamato al governo da Mario Monti, il suo nome è tra quelli candidati a sostituirlo. La scelta cade invece su Enrico Cucchiani e tra i due non scatterà mai l'amore, diciamo. E forse neppure la simpatia. Così appena può torna al punto di partenza, le grandi banche d'affari, in Bank of America-Merrill Lynch.
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