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1 - NOON.COM, IL PORTALE ARABO DEL LUSSO PARTE L' ATTACCO AD ALIBABA E AMAZON
Paola Jadeluca per “Affari & Finanza - la Repubblica”
Vuole creare l' Alibaba del Medio Oriente, la più grande piattaforma di e-commerce del mondo. Mohammed Alabbar, presidente di Emaar Properties, il primo sviluppatore di real estate e mall di Dubai, l' uomo che ha costruito la torre più grande del mondo, il Burj Khalifa, aprirà il prossimo anno Noon.com, e-tailer del lusso sul quale ha investito un miliardo di dollari. Alabbar, che è anche proprietario del Dubai Mall, ha fatto sapere che conterà su centri di distribuzione a Riyadh e Gedda, in Arabia Saudita, e su un deposito gigantesco, della dimensione di 60 stadi di calcio, a Dubai. L' e-tailer sarà disponibile in prima battuta in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti e, in seguito, in Egitto. Partirà con 20 milioni di prodotti.
Mohammed Alabbar Giorgio Armani1
La battaglia del lusso si fa sempre più accesa. Noon.com promette di dare filo da torcere ad Amazon, il gigante americano che sta cavalcando l' onda delle vendite online anche su nuovi, promettenti settori, come i cibi freschi. Qualcuno ha detto che farà la concorrenza anche a Yoox, il portale dell' italiano Federico Marchetti. Ma Alabbar, nella primavera scorsa ha acquisito il 4% delle quote di Yoox, puntando sul potenziale di crescita.
Yoox, infatti, dopo l' acquisizione dell' inglese Net-a-porter, completata lo scorso anno, ha messo su un operatore globale indipendente nel luxury fashion e-commerce, con ricavi netti aggregati pari a circa 1,3 miliardi di euro, che spazia dall' outlet ai marchi più ricercati venduti a prezzo pieno. Marchetti ha avuto l' idea geniale di mettere a disposizione la piattaforma logistica e il know how gestionale per i siti monomarca e oggi gestisce praticamente l' e-retail per tutti i brand più importanti, da Armani a Zegna. Vende in 100 paesi, ma il mercato arabo è particolare.
Alcuni analisti più che una contrapposizione pensano, invece, a un' alleanza digitale occidente- oriente, per spartirsi i due versanti del mercato mondiale. Non si dovrà aspettare molto per capire che scenario si prospetta. Alabbar corre. Come ha lui stesso dichiarato nel corso di uno speech al Dubai International Project Forum, guarda già a cosa succederà nel 2020, Perchè assistiamo a cambiamenti radicali di giorno in giorno.
«Presto arriveremo a progettare case senza cucine- ha detto- perché la consegna di cibi pronti a casa cresce del 10% al mese: dobbiamo essere sicuri di poter far fronte a tutto questo». Alabbar ha guidato una cordata che ha rilevato lo scorso agosto per 2,4 miliardi di dollari Kuwait Food Co, un gigante dell' alimentare conosciuto come Americana perché gestisce tra l' altro il franchising di Kfc e Pizza Hub in Medio Oriente, e c' è da scommettere che sferrerà l' attacco sia ad Amazon che ad Alibaba anche su questo fronte. Si annuncia una grande battaglia. Alabbar ha pensato a tutto: ha anche comprato nel luglio scorso Aramex, grande compagnia di logistica e consegna, con base a Dubai.
Lo sguardo sempre puntato al futuro, Alabbar ha dichiarato che una delle cose che sta pensando per le case di Dubai Creek e Dubai Hills, i due nuovi insediamenti futuristici della Emaar, sono cucine sempre più piccole, proprio per la crescita delle consegne di cibo a domicilio. Il quartier generale di Noon.com sorgerà proprio nella baia del Creek, il canale d' acqua che separa la città vecchia dalla nuova.
Metà del miliardo di dollari di investimenti su Noon.com sono del Fondo Sovrano di Dubai. Dubai è stato il primo tra gli emirati a capire l' importanza di emanciparsi dal petrolio, Già circa quindici anni fa ha dato il via ai piani di diversificazione economica. Puntando inizialmente sul turismo, con la costruzione di hotel e villaggi sull' acqua e sul nulla. Quando l' aeroporto di Dubai è stato inaugurato sembrava la classica cattedrale nel deserto. Oggi è diventato la Mecca del lusso. Grazie alla sua felice posizione geografica è snodo di traffici intercontinentali importanti, che erano stati previsti e programmati. L' hub aeroportuale ha sostenuto lo sviluppo e attirato investitori stranieri. E ha attirato turisti. Il Dubai Mall, non si stanca di ripetere Alabbar, ha contabilizzato lo scorso anno 65 milioni di visitatori.
Mohammed Alabbar Rudolph Giuliani
Ma il futuro del lusso è digitale. E Alabbar,che gli analisi considerato dotato di un sesto senso per il business, vuole puntare sui millenials, la fascia di consumatori che sta rivoluzionando il mercato del lusso. «C' è una storia che Mohammed Alabbar ama raccontare da quando ha annunciato il suo piano per l' e-retailer- scrive Tip.Net, portale di tecnologia del Medio Oriente -Durante una chiacchierata con suo nipote Jumma di nove anni gli aveva chiesto quali erano secondo lui le tre cose senza le quali il mondo non potrebbe vivere, e suo nipote aveva risposto: aria,acqua e wi-fi.
Allora Alabbar aveva chiesto: perché non avesse menzionato anche il cibo, e il nipote aveva risposto che lo poteva ordinare online; che poteva interagire con i genitori su WhatsApp... ». Emaar Malls, il braccio retail del grupp, quotato alla Borsa di Dubai, ha chiuso il 2015 a 451 milioni di dollari Usa di fatturato, il 23% più del 2014, e ha registrato 125 milioni di visitatori nei mall e store del gruppo.
2 - JEFF BEZOS RILANCIA E GUARDA A SOUQ.COM 1 MILIARDO DI DOLLARI PER LE NOZZE SUL WEB
Paola Jadeluca per “Affari & Finanza - la Repubblica”
Amazon non sta a guardare. Mentre Dubai sferrra l' attacco ai giganti del lusso online, il portale americano prova a comprare Souq.com, sito di e-commerce del Medio Oriente. La scorsa settimana Arabian Business e Gulf Business News hanno diffuso la notizia di trattative in corso tra i due gruppi. Amazon, sempre secondo quanto riportato dai due organi di informazione arabi, avrebbe fatto una proposta, di acquisire il 100% di Souq.com per 1 miliardo di dollari. La notizia è subito rimbalzata in rete, poi sulle tv americane. L' operazione, infatti, è una conferma del clima di grande guerra nel mercato globale dell' e-commerce.
Souq.com vende più di 1,5 milioni di prodotti online ai consumatori degli Emirati Arabi Uniti, di Egitto e Arabia Saudita. Per il colosso di Seattle l' acquisizione consentirebbe di mettere un piede fermo nell' altra metà del mercato. Souq.com all' inizio sembrava intenzionata a vendere solo il 30% delle quote, in una fase di raaccolta di capitali che ha consentito di attrarre investimenti per 275 milioni di dollari a febbraio scorso, raccolti dai due soci, Tiger Global Naspers, gestore di hedge fund e di fondi di private equity, e Naspers, un altro investitore specializzato in Internet, ai quali si sono affiancati nuovi partner: Standard Chartered Private equity, Ifc, società finanziaria membra della World Bank, Baillie Gifford, investment manager e altri piccoli investitori con focus sull' hi-tech.
«Stiamo guardando a diversi opzioni possinili per aiutare la crescita», ha dichiarato a Gulf Business Ronaldo Mouchawar, co-fondatore e Ceo di Souq.com, confermando le trattative in corso con Amazon. Mouchawar è nato ad Aleppo, Siria, la città distrutta dai bombardamenti, ma vive a Dubai, dove ha sede Souq.com, il più grande sito di e-commerce del Medio Oriente. Souq.com è cresciuta del 30-40% all' anno nei paesi del Golfo e in Egitto, e del 50% in Egitto, sempre secondo Mouchawar. Un incremento esponenziale. Ma i margini di crescita sono elevati, considerato che attualmente il commercio online in Medio Oriente vake iggu 7 miliardi di dollari e dovrebbe arrivare nel 2020 a 20 miliardi, ma è attualmente pari ad appena l' 1% di tutto il commercio tradizionale.
Secondo le classifiche di Alexa, compagnia del gruppo Amazon, tra i 50 siti web più visitati negli Emirati Arabi Uniti 22 non hanno nessun contenuto arabo disponibile, e solo 1 offre come prodotti primari beni arabi. «Non temo la concorrenza di Noon.com- ha dichiarato Mouchawar - il potenziale di crescita è talmente alto che ci sarà spazio per diversi operatori».
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