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Vittoria Puledda per “la Repubblica”
Segnali contrastanti dal mondo del lusso: dopo un 2014 riflessivo (anche in Borsa) la partenza del 2015 non è stata trionfale. Meglio per Lvmh e per L’Oreal, decisamente zoppicante per Kering e per Richemont. Anche perché l’effetto valutario dell’euro debole, positivo per quasi tutti, rischia anche di avere effetti distorsivi. Ad esempio sul colosso svizzero Richemont, che ha appena lanciato un allarme utili (sono previsti in calo del 36%) per l’esercizio 2014-2015, che si è chiuso in marzo.
Il gigante del lusso, che solo un mese fa ha concluso l’operazione di integrazione tra Net-a-Porter e l’italiana Yoox, ha addebitato lo scivolone a perdite su strumenti finanziari, inclusi quelli monetari e derivati. Del resto il gruppo, al secondo posto al mondo nel lusso dopo Lvmh, è particolarmente esposto alle oscillazioni delle monete, visto che ha la produzione in Svizzera, fattura in larga parte in dollari e redige il bilancio in euro.
E ieri la Borsa francese ha punito Kering (che aveva resi noti i dati trimestrali a mercati chiusi, il giorno prima) perché ha registrato un incremento del fatturato dell’11%, ma senza l’effetto cambio (l’euro debole) ha segnato una lieve flessione del giro d’affari (-0,6%). Sulla maison francese hanno influito negativamente i conti della controllata Gucci, in fase di transizione dopo il cambio di management e di direttore creativo: la società su basi comparabili ha registrato un calo del fatturato dell’8% nel trimestre. Per tutti, pesa il rallentamento della Cina.
Che era già partito lo scorso anno e che continua a farsi sentire, sulle vendite dei marchi del lusso. «L’anno che è appena passato è stato meno positivo di quelli precedenti per le aziende del lusso - ha ammesso Diego Della Valle, all’assemblea della Tod’s - a causa del rallentamento momentaneo di alcuni mercati importanti e dei flussi turistici che li alimentano nel mondo». Il patron del gruppo ha aggiunto però di aspettarsi che nei prossimi anni «ci siano buoni margini di miglioramento».
NUOVI RICCHI IN CINA
MILIONARI CINESI
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