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Lorenzo D'Albergo e Valentina Lupia per www.repubblica.it
È uscito dal proprio letto per infilarsi in quello di una delle pazienti del reparto di neurochirurgia. A quel punto è iniziata la violenza. È scattato sabato mattina, pochi minuti dopo le 6, l’allarme al San Camillo: lì, nel padiglione Lancisi, un marocchino tossicodipendente di 45 anni l'ha molestata una 39enne serba operata da pochi giorni e con seri problemi alla vista.
Sul posto sono arrivati gli agenti del commissariato Monteverde per tutti i rilievi del caso e fare chiarezza su quanto avvenuto. La polizia, dopo aver sentito la vittima, ha recuperato gli indumenti intimi della donna su cui sono presenti le tracce del rapporto.
Ora gli investigatori dovranno ricostruire nei dettagli quanto accaduto. L’uomo, ricoverato da alcuni giorni, ha precedenti per violenza sessuale. Lei, secondo quanto riferiscono fonti mediche, sarebbe stata invece una degente particolarmente fragile: gli infermieri l’avrebbero fermata poco prima, intorno alle 5 del mattino, mentre prendeva a testate il muro. Quando è stata ascoltata dai poliziotti, la 39enne era cosciente e avrebbe spiegato di non aver subito alcuno stupro.
Una versione tutta da confermare: se anche non ci fosse stato uso della forza da parte del marocchino, considerate le condizioni psicofisiche della vittima, la donna potrebbe essere stata raggirata dal maniaco. E forse neanche essersi accorta di quanto le stesse accadendo. Determinanti potrebbero essere le testimonianze di chi ha visto l’uomo allontanarsi dalla propria stanza: ad allertare gli infermieri sono stati i compagni di stanza del marocchino. Quando si sono svegliati, il nordafricano era sparito. In realtà, come ha scoperto pochi istanti dopo il personale del San Camillo, era già nel letto della donna serba.
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