DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOA…
ANATOMIA DI UNA BOMBA – IL CASOLARE DEL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI A ROMA ERA DA TEMPO LA BASE OPERATIVA DI SARA ARDIZZONE E ALESSANDRO MERCOGLIANO, I DUE ANARCHICI MORTI NELL'ESPLOSIONE DELL’ORDIGNO CHE STAVANO PREPARANDO – UN CUSTODE HA VISTO MOVIMENTI SOSPETTI GIA’ UNA SETTIMANA PRIMA DELLA DEFLAGRAZIONE. ALTRI ANARCHICI HANNO FREQUENTATO QUEL RUDERE? INDICAZIONI ARRIVERANNO DAI CELLULARI E DAI COMPUTER DI ARDIZZONE E MERCOGLIANO – LA BOMBA ARTIGIANALE, ASSEMBLATA CON FERTILIZZANTI E CHIODI, ERA “INSTABILE”. QUINDI L’OBIETTIVO DELL’ATTENTATO NON POTEVA ESSERE TROPPO DISTANTE. IN QUEL QUADRANTE DI ROMA C’È UN POLO ANTICRIMINE DELLA POLIZIA E...
Estratto dell’articolo di Giuseppe Scarpa per “la Repubblica”
il casale nel parche degli acquedotti di roma distrutto dalla bomba preparata dai due anarchici
Non era un rifugio di fortuna. Il casale era una base operativa attiva da giorni: da una settimana. Nel silenzio del Parco degli Acquedotti, la coppia di anarchici aveva forzato una porta e trasformato quella dependance abbandonata in un luogo di lavoro clandestino.
A raccontarlo agli investigatori è il custode: dopo l'esplosione ha riferito alla polizia di aver notato i segni dell'effrazione già il giovedì prima dell'esplosione, una serratura manomessa e movimenti insoliti. […]
È da qui che l'inchiesta della procura di Roma cambia passo. Gli anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano utilizzavano quel casale come punto di appoggio: un luogo isolato, defilato rispetto ai percorsi più battuti, dove entrare e uscire senza attirare attenzione, portando all'interno il necessario per preparare l'ordigno.
[…] occorre capire se, in quei giorni, qualcuno li abbia affiancati o abbia fornito supporto logistico. Per questo si cercano presenze. I tabulati delle celle che coprono l'area sono al vaglio per individuare agganci ripetuti, telefoni che compaiono solo in quella fascia oraria e in quei giorni.
Tracce minime, ma decisive per verificare eventuali movimenti di supporto attorno al casale. C'è poi la scelta dei due di non portare con sé i telefoni: i due li avevano lasciati nell'appartamento dell'Alessandrino dove vivevano, insieme ai computer ora sequestrati e in corso di analisi. Un'accortezza che rende più difficile ricostruire i contatti sul campo, ma che indica anche un certo livello di preparazione e consapevolezza dei rischi da parte della coppia di anarchici.
È in questo contesto che emerge un altro elemento su cui la Digos sta lavorando da giorni. Ardizzone e Mercogliano sono morti mentre assemblavano un ordigno artigianale realizzato con fertilizzanti. Un composto instabile, difficile da trasportare lontano senza rischi e soggetto a reazioni imprevedibili.
Un dato che restringe il campo e orienta verso un obiettivo ravvicinato, nello stesso quadrante sud-est della città, tra infrastrutture e presidi sensibili. Il punto, quindi, non è soltanto ricostruire la rete, ma individuare l'obiettivo e il contesto in cui si inseriva.
esplosione di un casolare al Parco degli Acquedotti a roma - morti due anarchici
Nel casale, intanto, si lavora su ciò che resta. Residui, contenitori, segni lasciati durante la preparazione, due flaconi di diserbante e una scatola in latta di chiodi.
Mercogliano è stato trovato con la maglietta sollevata sul volto: per gli investigatori è il segno di una prima fiammata, improvvisa, seguita dal tentativo istintivo di proteggersi. Poi l'esplosione.
L'impatto è devastante, il ventre completamente squarciato, mentre la compagna è morta schiacciata dal crollo della dependance. Sarà l'autopsia a fissare con precisione la sequenza e i tempi dell'innesco. […]
esplosione di un casolare al Parco degli Acquedotti a roma - morti due anarchici
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