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ARABIA ESAURITA – BIN SALMAN FA MARCIA INDIETRO SU “NEOM”, LA FUTURISTICA REGIONE ARTIFICIALE PRESENTATA COME IL FIORE ALL’OCCHIELLO PER RILANCIARE IL PAESE – I COSTI PER IL PROGETTO SONO SALITI ALLE STELLE (NEL 2021 IL BUDGET ERA DI 1.600 MILIARDI DI DOLLARI, UN ANNO DOPO 4.500 MILIARDI) E IL PRINCIPE SAUDITA VUOLE CONCENTRARSI SU ALTRI AMBITI, COME INDUSTRIA, INTELLIGENZA ARTIFICIALE, SETTORE MINERARIO, LOGISTICA – NEGLI ULTIMI MESI, DIVERSI CONTRATTI MILIARDARI SONO STATI REVOCATI: A PAGARNE LE SPESE C’È ANCHE L’ITALIANA WEBUILD, CHE A GENNAIO 2024 AVEVA OTTENUTO UNA COMMESSA DI 4,7 MILIARDI DI DOLLARI PER…
Estratto dell’articolo di Giovanni Turi per “la Stampa”
Contratti stralciati, uno dietro l'altro. I mega progetti di Neom, la futuristica regione artificiale nel Nord Ovest dell'Arabia Saudita lanciata nel 2017, stanno cozzando con la realtà. I motivi: costi troppo onerosi e mire ricalibrate della famiglia reale. […]
Focus su altri ambiti, più redditizi: industria, intelligenza artificiale, settore minerario, logistica. Un indizio arriva dal profilo di Neom su X. Ieri un post che evidenzia come il suo porto stia «operando a pieno regime come hub strategico sul Mar Rosso».
Il 15 aprile l'annuncio di un nuovo corridoio che collega Europa-Egitto-Stati del Golfo combinando «servizi di trasporto su strada e via nave per movimentare rapidamente le merci». E così la volontà di portare la neve nel deserto e dar vita a una città sviluppata in linea retta sfuma sempre di più. Tutte proposte che erano state presentate come fiori all'occhiello del piano Vision 2030, con l'obiettivo di diversificare l'economia e ridurre la dipendenza dal petrolio.
L'ultimo colpo di spugna è lo stop al mega impianto di desalinizzazione localizzato a Duba, nei pressi del Mar Rosso, con una capacità di 150 mila metri cubi al giorno. Il suo nome: "Moonlight", chiaro di luna. Che, però, si è eclissato dall'oggi al domani.
[…] Ma la lista dei contratti revocati è lunga. Nell'ultimo mese e mezzo, il suono della stracciatura si è sentito anche in Piazza Affari. A pagarne le spese è stato Webuild. A gennaio 2024 il gruppo italiano aveva ottenuto una commessa di 4,7 miliardi di dollari per realizzare tre dighe volte ad alimentare un lago artificiale d'acqua dolce nell'area di Trojena, sulla montagna di Jebel al Lawz. Valore del progetto: oltre 500 miliardi di dollari. Altitudine oltre i 2.600 metri sul livello del mare, 50 km di distanza dal Golfo di Aqaba.
È lì che doveva sorgere un'avveniristica stazione sciistica, voluta dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Come supporto a Trojena, Webuild doveva costruire "The Bow", una struttura architettonica a forma di prua da estendersi lungo la superficie del lago, al di là di una delle dighe. Al suo interno erano previsti «un hotel di lusso, oltre a un'area residenziale e un grande atrio centrale, con strutture ricettive», si legge in una nota di allora.
Il 25 marzo la comunicazione della frenata. Nonostante uno stato di avanzamento dei lavori intorno al 30%. Fonti vicine al dossier parlano di «dighe già a un buon punto», mentre la regione è attraversata dall'instabilità scatenata dalla guerra nel Golfo Persico. Su questo punto, l'amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, ha sottolineato che le attività del gruppo nell'area vanno avanti. Copione identico per il gruppo malese Eversendai.
[…] Una settimana prima, invece, tagliola su un progetto miliardario a Tabuk: un tunnel sotterraneo di 12,5 km, in origine concepito come uno dei cuori della mobilità nella città sviluppata in verticale "The Line".
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A prenderlo in carico nel giugno 2022 era stato il consorzio guidato da Hyundai Engineering & Construction e Samsung C&T. Tutto andato in fumo. La società sudcoreana riferisce che la risoluzione è arrivata «a causa della ristrutturazione del progetto da parte del cliente».
Si arriva quindi a "The Line". […] Lunghezza: 170 km. Altezza di 500 metri, larghezza di 200. Possibilità di ospitare nove milioni di persone. Tutto alimentato con energie rinnovabili. Sono solo alcune tracce del piano urbanistico originale della mega città verticale. Ma qualcosa non sta andando nel verso giusto.
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Secondo il Financial Times, il presidente di Neom immagina un qualcosa di «molto più ridotto». Tipo nell'elevazione, rivista a 100 metri. Oppure nei 20 moduli concentrati in 16 km da edificare entro il 2030. In quest'ultimo caso, infatti, Neom è orientato a tirarne su soltanto tre. Ma è l'intero progetto che sarebbe in fase di rivalutazione.
Il principe Mohammad bin Salman, infatti, vuole spostare il focus sull'industria. Con attenzione perlopiù agli hub per i data center. A scapito così della nuova futuristica metropoli nel deserto. Perché questo cambio di marcia? Alla base ci sono i costi lievitati - nel 2021 il budget era di 1.600 miliardi di dollari; un anno dopo 4.500 miliardi -, oltre ai continui ritardi delle tempistiche nella messa a terra.
Segnali di affanno economici, così come della tabella di marcia, insomma. Queste spie della riserva accese sono costate persino i Giochi asiatici invernali del 2029 che dovevano tenersi a Trojena. Il Consiglio Olimpico d'Asia li ha spostati ad Almaty, in Kazakistan. […]
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