baby gang

"BABY GANG" E' FUORI CONTROLLO - LA FOTO DEL TRAPPER 24ENNE, AL SECOLO ZACCARIA MOUHIB, CHE IMBRACCIA UN BAZOOKA MENTRE SI TROVA...IN IRAQ: IL CANTANTE MAROCCHINO, CHE ORA È TORNATO IN CARCERE, RIUSCI' A USCIRE DAL NOSTRO PAESE E A RAGGIUNGERE IL MEDIORIENTE, NONOSTANTE FOSSE SOTTOPOSTO A "SORVEGLIANZA SPECIALE". LÌ, PROVO' LANCIARAZZI E MITRA - "BABY GANG" HA AGGREDITO ANCHE LA SUA FIDANZATA, UNA 22ENNE ITALIANA, A CUI HA ROTTO IL SETTO NASALE (LA GIOVANE NON HA SPORTO DENUNCIA) - ALLA COMPAGNA DICEVA: "TU NON HAI NEANCHE IL DIRITTO DI PAROLA"

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Estratto dell'articolo di Francesca Sala per il "Corriere della Sera"

 

BABY GANG

«Stai zitta. Tu non hai neanche il diritto di parola. Vuoi vedere come sono gli schiaffi da maschio?». Poi le botte fino a spaccarle il setto nasale. La violenza sulla fidanzata emerge dalle intercettazioni.

 

Come quella nei confronti di tre cittadini rumeni che lo scorso giugno si erano fermati a parlare davanti alla sua abitazione, una villetta accanto alle case popolari di Calolziocorte, alle porte di Lecco, dove il trapper, 24 anni, origini marocchine, è cresciuto: picchiati dal branco.

 

simba la rue e baby gang nel video di bentley

Senza motivo. Solo perché lo voleva il capo: Zaccaria Mouhib, alias Baby Gang, oltre 6 milioni e mezzo di ascoltatori mensili su Spotify, una lunga lista di precedenti. Ieri all’alba per il rapper si sono aperte di nuovo le porte del carcere — stavolta quello di Busto Arsizio – nell’ambito di un’indagine dei carabinieri coordinata dalla Procura di Lecco guidata da Ezio Domenico Basso. Con lui sono finite in cella altre persone considerate parte del suo entourage.

 

Le accuse, a vario titolo, parlano di armi, comprese quelle da guerra (detenzione, cessione, porto illegale, ricettazione), rapina, lesioni. Per Mouhib si aggiunge il capitolo più cupo: maltrattamenti e lesioni alla compagna, una ventiduenne italiana che — secondo gli atti — sarebbe stata sottoposta a controlli continui, umiliazioni e aggressioni. «Devi rimanere al tuo posto, sei nella condizione in cui non puoi parlare».

kalashnikov nel video di bentley

 

Lei non ha mai presentato denuncia. Tredici indagati, molti di origine nordafricana cresciuti tra Lecco e la Brianza, un italiano ventenne e altri soggetti dell’hinterland milanese. Nove le misure di custodia cautelare in carcere (sette eseguite).

 

Il cuore dell’indagine sono le armi. Pistole rubate, una semiautomatica con matricola abrasa trovata in una stanza d’albergo a Milano e collegamenti con armi utilizzate in episodi violenti negli ultimi anni. Gli investigatori ritengono che alcune di quelle pistole siano transitate proprio dal gruppo del trapper. Un circuito clandestino che serviva anche a rafforzare l’immagine di potere nel quartiere popolare di Calolziocorte dove la banda si muoveva come in un fortino.

 

baby gang nel video di bentley

Eppure Mouhib era già sotto sorveglianza speciale. Avrebbe dovuto rispettare orari e limitazioni ma, secondo i magistrati, quelle prescrizioni erano carta straccia. Nelle intercettazioni si vantava perfino di un viaggio in Iraq. Gli inquirenti ne hanno ricostruito il percorso: auto fino a Zurigo, poi voli via Doha fino a Sulaymanyya.

 

«Di nascosto era riuscito ad arrivare in Iraq ove aveva realizzato un video “coi bazooka, coi mitra coi kalashnikov”», scrive il gip Gianluca Piantadosi nelle 151 pagine di ordinanza. Persino un lanciafiamme. In un’altra conversazione parlava apertamente della possibilità di scappare all’estero. «Vado in Marocco o in Palestina, che vengano a prendermi». [...]

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