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SIRIA - IL SITO ARCHEOLOGICO DI PALMYRA
L’Isis marcia su Palmyra, città simbolo nell’Est della Siria. Le sue unità hanno conquistato numerose posizioni, comprese quelle ad al Amiriya, nel settore nord. Ed è a meno di cinque chilometri dai famosi siti archeologici, inseriti nel patrimonio dell’Unesco. In molti temono che i jihadisti, come hanno fatto in altre aree, possano distruggerli.
L’AVANZATA VERSO IL CONFINE
Le colonne di mujaheddin, al solito molto mobili e dinamiche, hanno sferrato l’offensiva su più fronti impegnando i reparti governativi. Secondo alcune fonti lo schieramento difensivo, pur preparato, ha dovuto essere rivisto a causa della partenza di numerosi contingenti. Soldati mandati dal regime nella regione di Idlib. La manovra dell’Isis punta ora a conquistare alcuni importanti depositi militari ed a soffocare progressivamente lo schieramento avversario.
Un’iniziativa che ha permesso di assicurarsi il controllo di al Sukhna, località sull’asse stradale che porta verso il confine iracheno, a Deir ez Zor. Pioggia di razzi anche sulla vicina base aerea dal quale partono i caccia impegnati nell’attività di contrasto. Il sito “Syria Direct” precisa che a causa dei bombardamenti i jet avrebbero dovuto ridurre le sortite. Una situazione difficile. Sempre le medesime fonti aggiungo che Damasco sta cercando di rispondere mobilitando le forze (scarse) a disposizione.
PERCHÉ PALMYRA È IMPORTANTE
Palmyra è molto importante per i governativi. Per tre ragioni. E’ la porta geografica che guarda verso Est. Ospita grandi scorte di materiale bellico. Nelle vicinanze ci sono i campi di gas naturale e petrolio di Shaer. Una risorsa economica non da poco e che fa gola al Califfo. Un eventuale rovescio avrebbe anche un impatto sul morale del regime che ha patito numerose sconfitte e ora è impegnato nell’attacco a Ovest, sui monti del Qalamun. Insomma una partita strategica significativa che potrebbe avere ripercussioni più ampie.
ARTE E PROPAGANDA
I combattimenti poi mettono a rischio le meraviglie archeologiche della cittadina. E se anche non dovessero essere coinvolte negli scontri c’è sempre la possibilità che siano spazzate via dalla follia distruttrice dell’Isis. Lo Stato Islamico sa bene che distruggendo i siti otterrebbe titoloni e attenzione generale. Lo ha fatto in passato in Iraq, potrebbe ripetere lo schema a Palmyra. Una tattica sviluppata in parallelo a quella dell’orrore, con i prigionieri decapitati.
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