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BRUTTE NOTIZIE PER APONTE PIGLIATUTTO – LO SCANDALO DEL DOSSIERAGGIO AL “SECOLO XIX” È UN INTRALCIO PER L’ARMATORE-EDITORE, CHE HA MESSO LE MANI SU GENOVA TRA COMPAGNIE DI NAVIGAZIONE, MOLI E STAMPA – COME DAGO-DIXIT, PER “FAVORIRE” IL SUO PROGETTO DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI, APONTE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA, CERTO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DELL’ARMATORE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…
Estratto dell’articolo di M. GRA.-T.S. per “il Fatto Quotidiano”
Nella mappa del business del più grande armatore del mondo, che conta bandierine in ogni angolo del globo, Genova riveste un ruolo ben superiore a quello che il primo porto d’Italia vale oggi nel risiko del trasporto marittimo internazionale.
Un retaggio della storia imprenditoriale di Gianluigi Aponte, self made man detto “il comandante”, arrivato a superare figure mitiche dell’armamento come Aristotele Onassis o il conterraneo Achille Lauro.
Fra gli “scagni” genovesi – i tradizionali uffici di spedizionieri e operatori del settore – è leggenda diffusa quella del giovane sorrentino che, negli anni Settanta, impalmata Rafaela Diamant, figlia di un banchiere israelo-svizzero conosciuta da comandante di imbarcazioni turistiche nel golfo di Napoli, rinuncia alla carriera finanziaria cucitagli dal suocero per tornare alla passione del mare. Ma da armatore.
[…]
GIANLUIGI APONTE GIOVANNI TOTI
Senonché l’aristocrazia armatoriale genovese non crede nell’underdog e nell’intuizione di una globalizzazione incipiente trainata da scatoloni di metallo tutti uguali e gli chiude le porte in faccia. Fanno eccezione pochi manager e professionisti che gli saranno accanto per tutta la carriera, da Franco Zuccarino ad Alfonso Lavarello.
Cavalcati oceani di container e ampliato l’orizzonte ad altri settori armatoriali e logistici, a Genova Aponte torna anni dopo col portafogli pieno e una fame di rivincita che del residuo di quell’aristocrazia farà un sol boccone.
Gianluigi Aponte, Paolo Signorini e Alfonso Lavarello
Le navi del ramo locale dei Grimaldi (Grandi Navi Veloci), dei Messina, dei Gavarone-Dellepiane finiscono tutte nell’orbita di Msc. Che conquista la Stazione marittima costringendo di fatto la genovesissima Costa Crociere al trasloco a Savona. Aponte, direttamente o attraverso società e professionisti di fiducia, fa incetta pure di concessionarie di terminal mercantili, agenzie marittime, fornitori, persino studi legali.
Si costruisce pure un grattacielo, inaugurato con Matteo Renzi e l’allora presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo, già assessore regionale di centrosinistra con Claudio Burlando, marito dell’italoviva Raffaella Paita, ingaggiato poi dal gruppo (con fugace sussulto Anac spento nell’inarrestabile ascesa lobbistica nazionale di Msc), non prima di aver imbastito l’iter che porterà alla realizzazione della nuova diga foranea di Genova, che per 1,6 miliardi pubblici consentirà l’accesso al porto storico delle mega-navi del comandante.
[…] il cambio di orientamento politico della città verso il centrodestra non turba minimamente Aponte. La cronaca più recente racconta infatti del feeling con la nuova triade del potere locale Toti-Rixi-Bucci, del coinvolgimento (senza alcuno strascico giudiziario) dei suoi feldmarescialli nella scacchiera di scambi e affari alla base dell’inchiesta che disarcionerà l’ex governatore.
Fino all’acquisto de Il Secolo XIX, insensato economicamente, ma ciliegina sulla torta della conquista di Genova e della sua stanza dei bottoni. In attesa di capire se al comandante che ha domato i mari serva o servirà per affrontare il ciclone Silvia Salis.
gianluigi aponte giovanni toti
gianluigi aponte 2
porto di genova
MARCO BUCCI - ALDO SPINELLI - GIANLUIGI APONTE - GIOVANNI TOTI
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