DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI…
"SONO ENTRATA IN UNA STANZA E C’ERANO RAGAZZE CHE FACEVANO UN POMPINO A JEFFREY EPSTEIN MENTRE LUI GUARDAVA UN FILM" - IL RACCONTO DI JULIETTE BRYANT, LA DONNA OPERATA DAL CHIRURGO JESS TING NELLA CASA DEGLI ORRORI DEL FINANZIERE: “UN GIORNO MI SONO SVEGLIATA E AVEVO SEI PERSONE ATTORNO A ME E UN DOTTORE IN CAMICE CHE MI STAVA CURANDO. NON SAPEVO COSA MI STESSERO FACENDO, MI SONO SVEGLIATA IN UN LABORATORIO, NON ERA UN’AREA OSPEDALIERA. CI SONO COSE STRANE CHE HANNO TENTATO DI FARE. FORSE SE AVESSI SAPUTO DI PIÙ SAREI MORTA". "MI ABBORDÒ UNA RAGAZZA DICENDO CHE ERO PERFETTA PER VICTORIA’S SECRET. MI DISSE CHE CONOSCEVA EPSTEIN CHE ERA AMICO CLINTON E DI LESLIE WEXNER" – "DURANTE UN VOLO JEFFREY INIZIÒ A TOCCARMI CON FORZA TRA LE GAMBE. LE RAGAZZE CHE SI FINGEVANO LE SUE AGENTI, QUANDO LUI INIZIÒ A TOCCARMI SI...” - VIDEO
Da www.la7.it
Jess Ting opera Juliette Bryant a casa di jeffrey epstein
Dagli Epstein Files è stata segretata un'immagine che ha fatto il giro del mondo, mostra il medico Jess Ting un chirurgo plastico statunitense che lavora a Mount Sinai Health System a New York City mentre opera una giovane donna direttamente nella casa di Jeffrey Epstein. Secondo i documenti, Ting avrebbe praticato 35 punti di sutura alla ragazza direttamente nella sala da pranzo del finanziere. Il medico compare frequentemente nei file rilasciati.
Guardando quella foto, una donna dall'altra parte del pianeta ha riconosciuto qualcosa, un dettaglio, dei pantaloni. Quella donna si chiama Juliette Bryant. In questo video il suo racconto.
TRASCRIZIONE DEL SERVIZIO DI LA7:
Dagli Epstein Files è stata desecretata un’immagine che ha fatto il giro del mondo. Mostra il medico Jess Ting, chirurgo di fama internazionale del Mount Sinai di New York, mentre opera una giovane donna direttamente nella casa di Jeffrey Epstein. Secondo i documenti, Ting avrebbe praticato 35 punti di sutura alla ragazza direttamente nella sala da pranzo del finanziere. Il medico compare frequentemente nei file rilasciati.
Jess Ting: “Mi chiamo Jess Ting, sono un chirurgo plastico e sono anche il direttore della chirurgia al Center for Transgender Medicine and Surgery del Mount Sinai.
In uno scambio di dicembre 2014, nonostante fosse in ferie, scriveva “Per il signor Epstein tutto è possibile”, mentre nel febbraio 2013 chiedeva un sostegno finanziario che poi riceverà pari a 50.000 dollari.
L’immagine, diventata virale, ha raggiunto anche Città del Capo in Sudafrica. Qui una donna, Juliet Bryant, guardando quella foto si è riconosciuta grazie a un dettaglio dei pantaloni. Cosa è successo a Juliet Bryant? Fra poco ascolteremo la sua testimonianza in un video”.
Prima di raccontarvi cosa è successo a Juliet Bryant, la donna che si è riconosciuta grazie a un dettaglio dei pantaloni che indossava quel giorno in una fotografia diventata virale nelle ultime settimane e rilasciata dal Dipartimento di Giustizia, torniamo per un momento a Zorro Ranch. Siamo nel deserto del New Mexico, a circa mezz’ora da Santa Fe. È qui che Jeffrey Epstein aveva costruito uno dei suoi regni più enigmatici. Una proprietà immensa, oltre 10 volte più grande di Central Park, dotata di una pista d’atterraggio privata, eliporto e numerose strutture sparse tra le colline.
medici operano una ragazza a casa di jeffrey epstein
Per anni da quella pista sono arrivati e ripartiti jet privati, trasportando ospiti e visitatori lontano dagli sguardi del pubblico, ma gli Epstein Files stanno restituendo anche uno spaccato molto più inquietante della vita quotidiana all’interno del Ranch. In una mail del luglio 2011, una donna di nome Sara scrive allo staff della proprietà riferendo un ordine diretto di Epstein: liberarsi di tutti gli animali da spettacolo presenti nel Ranch, cavalli in miniatura, maiali, tacchini, capre.
Nella mail si legge che Epstein avrebbe detto semplicemente di ucciderli se non fosse stato possibile venderli. L’unica cosa da tenere, scrive Sara, sarebbero state le galline per le uova e i cavalli da cavalcare.
Un messaggio che negli anni ha alimentato anche speculazioni sul web. Per alcuni, quel linguaggio sugli animali potrebbe essere stato un codice per indicare altro. A rafforzare il clima di sospetto contribuisce anche una segnalazione all’FBI arrivata da un ex poliziotto del New Mexico in pensione, residente nelle vicinanze dello Zorro Ranch. L’uomo racconta di aver osservato la costruzione di uno strano fienile dotato di una porta blindata e di un grande camino, una struttura che, secondo lui, avrebbe potuto nascondere un inceneritore, forse utilizzato per distruggere materiali compromettenti.
Anche dall’interno della proprietà emergono segnali di tensione. Nel luglio del 2012, una dipendente del Ranch invia ad Epstein una lettera di dimissioni dai toni durissimi. Scrive di non riuscire più a svolgere il proprio lavoro a causa, parole sue, dei modi controllanti, ingannevoli, umilianti e disturbanti che le venivano imposti quotidianamente. Una situazione che, racconta, l’aveva ormai esaurita mentalmente e fisicamente.
Tra le mail più inquietanti emerse dagli archivi ce n’è poi un’altra, datata luglio 2011. A inviarla è una donna identificata come Sara K, che alcuni ritengono possa essere Sarah Kellen, una delle assistenti personali più fidate di Epstein.
jeffrey epstein Mohamed Al Fayed
Nella mail, indirizzata a un membro dello staff del Ranch, la donna chiede di spedire allo Zorro Ranch un grande dipinto, 3 m x 3 m. Il titolo dell’opera è “Il massacro degli innocenti”, una copia commissionata da Epstein del celebre quadro del pittore olandese Cornelis van Haarlem, datato 1591. Nella stessa mail viene descritta esplicitamente la scena raffigurata: bambini che vengono uccisi. Un dettaglio che, riletto oggi, contribuisce a rendere ancora più inquietante l’atmosfera che circondava quel luogo isolato nel deserto.
Juliet Bryant: Ero uscita con un’amica in un ristorante-bar dove offrivano drink gratuiti alle modelle, perché sapete, le ragazze giovani vanno sempre per drink e cibo gratis quando sei povera. Poi, mentre ero lì, una ragazza si è avvicinata e mi ha detto che il suo amico Jeffrey Epstein, tipo il re d’America, era lì con il suo migliore amico Bill Clinton e che lavorava con Leslie Wexner, il proprietario di Victoria’s Secret, e potevano aiutarmi davvero con la mia carriera da modella. Ha anche detto che Kevin Spacey e Chris Tucker erano con lui.
Ovviamente sembrava pazzesco, quasi non ci credevo perché vengo dall’Africa, avevo appena compiuto 20 anni e non avevo mai incontrato celebrità in vita mia. Ma ero ovviamente molto interessata a incontrarli perché sembrava che i miei sogni stessero diventando realtà. Ero così sopraffatta. Ero completamente abbagliata dalle stelle perché, come ho detto, non avevo mai visto una celebrità e sembrava così legittimo che queste persone fossero tutte insieme, e la ragazza mi ha detto che stavano cercando modelle e sembrava l’opportunità più legittima della mia vita.
Questa ragazza mi ha telefonato dopo e ha detto che Epstein mi aveva davvero apprezzato e voleva vedere il mio portfolio da modella. Pensava che sarei stata perfetta per Victoria’s Secret. Così sono andata e mi sono seduta di fronte a Epstein, lui ha sfogliato il mio libro di modelle e ha detto: “Sì, penso che saresti perfetta per Victoria’s Secret”. Poi, dopo che sono uscita dal suo ufficio, il suo staff ha iniziato a chiamarmi per organizzare il visto e portarmi lì; mi hanno portata entro tre settimane.
Svetlana Pozhidaeva jeffrey epstein
Epstein era seduto davanti all’aereo e ha battuto sulla sedia accanto a lui, così mi sono seduta lì e non appena l’aereo è decollato ha iniziato a toccarmi tra le gambe con forza, e allora ho realizzato che queste persone stavano cercando di uccidermi. Ho capito immediatamente che se non facevo quello che volevano mi avrebbero uccisa.
Le ragazze che si fingevano agenti di modelle, quando ha iniziato a toccarmi, si sono solo messe a ridere. Si sono solo messe a ridere. Non ero mai uscita dal Sudafrica. Non ero mai volata senza mia mamma, non ero mai stata fuori dal paese. Ero completamente terrorizzata e quando siamo arrivati mi hanno mostrato la stanza in cui avrei alloggiato, un chalet.
Poi il giorno dopo hanno portato un’altra ragazza e lei ha iniziato a fargli un pompino mentre guardava un film, e io mi sono spaventata tantissimo e sono scappata. Era solo molto molto spaventoso e orribile. Sapete, era un posto molto molto spaventoso in cui essere intrappolata da ragazza giovane.
Mi sono svegliata in un laboratorio lì, con tipo sei persone in tute hazmat e una dottoressa che lavorava su di me, e beh, mi sono svegliata, non so nemmeno cosa mi abbiano fatto. Mi sono svegliata in un laboratorio. C’erano persone che lavoravano su di me, sapete, non era un’area ospedaliera normale.
C’era qualcosa di molto molto strano che è successo e io non so cosa sia. Hanno provato a fare un sacco di cose strane. Voglio dire, se sapessi di più sarei morta, no? Ma come sappiamo tutti c’è una grande copertura qui e penso che questi criminali siano capaci di molto più di quanto possiamo comprendere. Quindi vorrei conoscere la verità ma se la conoscessi probabilmente sarei morta.
E come ho detto prima, probabilmente mi vogliono già morta. Non posso uscire. Non posso nemmeno andare in spiaggia. Mi hanno seguita. Mi hanno tagliato le gomme. E so di non essere pazza. Ho vissuto tutta la vita a Cape Town. Da giovane prendevo il treno. Prendevo i taxi. Non avevo problemi a uscire da giovane a Cape Town. Ma ora non posso uscire perché mi tagliano le gomme.
Penso no no no, decisamente non suicidio. O è omicidio o è vivo da qualche parte. Recentemente pensavo che fosse ancora vivo ma ora non ne sono più sicura. Non sono sicura. La cosa è che decisamente non è stato suicidio. Assolutamente no. Quell’uomo non si sarebbe mai suicidato. Era un megalomane. I megalomani non si suicidano.
casa di jeffrey epstein
telecamere a casa di jeffrey epstein
le giovani vittime di jeffrey epstein
stephen hawking sull isola di jeffrey epstein 1
stephen hawking sull isola di jeffrey epstein
pc a casa di jeffrey esptein
sex toys a casa di jeffrey epstein
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