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CHIUSA LA MAXI INCHIESTA SUL SALONE DEL LIBRO: CI SONO 29 INDAGATI TRA CUI L’EX SINDACO DI TORINO, PIERO FASSINO, E L’ATTUALE ASSESSORE ALLA CULTURA, ANTONELLA PARIGI - I REATI A VARIO TITOLO CONTESTATI DALLA PROCURA SONO DI PECULATO, TURBATIVA D'ASTA, FALSO IDEOLOGICO IN ATTO PUBBLICO (FALSO IN BILANCIO) - L’ACCUSA DI AVER “GONFIATO” IL VALORE DEL MARCHIO PER UNA CIFRA DI 1,8 MILIONI DI EURO…
Giuseppe Legato per www.lastampa.it
Tre filoni di inchiesta, anni di indagini, blitz a puntate. E’ ufficialmente conclusa da stamattina, 17 gennaio 2019, la maxi indagine della procura di Torino sul Salone del Libro negli anni che vanno dal 2010 al 2015. E sono 29 le persone che stanno ricevendo in queste ore l’avviso ex 415 bis con i singoli titoli di reato contestati.
I filoni
E’ un’inchiesta trasversale che tocca più mondi e strati della kermesse: dai conti, alle location di svolgimento, dall’organizzazione, ai privati, ai finanziamenti dagli enti pubblici fino al mondo politico che ha sempre fatto da regia alla manifestazione decidendone indirizzi e budget di spesa. I reati a vario titolo contestati dalla procura sono di peculato, turbativa d'asta, falso ideologico in atto pubblico (falso in bilancio).
Gli indagati
Tra coloro che stamattina sono stati raggiunti dalle comunicazioni della procura vi è anche l’ex sindaco di Torino Piero Fassino, l'attuale assessore regionale alla Cultura, Antonella Parigi, Rolando Picchioni, Giovanna Milella ex presidente della Fondazione del Libro succeduta a Picchioni e Michele Coppola, ex assessore regionale della giunta Cota.
Tra le contestazioni principali c'è quella relativa al valore «gonfiato» del marchio del salone per una cifra di 1,8 milioni di euro: ovvero circa otto volte di più di quanto si è rivelato tre anni dopo. Il fine – secondo l’accusa - era di coprire i debiti «inducendo in errore i componenti del consiglio di amministrazione e l'assemblea dei soci». Ma nel mirino dell'inchiesta ci sono anche gli affidamenti ala multinazionale francese Gl Event della kermesse del 2015 e del bando 2016-2018. Sono usciti dell'inchiesta i consiglieri di amministrazione della Fondazione. Tra questi Walter Barberis e il costituzionalista Enrico Grosso per i quali è stata chiesta l'archiviazione.
piero fassino antonella parigi
L’inizio dell’inchiesta
L’indagine iniziò ufficialmente la mattina del 22 maggio 2015. I carabinieri e la guardia di Finanza si presentarono nella sede della Fondazione del Libro per perquisirla. Indagarono per peculato il ventennale «frontman» della kermesse: Rolando Picchioni. A lui è contestato un peculato – dal 2010 al 2015 – che ammonterebbe a circa 800 mila euro (ma anche una presunta truffa nei confronti di Regione e Comune). Secondo l’accusa, erano state fatte emettere da persone compiacenti fatture per operazioni mai eseguite in modo da far uscire soldi dalle casse della Fondazione. Picchioni è già stato condannato a due anni per calunnia, nel processo da cui nel 2016 ha preso il via l'intera indagine.
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