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TROPPE BEVANDE ZUCCHERATE POSSONO RENDERE LA VITA AMARA – IL CONSUMO DI "SOFT DRINK" PUÒ AUMENTARE IL RISCHIO DI DEPRESSIONE – LO RIVELA UN NUOVO STUDIO CONDOTTO IN GERMANIA: LE BIBITE GASSATE AUMENTANO LA PRESENZA DEL BATTERIO EGGERTHELLA NELL’INTESTINO: QUESTO MICRORGANISMO È PRESENTE DI SOLITO IN BASSE QUANTITÀ MENTRE UN SUO INCREMENTO È ASSOCIATO ALLO SVILUPPO DI SINTOMI DEPRESSIVI, INFIAMMAZIONE SISTEMICA E ALTERAZIONI METABOLICHE – IL RISCHIO È PIÙ ALTO PER LE DONNE…
Estratto dell’articolo di Anna Fregonara per “Salute – Corriere della Sera”
[…] Uno studio pubblicato su Jama Psychiatry rivela che chi consuma più bibite zuccherate e gassate ha una probabilità più alta di associazione a un rischio di disturbo depressivo maggiore, soprattutto fra le donne. Un dato ancora più significativo se si considera che il consumo di queste bevande è in crescita in tutto il mondo, soprattutto tra bambini e adolescenti.
La ricerca è stata condotta in Germania su 405 adulti con diagnosi clinica di disturbo depressivo maggiore e 527 senza depressione che hanno costituito il gruppo di controllo. In letteratura il consumo regolare di queste bevande è già da tempo collegato a un maggior rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.
[…] «Questa volta i ricercatori hanno indagato altri meccanismi biologici per cercare una spiegazione ai loro dati, concentrandosi in particolare sul microbiota intestinale, quei miliardi di microrganismi che popolano l’intestino e che svolgono un ruolo importante anche nella regolazione della salute mentale», spiega Luca Masucci, professore aggregato Istituto di Microbiologia, responsabile U.O. Diagnostica molecolare e manipolazione del microbiota, al Policlinico Gemelli di Roma.
«Hanno notato che un maggiore consumo di bevande zuccherate e gassate era associato, nelle donne, a un aumento del batterio Eggerthella nei campioni fecali. Questo microrganismo è presente di solito in basse quantità mentre un suo aumento sembra essere associato allo sviluppo di sintomi depressivi, infiammazione sistemica, alterazioni metaboliche e a una ridotta produzione di metaboliti benefici da parte del microbiota intestinale.
Metabolizza sostanze come l’arginina, trasformandola in composti tossici e pro-infiammatori, e l’acetato, sottraendolo a “batteri” buoni. Di conseguenza, quando diventa dominante può ridurre la sintesi batterica di butirrato, un acido grasso a catena corta dalle proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive. Questo squilibrio può favorire processi di infiammazione sistemica e ridurre la disponibilità di triptofano, l’aminoacido precursore della serotonina, influenzando così l’umore».
Secondo i ricercatori, l’aumento della presenza di Eggerthella spiega fino al 5% dell’associazione tra consumo di soft drink e maggiore gravità dei sintomi depressivi. «Non è una percentuale elevata, ma è sufficiente a ipotizzare un meccanismo biologico plausibile e a rafforzare quanto già sia conosciuto sulla stretta interconnessione tra dieta, microbiota e salute mentale: la mente può influenzare il microbiota e il microbiota può influenzare la mente», conclude il professore. […]
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