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UNO DEI PRETI PIÙ FAMOSI DEL MONDO...NON È UN SACERDOTE! - È DI GIOVANNI GALIZIA IL VOLTO FOTOGRAFATO NEL CELEBRE CALENDARIO DI PRETI (UN PO' FRU-FRU) VENDUTO A ROMA: LO SCATTO AMMICCANTE RISALE A 23 ANNI FA - GALIZIA, CHE NON HA MAI PRESO I VOTI, HA 39 ANNI E DI LAVORO FA L'ASSISTENTE DI VOLO: "L'IMMAGINE VENNE SCATTATA A PALERMO, NEL 2004, DA PIERO PAZZI. TRA UN’USCITA E UN’ALTRA, A UN CERTO PUNTO MI HA CHIESTO SE MI ANDASSE DI PARTECIPARE. ERA UN GIOCO. NON CI HO MAI GUADAGNATO UN EURO" - "SUI SOCIAL LA GENTE NON SI TRATTIENE E DICE: MA 'QUESTO ORMAI C’AVRÀ 80 ANNI'"
Estratto dell'articolo di Lorenzo D'Albergo per www.repubblica.it
Ride, non può farne a meno. «Sono il prete più famoso di Roma? No, mi dicono che quello sia il Papa. Così almeno ho sentito dire». Giovanni Galizia ormai ci ha fatto l’abitudine. D’altronde sono 23 anni che il suo primo piano apre il calendario romano, una raccolta di 12 scatti di religiosi. Parroci e chierichetti ammiccanti il giusto.
La collezione costa 10 euro — anche se in qualche negozio di souvenir i commercianti ci marciano e ne chiedono un paio in più — ed è ormai diventato parte integrante del tessuto urbano del centro storico. Impossibile non incrociare il suo sguardo, stampato in bianco e nero su carta patinata, passeggiando tra Fontana di Trevi e il Colosseo.
Ecco, in quel calendario Giovanni Galizia si specchia da quasi un quarto di secolo. Peccato che non sia un prete, che non lo sia stato neanche in passato e che si guadagni da vivere facendo l’assistente di volo. «Ma chiariamo subito una cosa», dice il 39enne.
Dica.
«C’è un aspetto che mi ha sempre stranito di questa storia».
Quale?
«Io di sexy in quella foto non ci vedo nulla. Vedo un primo piano, non c’è nulla di sensuale. Nessun ammiccamento».
Eppure il calendario sembra stampato proprio per attrarre le turiste. Tra sacro e profano.
«Si tratta solo di una bella foto, di un volto pulito. Uno scatto esteticamente bello. Un bel volto, regolare, gradevole».
Chiaro. E ora?
«Ora il tempo è passato e si vede. Quello che posso assicurare è che non sono mai stato un prete».
Mai? Potrebbe aver perso la vocazione.
«Ripeto, mai avuta. Questa storia inizia con un amico di amici, con un incontro a Palermo parecchi anni fa. Era il 2004 e il fotografo si chiamava Piero Pazzi. Voleva descrivere le città attraverso un set di foto. E allora ecco Venezia con i gondolieri e Roma con i preti. Tra un’uscita e un’altra, a un certo punto mi ha chiesto se mi andasse di partecipare. Era un gioco, aveva tutto il materiale pronto».
Anche il clergyman.
«Certo».
Nessuno l’ha mai riconosciuta in strada?
«No, non mi è mai capitato. Ma perché non vivo a Roma. Sono famoso solo nella capitale. Una notorietà che mi viene riportata dagli amici. Quando vanno a Roma, mi mandano sempre una foto del calendario».
Uno scatto di successo, lo ammetterà.
«Sì, anche sui social. Lì la gente non si trattiene. “Questo ormai c’avrà 80 anni”, ho letto su Facebook una volta. Beh, ci è andato vicino. Ne compirò 40 a settembre».
In 23 anni, viene da pensare, quella foto le avrà fatto guadagnare qualcosa.
«No, nulla. Non ho mai chiesto un euro. Era uno scherzo. Il fotografo Pazzi? Non lo vedo da un bel po’».
E gli altri preti del calendario? Falsi anche quelli?
«Un altro di certo. Forse non era neanche italiano. Ma le confesso che il mio scatto di sicuro non era romano. La foto mi ritrae davanti a una chiesta barocca della mia Palermo, la chiesa del Gesù di Casa Professa».
Una grande finzione. Come lei, che alla fine non è mai stato un prete.
«Faccio l’assistente di volo. Formo gli equipaggi per una compagnia spagnola. Coordino gli istruttori».
Senta, almeno una copia del calendario la deve avere.
«No, cos’è questo ego ipertrofico. E poi un po’ mi mette ansia pensarmi vicino ai gladiatori e al Papa». [...]
Cosa le è successo?
«Una volta è stata utilizzata da un giornale online legata al Vaticano per la storia di un prete che bestemmiava, si drogava e spacciava. Ho dovuto far causa per ottenere la rimozione. Sento ancora le risate di mia madre. Credo non avesse capito il danno».
In compenso lei non invecchia mai. Uguale a se stesso da 23 anni.
«E invece il tempo è democratico. Passa per tutti. Mi resta il ricordo di un bel gioco. Uno scatto. Pochi secondi». [...]
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