erri de luca

SABOTAGGIO, ADAGIO ADAGIO - FACCI: “A LEGGERE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SU DE LUCA CI SARÀ DA DIVERTIRSI. L’EX CAPO DEL SERVIZIO D'ORDINE DI LOTTA CONTINUA, PROTAGONISTA DELLA CAMPAGNA ‘DI PAROLE’ CHE FAVORÌ L'ASSASSINIO DEL COMMISSARIO CALABRESI, NON HA AVUTO PAURA CHE LE SUE PAROLE POTESSERO OLTREPASSARE LE INTENZIONI”

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Filippo Facci per “Libero Quotidiano”

FILIPPO FACCIFILIPPO FACCI

 

I giudici di Torino, ieri, non hanno sentenziato che l' istigazione a un reato non costituisca reato: hanno deciso che le parole pronunciate a suo tempo da Erri De Luca non hanno semplicemente istigato a niente, e, segnatamente, che non hanno avuto conseguenze. Dunque «il fatto non sussiste».

 

Quindi non è vero, come sosteneva l' accusa e svariati testimoni, che gli assalti al cantiere ebbero un sussulto proprio dopo la pubblicazione delle dichiarazioni di De Luca sul sabotaggio. O meglio: se anche un sussulto ci fosse stato, secondo i giudici, è impossibile individuare un link causa/effetto che sia penalmente sanzionabile.

 

filippo facci con pistolafilippo facci con pistola

Traduzione: se io invito a compiere un reato, io compio un reato; se invito a compiere un reato e poi il reato viene compiuto, beh, è un reato a cui si aggiunge un' aggravante; ma De Luca con le sue parole non invitò a compiere reati, e basta.

 

Se i giudici avessero sentenziato che «il fatto non costituisce reato» avrebbero implicitato che l'istigazione magari c' era stata, sì, ma aveva una giustificazione nel diritto di critica: invece no, a loro dire non c' è stata proprio nessuna istigazione.

 

Questo hanno deciso i giudici di primo grado, e a leggere le motivazioni della sentenza ci sarà da divertirsi. È il caso di ricordare che nelle interviste, quelle incriminate, a De Luca avevano chiesto di commentare le dichiarazioni di Giancarlo Caselli dopo l' arresto di due militanti No Tav; due militanti, cioè, sulla cui auto erano state trovate bottiglie di plastica con benzina, tubi in plastica, cesoie e altro materiale da «sabotaggio».

ERRI DE LUCA PROCESSOERRI DE LUCA PROCESSO

 

Nel maggio precedente, al cantiere, c'era stato un blitz notturno con un attacco a base di bengala e molotov: e le domande a cui rispose De Luca, nelle interviste, legittimavano il sabotaggio e si riferivano a questo, parlavano di questo.

 

Ecco perché Giancarlo Caselli aveva avviato un'indagine per terrorismo e aveva criticato la complicità di intellettuali sostenitori della causa. È lo stesso Giancarlo Caselli che nel novembre 2013 mandò a quel paese Magistratura Democratica: e lo fece - non tutti lo ricordano - dopo che l' associazione aveva lasciato spazio proprio a De Luca e ai suoi inviti al boicottaggio.

 

Ieri l'avvocato Alberto Mittone, legale della società italo-francese (Ltf) che aveva denunciato De Luca, si è limitato a dire questo: «Nei momenti di tensione sociale ci sono dei limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare».

ERRI DE LUCA PROCESSOERRI DE LUCA PROCESSO

 

Ma De Luca - ex capo del servizio d'ordine di Lotta Continua, protagonista della campagna «di parole» che favorì l' assassinio del commissario Calabresi - non ha avuto paura che le sue parole potessero oltrepassare le intenzioni, e figurarsi se l' avrà adesso. Basti che ieri, in attesa della sentenza, ha ripetuto davanti ai giudici: «Confermo la mia convinzione che la linea ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata».

 

Nessun riferimento e cesoie e molotov e altre ambiguità, anzi, lo scrittore ha tirato in ballo una battaglia ideale: «È stata impedita un'ingiustizia, è stata ripristinata la legalità dell' articolo 21». Nientemeno che l'articolo della Costituzione che tutela la libertà d'espressione.

 

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«Procura e Digos devono capire che c' è un limite all' attività di repressione» gli ha fatto ecco Gianluca Vitale, il suo avvocato. Quindi in Italia mancava l' applicazione dell' articolo 21 e c'era la repressione: anche se questo non ha impedito che, dal 2011, ci siano stati oltre cinquanta assalti al cantiere in Valsusa più i danneggiamenti a mezzi e imprese e persone: col rischio che questi gesti ora siano indirettamente legittimati da una sentenza.

 

«Si stava compiendo un esperimento, un tentativo di mettere a tacere parole contrarie» ha detto De Luca: evidentemente i pm pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo erano parte dell'esperimento.

 

Insomma, il momento era grave e l' abbiamo scampata bella: così pare. Forse è per questo che Erri De Luca ha trovato il tempo per lamentarsi di uno scarso appoggio di «intellettuali» e compagnia: «Sono degli assenti e si notano, si sono presi la responsabilità della loro assenza».

 

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Come mai? Ieri lo scrittore Sandro Veronesi, che non era molto in forma, a Repubblica online ha spiegato che «io credevo che sarebbe stato assolto, altrimenti mi sarei mobilitato di più». A De Luca non è bastato il gigioneggiare di ammiratori con la maglietta «#iostoconerri» che era sfoggiata anche da cosiddetti vip come Gad Lerner e Concita De Gregorio al salone del libro di Torino, tantomeno è bastato l'appoggio dei vari Feltrinelli Editore, Luigi Magistris, Roberto Saviano, Alessandro Robecchi, Antonello Caporale, Michela Murgia, Giuseppe Giulietti e varia ammucchiata a domino; tantomeno è bastato l'appello di vari «cineasti europei» tra i quali Wim Wenders, Claudio Amendola, Mathieu Amalric e Constantin Costa-Gavras. Tutta gente sicuramente informatissima sulla questione Tav in Valsusa, c'è da crederlo.

erri de luca e carmen lieraerri de luca e carmen liera

 

A Erri De Luca non è bastato che Domenico Procacci gli abbia dedicato il Nastro d'oro vinto a Taormina, e neppure le mobilitazioni, le letture pubbliche dei suoi libri, le petizioni francesi a cui hanno aderito anche politici e governativi. La ministra della Giustizia francese ha addirittura pubblicato un tweet prima della sentenza. A Erri De Luca non è bastato, a noi - che riconosciamo il conformismo modaiolo lontano un chilometro - sì.

 

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