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“IL VIZIO DELLA DESTRA È STATO PENSARE CHE UN'EGEMONIA CULTURALE SI CREA CON NOMINE E DECRETI” – LO STORICO GIANNI OLIVA: “ALLA DESTRA MANCA UN'IDEOLOGIA DEFINITA. CHE FORMA DI EGEMONIA SI ESERCITA PROMUOVENDO BEATRICE VENEZI A LA FENICE? E CHE SENSO HA AFFIDARE LA DIREZIONE DELLA BIENNALE A BUTTAFUOCO PER POI CRITICARNE APERTAMENTE LE SCELTE? E PERCHÉ ESCLUDERE UN INTELLETTUALE COME MARCELLO VENEZIANI, TANTO SCOMODO QUANTO CAPACE? QUANDO L’EGEMONIA SI COSTRUISCE SULL'ASSENZA DI CULTURA, I RISULTATI NON POSSONO CHE ESSERE QUESTI: POLEMICHE, IRRIGIDIMENTI, DIMISSIONARI, DIMISSIONATI”

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Estratto dell’articolo di Gianni Oliva per “La Stampa”

 

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

Inutile elencare gli infortuni del Ministero della Cultura nell'era Meloni, che hanno riempito (e riempiono) pagine di giornali. Il tema, semmai, è che cosa sottintendono, al di là delle polemiche occasionali.

 

Il primo vizio sta nella premessa: la Destra, almeno dagli anni Settanta, ha patito un complesso di inferiorità e denunciato la supposta egemonia culturale della Sinistra. Vero è che molti intellettuali hanno espresso posizioni di sinistra e assunto potere in enti cultural, ma la cultura "egemone", in Italia, è sempre stata quella cattolica.

 

Gianni Oliva

Lo è stata persino nei decenni lontani di fine Ottocento, quando lo Stato era profondamente laico: Cuore, il pilastro della pedagogia italiana, ignora il Natale, la Pasqua, le preghiere, ma riflette un sentire comune fatto di buoni propositi, di maniere corrette, di fratellanza, di educazione al sacrificio, di comprensione tra le classi.

 

[...] una cultura che ha continuato ad essere tale nell'Italia del Ventennio, dove le liturgie di regime hanno creato spettacolo ma non hanno trasformato il contadino italiano in un acrobata che salta nel cerchio di fuoco; e lo è rimasta nell'Italia democristiana della Prima Repubblica, a dispetto dei tanti registi, scrittori, pittori che guardavano al Partito comunista.

 

Il secondo vizio è stato pensare che un'egemonia si crea con nomine e decreti. Per almeno due secoli il dibattito filosofico si è domandato se è l'ideologia a generare la realtà (idealismo) o la realtà a generare l'ideologia (materialismo).

 

beatrice venezi giorgia meloni

[...]  la Destra ha affrontato il tema in assenza di un'ideologia definita. Quale è l'identità della Destra, oggi? Qua e là sono stati raccolti spunti di provenienze differenti: Tolkien, nel cui universo narrativo si esprimono gerarchie sociali apparentemente allusive a distinzioni razziali (ma Tolkien si espresse durante contro il razzismo nazista);

 

Atreju, protagonista de La storia infinita il cui autore, Michael Ende, pur rifiutando etichette politiche specifiche, era vicino a posizioni progressiste e ambientaliste; all'esordio del governo Meloni è stato richiamato come uomo di destra Dante Alighieri e il ministro Sangiuliano ha immaginato un pantheon di riferimenti che spaziavano da Giuseppe Prezzolini, a Benedetto Croce, a Giovanni Gentile ma coinvolgevano anche Piero Gobetti e Antonio Gramsci.

 

Buttafuoco e Meloni alla mostra su Tolkien allo Gnam

La somma di citazioni e di appropriazioni non basta a fare un'identità. E mancando un'identità manca un progetto: quale è il progetto di informazione e programmi per rilanciare la televisione pubblica?

 

Quale è il progetto per sviluppare il teatro, il cinema, la musica, la danza, l'arte partendo dalle generazioni più giovani? Quale è il progetto per sostenere l'editoria? Quando la partenza è fondata su premesse sbagliate, lo sviluppo non può che essere sbagliato.

 

Che forma di egemonia culturale si esercita promuovendo Beatrice Venezi a La Fenice? Esiste forse un modo di "destra" o "sinistra" di dirigere un'orchestra? E che senso ha affidare la direzione della Biennale ad un uomo di valore (oltreché di area) come Pierangelo Buttafuoco per poi criticarne apertamente le scelte? E, ancora, perché escludere un intellettuale come Marcello Veneziani, tanto scomodo quanto capace?

 

marcello veneziani

L'egemonia culturale si costruisce quando c'è assonanza tra la forza politica al governo e il sentire comune: "egemonia" significa la costruzione di consenso attorno ad un sistema valoriale e come tale richiede tempo, intelligenze, aperture.

 

Quando la si costruisce sull'assenza di cultura, i risultati non possono che essere questi: polemiche, irrigidimenti, dimissionari, dimissionati. E l'egemonia meloniana (come ha scritto ieri su La Stampa Alberto Mattioli) finisce in macerie.

giorgia meloni beatrice venezi meloni buttafuoco