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HACKERS DE’ NOANTRI – IL POLIZIOTTO CAPO PANSA AL COPASIR: DOPO IL CASO HACKING TEAM “CI SONO STATI RALLENTAMENTI IN MOLTE INDAGINI, SOPRATTUTTO IN QUELLE PER TERRORISMO INTERNAZIONALE” – ADESSO LE POLIZIE CERCANO UN NUOVO FORNITORE DI SOFTWARE-SPIA, CHE SARÀ STRANIERO

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Marco Mensurati e Fabio Tonacci per “la Repubblica

 

«L’ultima volta che abbiamo fatto i controlli su Hacking Team è stato nel 2011, in sede di rinnovo del contratto». È forse questo il passaggio più delicato dell’audizione di ieri del capo della Polizia Alessandro Pansa, insieme al capo della Postale Roberto Di Legami, davanti al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Quattro anni senza che nessuno verifichi cosa stia succedendo nella società che vende il software spia “Rcs-Galileo” non solo alla Polizia, ma anche ai Carabinieri, alla Finanza, all’Aise e a diversi soggetti privati, sono oggettivamente troppi.

DAVID VINCENZETTI - HACKING TEAMDAVID VINCENZETTI - HACKING TEAM

 

Se infatti qualcuno si fosse disturbato prima, avrebbe scoperto che Hacking Team nel trienno 2012-2014 stava avendo più di un problema: dipendenti che se ne andavano portando con sé il codice sorgente di “Rcs”, battaglie legali interne, voci (rivelatesi poi fondate) di rapporti con regimi liberticidi.

 

Il punto è che il 6 luglio scorso, Hacking Team è stata vittima di un’intrusione informatica: 420 gigabyte di dati, contenenti documenti riservati, email, il codice sorgente di Rcs e il manuale per utilizzarlo, sono stati trafugati e pubblicati su Internet. Sul caso sta lavorando la procura di Milano, che ha iscritto nel registro degli indagati alcuni ex dipedenti che hanno fondato un’altra società a Malta.

 

Sostiene Pansa, davanti al Copasir: «Ci sono stati dei rallentamenti in molte indagini, soprattutto in quelle per terrorismo internazionale per cui si faceva un utilizzo molto diffuso di Rcs». Nel caso dei due estremisti arrestati a Brescia la settimana scorsa, le operazioni invece sarebbero state accelerate.

 

HACKING TEAMHACKING TEAM

Numeri precisi non sono stati comunicati. Quello che è successo, ha spiegato il capo della Polizia, è che gli investigatori sono stati costretti a disattivare immediatamente da remoto il trojan installato su computer e smartphone degli indagati intercettati. Prima ancora che gli antivirus, aggiornati dalle case produttrici per individuare Rcs, permettessero agli “obiettivi” di sapere di essere spiati. «Non ci risultano disvelamenti di questo tipo».

 

pansa_alessandro poliziapansa_alessandro polizia

Nemmeno sono state rilevate situazioni in cui gli spiati, grazie alla manipolazione del software di Hacking Team, siano diventati spioni. «I dati venivano incamerati su computer diversi da quelli utilizzati per intercettare», dice Pansa. Non solo. La società milanese ha potuto intervenire da remoto solo per aggiornare il programma, e il flusso delle informazioni era univoco: da Hacking Team ai computer dei poliziotti. «Mai viceversa».

 

E però Pansa parla lo stesso di «danno», perché adesso gli inquirenti si trovano senza un’arma fondamentale nelle inchieste sul terrorismo di matrice islamica (il proselitismo e la radicalizzazione avviene spesso online), sulla mafia e su reati quali la pedopornografia in Rete.

 

Angelino Alfano e il capo della polizia, Alessandro PansaAngelino Alfano e il capo della polizia, Alessandro Pansa

I membri del Copasir hanno chiesto come il Dipartimento di Pubblica Sicurezza intenda risolvere la questione. «Stiamo cercando un nuovo interlocutore». Significa andare sul mercato estero perché in Italia non esistono altre società del calibro di Hacking Team. Significa, anche, che prima di scegliere un nuovo partner il Viminale dovrà fare verifiche molto approfondite prime concedere il Nos, il Nulla Osta Sicurezza che la società milanese aveva, ottenuto nel 2004 al tempo del primo contratto con la Polizia di Stato. E rinnovato di volta in volta, con cadenza troppo elastica.

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Sulla vicenda sono chiamati a riferire la settimana prossima al Copasir il generale Manenti dell’Aise, il comandante generale dei Carabinieri Del Sette e quello della Finanza Capolupo. E anche il ministro della Giustizia. Da lui i membri del Comitato vogliono sapere il numero delle procure che hanno autorizzato l’uso del software-spia e i risultati così ottenuti.