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IN FUGA DAI MISSILI DELL’AYATOLLAH! – QATAR AIRWAYS SPOSTA PARTE DEI SUOI AEREI IN SPAGNA PER DIFENDERLI DAGLI ATTACCHI IRANIANI – NEGLI ULTIMI GIORNI QUASI VENTI JET DELLA COMPAGNIA DI DOHA SONO ATTERRATI A TERUEL, UN EX AEROPORTO MILITARE. ALTRI ARRIVERANNO NEI PROSSIMI GIORNI – A CAUSA DEL CONFLITTO NEL GOLFO, QATAR AIRWAYS, UNO DEI COLOSSI DEL TRASPORTO AEREO DI LUNGO RAGGIO, È PASSATA DA SEICENTO VOLI AL GIORNO A UN CENTINAIO…
Estratto dell’articolo di Leonard Berberi per www.corriere.it
Poco dopo le quattro e mezzo del pomeriggio, venerdì 20 marzo, un Airbus A350 di Qatar Airways, decollato ore prima da Città del Capo, Sudafrica, è atterrato (vuoto) in mezzo a un panorama quasi desertico. Non del Golfo, dove si trova l’hub della compagnia.
Ma della penisola iberica, nei piazzali di Teruel, l’aeroporto che accoglie velivoli in uscita o per un riposo prolungato. È stato il quinto jet del vettore di Doha arrivato in giornata, il diciannovesimo della flotta nell’ultima settimana. E per una ragione soltanto: per difenderli dagli attacchi di Teheran da quando la guerra in Medio Oriente non risparmia nemmeno aerei e scali.
Tredici Airbus A330, quattro A350, un A380 (a due piani, l’aereo più capiente del mondo) e un Boeing 787 di Qatar Airways si trovano in questi giorni a Teruel — a metà strada tra Madrid e Barcellona —, stando all’analisi del Corriere sui movimenti registrati da Flightradar24.
Quasi tutti sono partiti dagli scali nel mondo nei quali si sono ritrovati bloccati — dall’inizio del conflitto — dopo la chiusura dello spazio aereo sopra il Golfo. Altri jet arriveranno sabato 21 marzo, secondo il programma ancora preliminare.
Qatar Airways, uno dei colossi del trasporto aereo di lungo raggio, è passata da circa 600 voli al giorno — prima della guerra — a un centinaio. […]
[…] L’impianto non è stato scelto a caso. Il suo contesto geografico lo rende un luogo ideale, con un clima quasi sempre secco e privo di salsedine, elementi che consentono una conservazione «naturale» degli aerei, che altrimenti finirebbero per rovinarsi con il passare delle settimane.
«Non sappiamo quando questa situazione finirà, per questo lavoriamo settimana per settimana», ha detto alla stampa locale Alejandro Ibrahim, direttore generale dello scalo. Una situazione, questa, «per niente normale».
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