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"IN TANTI VOGLIONO UCCIDERMI” – AL PROCESSO "HYDRA" PARLA GIOACCHINO AMICO, 39ENNE ORA COLLABORATORE DI GIUSTIZIA, RITENUTO DAGLI INQUIRENTI UN RIFERIMENTO AL NORD DEL ROMANO CLAN SENESE DI CAMORRA: “LÀ FUORI C’È GENTE MOLTO FEROCE IN GRADO DI INFILTRARSI OVUNQUE, INFILTRARSI IN POLITICA. ERO COORDINATORE CITTADINO A CANICATTÌ DI ‘FARE’, IL PARTITO POLITICO DI FLAVIO TOSI CHE CONOSCO BENE” - DI “RAPPORTI TRA ORGANIZZAZIONI MAFIOSE E ESPONENTI POLITICI LOCALI E NAZIONALI” DICEVA DI “POTER RIFERIRE” ANCHE BERNARDO PACE, IL 62ENNE TRAPANESE CHE SI È TOLTO LA VITA NEL CARCERE DI TORINO: “MESSINA DENARO VENIVA A MILANO...”
Estratto dell’articolo di Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
gioacchino amico antonio messina antonino galioto
Sul lato della Procura i primi verbali di un quinto collaboratore di giustizia (dopo il quarto appena suicidatosi in carcere a Torino), con un mare di omissis sotto cui si intuiscono risposte sui «rapporti con politici» o confidenze su asseriti viaggi milanesi dell’allora superlatitante di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro; sul lato invece di uno dei principali imputati (Rosario Abilone) l’istanza alla Cassazione di spostare da Milano il processo, per asserita mancata serenità della sede dopo il comunicato il 13 gennaio dei presidenti del Tribunale sulle 62 condanne a 5 secoli (con 18 assoluzioni) emesse dal gup Emanuele Mancini nel rito abbreviato. Comincia così il 19 marzo nell’aula bunker di San Vittore il processo di criminalità organizzata «Hydra» ai 45 imputati del rito ordinario.
Tra essi Gioacchino Amico, 39enne di Canicattì (Agrigento) ma ritenuto dagli inquirenti un riferimento al Nord del romano clan Senese di camorra, il 4 gennaio 2021 era stato il protagonista di quell’intercettazione che per la pm Alessandra Cerreti, «se questo fosse un film, sarebbe il titolo»: «Acquisteremo tutte le cose che ci va a costare, asse, non asse, costruiremo tutto sempre e dove: con i proventi di Milano, Milano; con i proventi Roma, Roma; con i proventi di Calabria, Calabria; con i proventi di Sicilia, Sicilia. Così sul territorio non abbiamo discordanze».
E proprio lui, emerge ieri, ha scelto di collaborare il 3 febbraio: un po’ perché «voglio riabilitarmi (...), ho peraltro iniziato un percorso di fede», e un po’ perché «in tanti vogliono uccidermi» e «il mio dovere morale è anche fermare queste persone per non creare un danno anche ai qui presenti» (i pm).
«C’è gente libera molto feroce (...) in grado di infiltrarsi ovunque (...), infiltrarsi in politica», evoca Amico, che si dice «coordinatore cittadino» a Canicattì di «“Fare”, il partito politico» di «Flavio Tosi» che «conosco bene» (l’ex sindaco di Verona è oggi eurodeputato di Forza Italia).
Di «rapporti tra organizzazioni mafiose e esponenti politici locali e nazionali» dice di «poter riferire» anche la voce postuma (nel primo verbale il 19 febbraio depositato ieri) del quarto collaboratore: il 62enne trapanese Bernardo Pace, che, due mesi fa condannato in abbreviato a 14 anni e 4 mesi, lunedì scorso si è impiccato in carcere a Torino.
«Anche se mi resta poco da vivere, avendo un cancro, intendo passare il resto della vita con la mia famiglia lontano dal mio vissuto sinora», aveva esordito con i pm, affermando ad esempio d’aver saputo dal coimputato Paolo Errante Parrino (78enne cugino del boss Matteo Messina Denaro) che il superlatitante (morto il 25 settembre 2023) a volte «veniva a Milano e si vedevano con Errante Parrino nello studio dell’avvocato morto che era cognato di Errante Parrino», Giovanni Bosco, con il quale aveva lavorato sino alla morte in montagna nel 2021 il figlio della sorella di Messina Denaro, e che il 17 aprile 2024 è morto di infarto mentre veniva arrestato in una differente inchiesta su reati societari.
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paolo aurelio errante parrino inchiesta hydra
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