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Da “il Giornale”
Milano Un doppio colo di scena che fa scricchiolare il procedimento Eni-Saipem. Pietro Varone, uno delle fonti fondamentali per la procura di Milano, a sorpresa smonta il discorso tangenti, almeno e per quel che riguarda il teatro algerino.
Varone dice senza tanti giri di parole che non ha mai visto né sentito parlare di tangenti consegnate dal mediatore, in realtà consulente, Farid Bedjaoui al ministro algerino dell'energia Chekib Kehlil.
L'accusa resta di sasso, la domanda viene riproposta nel corso dell'incidente probatorio, ma Varone, ex Chief operating officer di Saipem, non cambia linea. È vero, ci sono stati incontri fra i vertici di Eni-Saipem, a cominciare da Paolo Scaroni, e lo stesso ministro in particolare a Vienna nel corso di una riunione dell'Opec, ma questo particolare dev'essere letto per quello che è fino a prova contraria: è normale che i vertici del colosso petrolifero italiano abbiano incontrato i ministri di uno dei più importanti produttori di greggio al mondo. Sarebbe strano il contrario.
Il problema è che Varone, a suo tempo arrestato e oggi difeso dagli avvocati Davide Steccanella e Alessandro Pistochini, nega quel che la procura cerca di dimostrare. E già che c'è assesta un secondo colpo: per i sette appalti vinti nel periodo 2006-2010, sette sui venti ai quali aveva partecipato, Saipem aveva formulato l'offerta «al prezzo più basso».
Insomma, non solo il manager non avrebbe saputo del passaggio di mazzette ma anche i dati tecnici dei contratti stipulati andrebbero nella stessa direzione: difficile immaginare che da un'offerta e a prezzi già stracciati si possa ricavare la cresta da girare al politico di turno.
Un altro manager di Saipem, Tullio Orsi, conferma: le proposte Saipem erano convenienti dal punto di vista finanziario per il governo algerino. Non solo: erano quelle tecnicamente più qualificate. In sostanza, l'ipotesi investigativa della Procura perde colpi. Cadono, almeno a sentire il teste, le dazioni al ministro.
Non risultano irregolarità nell'assegnazione dei 7 appalti sui cui si era concentrata l'attenzione della procura di Milano. Certo, restano gli incontri contestati a Scaroni; quello a Vienna e l'altro a Parigi nella lussuosa cornice dell'Hotel George V. Ma potrebbe cambiare, il condizionale è d'obbligo, la lettura dei fatti contestati.
Se le procedure seguite sono state corrette, allora i meeting potrebbero rientrare in una normale, anzi per certi versi doverosa, attività di rapporti con le istituzioni da parte dell'Eni. La procura però va avanti per la sua strada. La battaglia prosegue.
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