DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA…
O LE INDAGINI SUL CASO GARLASCO SONO STATE CONDOTTE A CAZZO DI CANE O QUALCUNO E' IN MALAFEDE - L'EX PM DI PAVIA GIULIA PEZZINO, CHE COORDINÒ LA PRIMA INDAGINE SU ANDREA SEMPIO (ARCHIVIATA NEL 2017) RIVELA AI PM: "MI DISSERO CHE DALLE INTERCETTAZIONI NON ERA EMERSO NULLA DI RILEVANTE. NON AVEVO IDEA CHE TALE LAVORO FOSSE STATO TRASCURATO, PER ME ERA CENTRALE. NON ME LO SPIEGO" - LA PROCURA DI BRESCIA INDAGA PER CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI SULL'EX PM MARIO VENDITTI E SUL PADRE DI ANDREA SEMPIO, GIUSEPPE - AI MAGISTRATI, IL MARESCIALLO GIUSEPPE SPOTO HA DICHIARATO CHE, NEL 2017, "NON AVEVA CURATO CON PARTICOLARE ATTENZIONE L'ASCOLTO DELLE INTERCETTAZIONI E CHE VENDITTI GLI AVEVA DATO INCARICO DI TRASCRIVERE IN FRETTA PER ARCHIVIARE" - I CONTATTI TRA LA FAMIGLIA SEMPIO E IL CARABINIERE SILVIO SAPONE - I VERBALI DEGLI AMICI DEL 38ENNE INDAGATO SMENTISCONO LA LINEA DIFENSIVA SULLE TRACCE DI DNA TROVATE SULLE UNGHIE DI CHIARA POGGI. È QUASI IMPOSSIBILE CHE MATERIALE GENETICO RICONDUCIBILE A SEMPIO SIA FINITO PER CASO SULLE MANI DELLA VITTIMA...
PM CHE ARCHIVIÒ SEMPIO, 'NON SAPEVO AVESSERO TRASCURATO INTERCETTAZIONI'
(ANSA) - MILANO, 11 MAG - "All'epoca mi avevano detto che non era emerso nulla di rilevante. Non avevo idea che tale lavoro fosse stato trascurato, per me era centrale. Ho appreso delle difformità ora emerse e non me lo spiego".
Così l'ex pm di Pavia Giulia Pezzino, che coordinò la prima indagine su Andrea Sempio archiviata nel 2017, ha risposto, sentita come teste nel filone bresciano del caso Garlasco, sul tema delle intercettazioni che vennero effettuate all'epoca. E che poi la Procura pavese nella nuova inchiesta ha voluto riascoltare e trascrivere di nuovo, segnalando una serie di omissioni.
DIMISSIONI GIULIA PEZZINO - 18 FEBBRAIO 2025
Pezzino, così come gli ex legali di Sempio, tra cui Massimo Lovati, e il carabiniere Silvio Sapone, sono stati ascoltati nei mesi scorsi, sul capitolo delle tante anomalie e dei contatti opachi, nell'inchiesta bresciana per corruzione in atti giudiziari sull'ex procuratore pavese Mario Venditti e sul padre di Sempio. E quei verbali, in gran parte emersi in passato, sono stati depositati nell'inchiesta chiusa per omicidio aggravato a carico del 38enne.
Il maresciallo Giuseppe Spoto, hanno spiegato i pm bresciani a Pezzino, "ha dichiarato" a Brescia che "non aveva curato con particolare attenzione l'ascolto delle intercettazioni e che Venditti gli aveva dato incarico di trascrivere in fretta per archiviare". E hanno chiesto: "Come se lo spiega?".
L'ex pm: "Mi sembra molto strano perché per me era un'indagine molto importante e di particolare delicatezza, in cui ho profuso ogni sforzo. Non nego che volevo chiarire velocemente le posizioni sia di Sempio, che era sotto i riflettori, sia di Stasi, anche per rispetto della famiglia Poggi". E ancora i pm: "Dai tabulati di Sempio ci risultano una ventina di contatti con Sapone". L'ex pm: "Se me l'avessero detto avrei dato indicazione di dare atto dei contatti e di riferirne il motivo".
STASI, BATTAGLIA PER LA REVISIONE LA PROCURATRICE: "È COMPLICATA"
Estratto dell'articolo di C.R.G. e M.Pi. per “la Repubblica”
MARIO VENDITTI E ANDREA SEMPIO
Sostiene l'aggiunto pavese Stefano Civardi, nelle cento pagine spedite in Procura generale a Milano: «Qualsivoglia magistrato che leggerà il presente incarto processuale non si confronterà con una ipotesi fantasiosa e astrusa, distante dal senso comune delle cose».
Frase che cita e ribalta un passaggio della sentenza d'Appello bis del 2014, la prima con un colpevole per il delitto di Chiara nel 2014, prima di ricordare «quelle indagini su cui puntava con il proprio esposto la difesa del condannato Stasi, anche per proporre eventualmente istanza di revisione al termine delle stesse», che «non furono mai fatte nel 2017» dal predecessore Mario Venditti.
Un ottimismo che si sposa con l'entusiasmo dell'avvocato Giada Bocellari, storica legale dell'ex bocconiano, per un lavoro che «ha letteralmente disintegrato la sentenza di condanna di Alberto Stasi, evidenziando una serie lunghissima di nuovi elementi di prova che dimostrano l'assoluta innocenza dello stesso». E un «quadro di contesto giudicato spaventoso e gravissimo, avendo fortemente inciso, tra l'altro, sul diritto di Stasi di dimostrare prima la propria innocenza. La difesa è adesso al lavoro per accelerare i tempi della revisione».
Istanza che Bocellari e il collega Antonio De Rensis effettueranno in parallelo con lo studio delle carte da parte della procuratrice generale Francesca Nanni e nell'attesa di una seconda istanza "istituzionale" alla Corte d'Appello di Brescia che avrebbe particolare peso. «Ci vorrà tempo — fa sapere il magistrato, dosando parole ed equilibri — perché è una questione complicata, delicata e difficile».
E, nel caso, scatenerà l'ultima battaglia processuale con la controparte, gli avvocati della famiglia Poggi che da quasi 19 anni sono i più agguerriti sostenitori della colpevolezza del fidanzato, finora sancita dalla Cassazione. Gian Luigi Tizzoni non molla la presa: «Dalla lettura delle consulenze non emergono realmente elementi che possano sconfessare la sentenza passata in giudicato — ripete — proprio non vedo spazio per una revisione».
ANDREA SEMPIO A POMERIGGIO CINQUE
[...]
Il tasto dolente emerso dalle intercettazioni è l'ostilità dei Poggi alla nuova indagine. «Oggi sono particolarmente dispiaciuti e demoralizzati — prosegue Tizzoni — questa inchiesta è stata unidirezionale, volta sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi. [...]
I VECCHI AMICI DI SEMPIO "NON ANDAVAMO MAI NELLA CAMERA DI CHIARA"
Estratto dell'articolo di Monica Serra per "la Stampa"
IMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO - RICOSTRUZIONE DEI POSSIBILI EVENTI
Sono le parole di tutti gli amici contro la sua. Quel Dna sulle unghie di Chiara Poggi divenuto uno dei capisaldi delle accuse della procura di Pavia contro Andrea Sempio è sempre stato giustificato dall'indagato e dai suoi difensori.
Nelle varie interviste rilasciate nell'ultimo anno e mezzo, la tesi è sempre stata la stessa: Sempio frequentava casa Poggi, giocava con Marco, il fratello di Chiara, e gli altri amici ai videogame sul computer in camera della vittima. E quindi quel Dna sulle mani della vittima, che per i carabinieri e l'anatomopatologa Cristina Cattaneo è segno della lotta con l'assassino, e che è stato giudicato compatibile con la linea maschile della famiglia dell'indagato, per la difesa potrebbe essere finito lì tramite il contatto «mediato» da un oggetto. Primo tra tutti, la tastiera di quel pc.
IMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO
Ma a smentire la tesi di Sempio e di Marco Poggi - che ha confermato quanto sostenuto dall'amico - è stato il resto dell'inseparabile compagnia che si incontrava al Punto Zero in piazza a Garlasco. Mattia Capra, Roberto Freddi e fra' Alessandro Biasibetti (all'epoca il fidanzato dell'avvocata di Sempio, Angela Taccia, e dal 7 dicembre del 2024 diacono).
Sentiti il 10 e il 27 marzo del 2025, tutti e tre gli amici che vivono ancora a Garlasco hanno negato di aver frequentato il primo piano della villetta di via Pascoli, quello in cui c'erano le camere da letto di Marco e Chiara. «A casa di Marco giocavamo solamente alla Nintendo Gamecube. Posso però dirvi che erano più le volte che ci vedevamo a casa mia perché avevo la Playstation 2, alcune volte anche a casa di Freddi - ha messo a verbale Capra - da Marco ci vedevamo sempre nel salottino piccolo al piano terra». E al piano di sopra? «No», la risposta di fra' Biasibetti.
Neanche in camera di Marco? «Può essere capitato, ma sarà stata una cosa rara. Eravamo sempre nel salotto», spiega il diacono. E in camera di Chiara? «Sicuramente ancor meno di quanto sono potuto andare in camera di Marco. Sono talmente poche le volte che siamo andati al piano di sopra». Anche Freddi conferma: «Andavamo maggiormente da Capra e Biasibetti, altre volte da Marco… al piano di sopra era difficile che si andasse». E in camera di Chiara per vedere qualcosa sul pc? «Assolutamente no».
IMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO
Nessuno dei tre, così come il fratello Marco, almeno fino all'ascolto del 20 maggio scorso, ha mai menzionato la cantina. Nessuno quindi ha fornito una spiegazione all'«impronta 33» sul muro della scala su cui è stato trovato il corpo massacrato di Chiara il 13 agosto del 2007 ora ritenuta riconducibile con quindici minuzie alla mano destra di Sempio che già tante attenzioni aveva destato nei Ris dell'epoca perché «era bagnata», «faceva senso», sembrava «un appoggio lungo la parete della scale strette e tortuose e senza un corrimano». [...]
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