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“ORA TE LA FACCIAMO PAGARE” – L’INCUBO VISSUTO DALLA MOGLIE DI UN DIPENDENTE DELLA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA, PICCHIATA, VIOLENTATA E DERUBATA DA TRE UOMINI CHE HANNO FATTO IRRUZIONE NELLA SUA ABITAZIONE A ROMA, NEL QUARTIERE PRATI – LA BANDA È ENTRATA IN CASA CON UN PRETESTO (“SIGNORA, C’È UNA RACCOMANDATA DA FIRMARE”) UNA VOLTA APERTA LA PORTA, LA VITTIMA È STATA AGGREDITA, COLPITA ALLA TESTA CON IL CALCIO DI UNA PISTOLA, LEGATA E IMBAVAGLIATA – I MALVIVENTI HANNO RUBATO CONTANTI E GIOIELLI PER CIRCA 2MILA EURO, POI AVREBBERO ABUSATO DELLA DONNA – GLI INQUIRENTI NON ESCLUDONO CHE SI SIA TRATTATO DI UNA "VENDETTA" PER IL LAVORO DELLA MARITO DELLA VITTIMA…

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DAGONEWS

 

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Come racconta Luisa Urbani per Il Messaggero, una violenta rapina a mano armata si è consumata in pieno giorno nell’abitazione di un dipendente della Dia, a Roma, nel quartiere Prati.

 

Tre uomini, descritti come italiani e con il volto parzialmente coperto, hanno fatto irruzione nell’appartamento poco dopo le 11 con un pretesto: «Signora, c’è una raccomandata da firmare». Una volta aperta la porta, la vittima è stata aggredita, colpita alla testa con il calcio di una pistola, legata e imbavagliata.

 

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Dopo aver messo a soqquadro la casa, i rapinatori hanno portato via contanti e gioielli per circa 2mila euro. Insoddisfatti del bottino, avrebbero poi minacciato la donna — «Ora te la facciamo pagare» — prima di abusare di lei.

 

L’azione si è interrotta solo quando qualcuno ha suonato al citofono, costringendo la banda alla fuga. La vittima, sotto shock, è riuscita a chiedere aiuto al marito, che ha allertato i soccorsi.

 

Agli investigatori la donna ha fornito alcuni dettagli utili: «Parlavano dialetto napoletano e romano». La Scientifica ha rilevato diverse tracce biologiche nell’appartamento, mentre sono in corso verifiche sulle telecamere della zona.

 

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Gli inquirenti non escludono alcuna pista, compresa quella di un colpo mirato legato al lavoro del marito nella Direzione investigativa antimafia. Quel che appare certo, secondo chi indaga, è che si tratti di una banda organizzata, «non ladri improvvisati, ma professionisti armati, violenti e senza scrupoli».

 

La donna è stata medicata per lividi ed escoriazioni, dopo aver vissuto «minuti di inferno» che avrebbero potuto avere conseguenze ancora più gravi senza l’intervento esterno che ha messo in fuga gli aggressori.