DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOA…
“HO SEMPRE CREDUTO CHE DELL’ESPRESSIONE ‘VIVERE A LUNGO’ CONTI MOLTO IL ‘VIVERE’ E SIA IRRILEVANTE IL ‘A LUNGO’” – L’ULTIMA INTERVISTA A GINO PAOLO PUBBLICATA SUL NUMERO DI FEBBRAIO DI “ROLLING STONE”, EDITO DA URBAN VISION ENTERTAINMENT, CHE RICORDA IL CANTAUTORE SUI MAXI SCHERMI DELLE PRINCIPALI CITTÀ ITALIANE: “LE CANZONI PIÙ BELLE? NASCONO DAI RICORDI, PERCHÉ LA MEMORIA È UN’ARTISTA STRAORDINARIA E LA PIÙ FORMIDABILE BUGIARDA. LA DEPRESSIONE? CHI NON CI PASSA È UNO SCEMO. QUALCOSA NEL SUO CERVELLO NON FUNZIONA POVERINO. CREDO CHE SE UNA PERSONA È ABBASTANZA ONESTA CON SÉ STESSA NON POSSA FARE A MENO DI UCCIDERSI. ALMENO UNA VOLTA. L’AMICIZIA? LA PIÙ GRANDE DELUSIONE CHE ESISTA…”
1. L'ULTIMA INTERVISTA DI GINO PAOLI PUBBLICATA DA "ROLLING STONE"
Estratto dell’articolo di Alessandro Giberti per “Rolling Stone” di febbraio 2026
LA COPERTINA DI ROLLING STONE DI FEBBRAIO 2026 DEDICATA A GINO PAOLI
Quando nella stanza entra Paoli tu fermi le attività farlocche messe su per ingannare l’attesa e un po’ maledici il giorno in cui l’idea di interrogare un uomo che ha parlato chiaro per tutta la vita e che da qui a un passo dovrà darti retta, in casa sua e a quasi 92 anni di età, sia addirittura sembrata sensata.
Ma non esistono due Paoli: è dunque questa la forma che prende un’esistenza a spettro pieno e dosi brutali di onestà, con in più quel coraggio che serve a tenere insieme l’intera vicenda senza che la voglia di cantare ne risenta?
«La prima è Sassi, che non è una canzone giusta o sbagliata. È una canzone che esiste solo così. È una delle prime tre o quattro che ho scritto, proprio all’inizio.
E non lo so come ho fatto, non mi ricordo un cazzo. So che corsi a casa a Boccadasse e la buttai giù. Non si può cambiare mezza parola lì dentro, glielo assicuro».
E la seconda?
Il cielo in una stanza. Non avevo mai scritto in quel modo, non è usuale per me. È una scrittura che non ha dei fermi, dei momenti che interrompono e permettono di ricominciare. Non avendo ritornelli, il testo è una concatenazione di parole in successione, non c’è spazio per prendere fiato e pensare al trascorso, si può solo andare avanti attaccando una parola all’altra e poi alla successiva e così via. Sarebbe difficile riscriverla.
OMAGGIO A GINO PAOLI DI URBAN VISION ENTERTAINMENT SUI MAXI LED DELLE CITTÀ ITALIANE
E tutte le altre?
Le altre le cambierei tutte. Non so se le migliorerei, attenzione, sono due concetti diversi. Ma le cambierei tutte.
Non la infastidisce il fatto che le sue due canzoni perfette siano entrambe opere giovanili?
Tutt’altro. E perché poi? Per soffrire fino a 70 anni? Domanda strana.
Perché forse pensare che la migliore versione di sé stia tutta dentro all’inizio della storia non innalza il seguito.
Io ho sempre creduto che dell’espressione “vivere a lungo” conti molto il “vivere” e sia irrilevante il “a lungo”.
Da dove nascono le canzoni?
Le canzoni più belle nascono dai ricordi, perché la memoria è un’artista straordinaria e la più formidabile bugiarda. È un filtro imprevedibile: ti sconta molte cose e le butta via e tu non ti rendi conto se sono parte di te oppure lo sono diventate.
Non ho mai capito quali siano i suoi criteri di selezione. E comunque è limitativo parlare di canzoni senza tirare in mezzo la musica. Sono due cose diverse. La musica risponde a un istinto insopprimibile; la canzone è corrotta da chi la scrive e dalle parole che utilizza. Per la musica si piange, per una canzone no.
[…] Scrivere per me è sempre stata una sofferenza perché a volte non ci riesci neanche se ti ammazzi. Ci possono volere settimane o mesi. Oppure butti giù un’idea che si trasforma in un amo a cui ti attacchi con tutto il tuo essere e il foglio magicamente si riempie. La musica è così, non va sottovalutata.
Come si fa a non sottovalutare la musica?
Riconoscendone l’identità.[…] Io non ho scritto nulla per due anni interi perché mi sembrava di aver già detto tutto, non volevo ripetermi, stavo vivendo un momento di blackout e non avevo nulla di importante da dire. Essendo refrattario alle stronzate ho chiuso il becco.
Blackout non è un termine scandalosamente pudico?
È convenzionale. Comunque certo, parliamo di depressione. Non mi spavento. Per me chi non passa attraverso stati depressivi ricorrenti è uno scemo.
Qualcosa nel suo cervello non funziona poverino, la depressione è lo stato che si raggiunge quando la ricerca è profonda e le risposte non arrivano. […]
E allora cosa fai? O giungi le mani, ti inginocchi e preghi o ti annulli con mille stronzate. Quindi: “Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli”, come diceva quel disgraziato duemila anni fa oppure riempi la giara fino al bordo e incrocia le dita.
Tutto qui?
No, puoi anche conviverci e stabilire con lei un canale di scambio – scelta che mi sento di consigliare a tutti – o levarti di mezzo.
E ci siamo arrivati.
Certo. Credo che se una persona è abbastanza onesta con sé stessa non possa fare a meno di uccidersi. Almeno una volta.
Capisco l’antiretorica del tragico ma il concetto rimane sbrigativo.
Non lo è perché il suicidio andrebbe trattato come le altre cose della vita. Non è un atto di coraggio, per niente, ma può essere in un determinato momento l’atteggiamento più onesto e romantico nei confronti dell’esistenza. Sei tu che concedi alla vita anche quel gesto lì in quel tempo lì. Ma non è un’infezione. È uno stato.
Uno stato che non si può esaurire nell’ispezione o nella noia. Seduzione intellettuale e insostenibilità del vivere non sono la stessa cosa. Sono comunque dentro di noi. Ci appartengono entrambi.
gino paoli tentato suicidio 1963
Perché a 17 anni ha trascorso un mese da volontario in un ospedale psichiatrico?
Perché una delle cose che mi hanno sempre attratto maggiormente è la follia.
Si ricorda il 30 giugno 1960?
Andai in piazza con tutti gli altri: eravamo studenti del cazzo contro poliziotti del cazzo. Non si poteva fare un granché, furono solo botte. La polizia era ancora in buona parte quella di prima, ci siamo capiti. Io afferrai un poliziotto per il collo e con il braccio libero feci quel che dovevo fare.
La sfortuna è stata che un fotografo catturò il momento e un giornale scelse quello scatto per la prima pagina. Mio padre allora lavorava all’American Bureau of Shipping, che era un’industria americana di controllo navi, e sotto l’ufficio la compagnia aveva previsto una bacheca dove venivano esposti i quotidiani. Fu così che apprese la notizia, non ne fu felice.
Possiede quella fotografia?
No, anzi la feci sparire.
L’hanno anche accusata di essere stato un attaccabrighe in gioventù.
Sì, so che tutti mi considerano un rissoso. Ma è una cazzata. Io non ho mai attaccato nessuno. Certo, mi sono sempre difeso, questo sì. Se mi rompevi i coglioni mi muovevo, non sono mai stato lì a subire. Genova era così: io poi non ero nato qui e quindi per loro non valevo nulla. Foresto, eri liquidato così e tanti saluti. All’inizio le buscavo spesso, poi però ho imparato anche a darle. Si andava a villa Doria dopo la scuola e ci si fronteggiava. A Genova non ti accettano facilmente. Vale ancora oggi.
[…] Per fortuna io non ho preso assolutamente nulla da Genova a livello caratteriale.
Nessun foresto, mi dispiace doverglielo dire, può credere minimamente a questa sua estraneità. Beh, forse il mio essere un po’ brusco, una certa rognosità. Ma comunque poca roba. Sarà.
I soldi, il rapporto con i soldi. È lì che vedi che non c’entro un cazzo. Siamo agli opposti. Perché è tutto vero ciò che si dice, sono così. Io invece ho regalato denari a chiunque me li abbia chiesti.
Il Paoli che osserva l’Italia da 90 anni, quale sintesi ha concepito?
L’Italia è un grande Paese. E lo è perché è immune al crollo. Vive di entusiasmi spesso privi di ogni fondamento, a un certo momento si scopre aperto al mondo. La ricerca fa l’uomo, il riposo lo annienta. certo momento si scopre pensosa e razionale, poi magari esagera e vive sopra ritmo perché decide così.
Tutti da una parte e poi tutti dall’altra. È carnale e celestiale. In più è scaltra, a tutti i livelli. L’Italia ti aspetta e quando si accorge di essere davvero nella merda si produce in un numero di giravolte sufficienti a rimettersi in attesa della prossima accensione collettiva.
[…] Il periodo più felice della vita di un uomo che ce l’ha fatta alla fine qual è?
Quello che gli pare purché continui a cercare. La ricerca è la cosa più importante della vita: niente le si avvicina. È la molla che muove l’esistenza e spinge tutto avanti. Personalmente non l’ho mai abbandonata però se devo scegliere non ci penso nemmeno un secondo: povero e 32 Rolling Stone
Tu credi nell’amicizia?
Perché no. Se credi che l’amicizia tra uomini sia un valore minimante sensato frequenta meglio i tuoi amici. Intende tra maschi? Sì. L’amicizia tra maschi è la più grande fonte di delusione che esista. Perché? Non parlo ovviamente per tutti ma il mucchio anche molto allargato è penoso. Beceri e pragmatici. Disabitati.
Con le donne le è andata meglio però.
Certo perché le donne sono di gran lunga superiori agli uomini. Fantasia, inventiva, allegria. Più di questo non si può sperare di incontrare.
Gino Paoli che tipo di uomo è?
Uno che non è nemmeno morto.
2. GINO PAOLI: L’OMAGGIO DI URBAN VISION ENTERTAINMENT SUI MAXI LED DELLE CITTÀ ITALIANE. CON L’ULTIMA COVER DI ROLLING STONE ITALIA
La cover dedicata a Gino Paoli, realizzata per l’edizione italiana di Rolling Stone uscita lo scorso febbraio, è l’omaggio che Urban Vision Entertainment ha deciso di rendere al grande cantautore, scomparso nella notte.
GINO PAOLI CON LA GATTA CIACOLA
L’ultimo numero cartaceo del magazine, dedicato a Genova, conteneva quella che oggi resta l’ultima intervista di Gino Paoli. A firmarla, Alessandro Giberti, direttore di Rolling Stone Italia. Per ricordare Paoli, Urban Vision Entertainment, editore del magazine, ha attivato oggi e domani una pianificazione speciale sul network di maxi led screen di Urban Vision Group nelle principali città italiane.
Nel corso dell’intervista, Paoli aveva riflettuto sul tempo e sul senso della vita: «Ho sempre creduto che, nell’espressione “vivere a lungo”, conti molto il “vivere” e sia irrilevante il “a lungo”». Con la consueta lucidità e ironia, aveva poi aggiunto di salvare a pieni voti solo due delle sue canzoni, “Sassi” e “Il cielo in una stanza”: «Le altre le cambierei tutte».
Ma il cantautore aveva parlato anche dell’importanza delle canzoni; alla domanda relativa alla genesi delle canzoni, Paoli aveva posto l’accento su come le stesse «nascano dai ricordi, perché la memoria è un’artista straordinaria e la più formidabile bugiarda. È un filtro imprevedibile».
Altro tema toccato dall’intervista era stato quello della depressione, della quale Paoli aveva parlato senza filtri: «Per me chi non passa attraverso stati depressivi ricorrenti è uno scemo. Qualcosa nel suo cervello non funziona poverino, la depressione è lo stato che si raggiunge quando la ricerca è profonda e le risposte non arrivano».
LUIGI TENCO E GINO PAOLI
gino paoli fumatore
gino paoli fumatore
GINO PAOLI
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