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LA STRADA PER L’INTEGRAZIONE È LUNGA – L’ULTIMA MODA DEI “MARANZA”: ENTRARE IN CHIESA DURANTE LA MESSA, BESTEMMIARE E SCAPPARE A GAMBE LEVATE – IL GRUPPO DI RAGAZZINI DI ORIGINE MAGREBINA STA SEMINANDO IL PANICO A LEGNAGO, IN PROVINCIA DI VERONA: NELL’ULTIMO PERIODO CI SONO STATI DIVERSI EPISODI DI AGGRESSIONI E VIOLENZE VERBALI – IL SINDACO: “UN GESTO DI PROFONDA INCIVILTÀ E DISPREZZO PER OGNI FORMA DI CONVIVENZA. QUALCOSA SI È ROTTO, O FORSE NON HA MAI FUNZIONATO…” - VIDEO
Estratto dell’articolo di Silvana Palazzo per www.ilsussidiario.net
C’è una nuova, triste “moda” che sta prendendo piede a Legnago, in provincia di Verona, dove si registrano sempre più episodi di molestie verbali, violenze e bullismo. Alcuni maranza entrano in chiesa – in alcuni casi perfino in bicicletta – e bestemmiano durante la Messa, per poi scappare.
L’ultimo episodio risale a un paio di settimane fa e a denunciarlo è stato il parroco che stava celebrando la funzione, don Maurizio Guarise. […] Negli ultimi mesi, però, ce ne sono stati altri: è accaduto, ad esempio, anche quando non c’era alcuna Messa in corso, ma solo fedeli raccolti in preghiera.
[…] I maranza si sono fatti notare anche per l’uso della scalinata del Duomo di Legnago come rampa per acrobazie in bicicletta, persino durante la Messa. Per questo il parroco si è rivolto al sindaco Paolo Longhi, che ha dedicato un post a questa vicenda.
L’APPELLO DEL SINDACO DI LEGNAGO
Il sindaco ha definito questa moda “inquietante”, ma ha citato anche episodi di violenza e molestie verbali. Un ragazzo, ad esempio, ha riportato una grave ferita a un occhio, per la quale dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico. Inoltre, una madre ha denunciato molestie subite da una ragazza all’uscita della stazione: «Anche in questo caso – ha spiegato Longhi – i responsabili sarebbero giovani di origine magrebina».
paolo longhi, sindaco di legnago
E poi ci sono i maranza che bestemmiano in chiesa, «un gesto di profonda inciviltà e disprezzo per ogni forma di convivenza». Il sindaco ha chiarito di non essere razzista, sottolineando che una delle vittime di bullismo è figlio di un marocchino. La questione, dunque, non è etnica, ma di rispetto e di ordine sociale: «Qualcosa si è rotto – o forse non ha mai funzionato – e dobbiamo capire dove e perché».[…]
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