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PAPATE BOLLENTI - MATTIA FELTRI BACCHETTA BERGOGLIO PER AVER DETTO CHE LA GUERRA IN UCRAINA NON SI PUO’ COMPRENDERE CON IL MANICHEISMO DI “BUONI” E “CATTIVI”: “MI SONO RICORDATO DELLA VOLTA IN CUI, RIENTRANDO DALLO SRI LANKA, UNA SETTIMANA DOPO LA STRAGE DI CHARLIE HEBDO, DICHIARÒ: ‘SE DICI UNA PAROLACCIA A MIA MADRE ASPETTATI UN PUGNO’. MI LIMITO A DUBITARE CHE SAREBBE BUONA COSA DARE UN PUGNO A CHI INSULTASSE MIA MADRE, E AD AGGIUNGERE CHE PARLARE DI BUONI E CATTIVI, SUBITO DOPO O DURANTE UNA MATTANZA, SAREBBE INUTILE. NON SONO BUONI E CATTIVI, SONO VITTIME E CARNEFICI, E LE RAGIONI DEI CARNEFICI SONO NULLA”
Mattia Feltri per “La Stampa”
In una conversazione riportata ieri dalla Stampa coi direttori di dieci riviste europee della Compagnia di Gesù, Papa Francesco è tornato sulla guerra d’Ucraina. La sua opinione è nota, ma nell’occasione la dettaglia: alla condanna dell’aggressore si accompagna un fremente elogio del coraggio dell’aggredito, ma con l’avvertenza che questa non è la storia di Cappuccetto Rosso, non ci sono buoni e cattivi, la questione è più complessa.
In particolare - lo aveva già detto, lo ripete - la Nato ha abbaiato ai confini russi, forse per fomentare la guerra, perlomeno senza lo scrupolo di evitarla. Bisogna sempre accostarsi con particolare prudenza e rispetto alle parole di un pontefice, che si sia credenti oppure no.
Mi sono ricordato della volta in cui, rientrando in volo dallo Sri Lanka, una settimana dopo la strage di Charlie Hebdo (dodici morti nella redazione del giornale satirico per mano di terroristi islamici), Francesco dichiarò sacre le libertà di religione e di espressione, ma né l’una né l’altra sono illimitate: se dici una parolaccia a mia madre, spiegò, aspettati un pugno.
Anche lì, mi pare, l’intenzione era di sollecitare una lettura delle cose senza semplificazioni manicheiste, cioè un invito, replicato ieri, alla complessità. Per la prudenza e il rispetto raccomandati prima, mi limito a dubitare che sarebbe buona cosa dare un pugno a chi insultasse mia madre, e ad aggiungere che parlare di buoni e cattivi, subito dopo o durante una mattanza, a Parigi o a Kiev, sarebbe inutile e infantile. Non sono buoni e cattivi, sono vittime e carnefici, e le ragioni dei carnefici sono qualcosa che diventa il nulla.
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