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MA ‘NDO VAI SE NON PUOI TENERE O RICICLARE I SOLDI A DUBAI? A SINGAPORE O A HONG KONG – PARTE LA FUGA DEI GRANDI CAPITALI DALLA CITTÀ DEGLI EMIRATI ARABI UNITI DOPO I MISSILI E I DRONI IRANIANI – SEBBENE IL GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE DEGLI EMIRATI, KHALED MOHAMED BALAMA, RASSICURI SULLA SOLIDITÀ E SULLA NORMALE OPERATIVITÀ DEL SISTEMA CREDITIZIO LOCALE, IL CLIMA È MUTATO. LA SOGLIA DI TOLLERANZA DEGLI INVESTITORI È AI MINIMI: IL COINVOLGIMENTO DIRETTO DEGLI EMIRATI NEL CONFLITTO SANCIREBBE LA FINE DEL MITO DEL RIFUGIO SICURO NEL DESERTO…
Fabrizio Goria per lastampa.it - Estratti
Il vento della guerra scuote Dubai, forse la più celebre oasi mediorentale per milionari (o presunti tali). I capitali asiatici, da decenni presenti, fuggono a Singapore in quanto uno dei centri nevralgici degli Emirati Arabi Uniti non è più visto come un porto sicuro.
Missili e droni iraniani hanno fatto vacillare la fiducia degli investitori internazionali. Come riportato da Reuters, i grandi patrimoni del Sud-est asiatico stanno cercando riparo a casa, fra Singapore e Hong Kong.
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«Dubai è sempre stata sinonimo di benefici fiscali, ma ora questi non rappresentano più la priorità per i clienti», spiega Iris Xu, principal di Anderson Global, sottolineando come decine di family office stiano già valutando il trasferimento degli asset per il timore che il conflitto tra Israele e Iran possa trascinarsi a lungo, erodendo la stabilità del Golfo.
L’inquietudine attraversa i corridoi degli studi legali e delle società di gestione patrimoniale, dove il flusso di telefonate da parte di imprenditori indiani e cinesi è diventato costante. Ryan Lin, avvocato specializzato di Singapore, riferisce che circa un terzo dei suoi clienti basati negli Emirati ha già chiesto di spostare capitali medi da 50 milioni di dollari verso la città-Stato.
Sebbene il governatore della banca centrale degli Emirati, Khaled Mohamed Balama, rassicuri sulla solidità e sulla normale operatività del sistema creditizio locale, il clima è mutato. Il boom immobiliare e infrastrutturale che ha reso Dubai una meta d’elezione deve ora fare i conti con la vulnerabilità del territorio. Se gruppi come Bank of Singapore e DBS adottano per ora una strategia di attesa, la soglia di tolleranza degli investitori è ai minimi: il coinvolgimento diretto degli Emirati nel conflitto sancirebbe la fine del mito del rifugio sicuro nel deserto.
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