luchino visconti

OSSESSIONE VISCONTI – OGGI RICORRONO I CINQUANT’ANNI DALLA MORTE DEL REGISTA CHE HA CAMBIATO CINEMA, TEATRO, LIRICA – ALBERTO MATTIOLI: “ERA IL GENIO DI TUTTE LE CONTRADDIZIONI. FAMIGLIA ILLUSTRISSIMA, ALL’INCROCIO FRA LA VECCHIA ARISTOCRAZIA LOMBARDA E LA NUOVA ALTA BORGHESIA IMPRENDITORIALE. PERÒ COMUNISTA. GRANDI STORIE AMOROSE SIA CON DONNE CHE CON UOMINI, E CHE NOMI: ANDÒ A VELA CON COCO CHANEL, CLARA CALAMAI, MARLENE DIETRICH, ELSA MORANTE; A VAPORE CON IL GRANDE FOTOGRAFO HORST P. HORST, CON FRANCO ZEFFIRELLI E NATURALMENTE CON HELMUT BERGER...”

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Estratto dell’articolo di Alberto Mattioli per “Il Giorno”

 

luchino visconti e helmut berger

Era il genio di tutte le contraddizioni. E dunque: famiglia illustrissima, all’incrocio fra la vecchia aristocrazia lombarda, i duchi Visconti di Modrone, e la nuova alta borghesia imprenditoriale, gli Erba delle pillole.

 

Però comunista, dall’inizio degli anni Quaranta alla morte, condannando l’invasione dell’Ungheria ma senza uscire dal partito, e difeso da Togliatti in persona nel 1948 per una messinscena di Come vi piace di Shakespeare con le scene di Salvador Dalì, sotto processo ideologico perché non abbastanza marxista.

 

bjorn andresen luchino visconti

Grandi storie amorose sia con donne che con uomini, e che nomi: andò a vela con Coco Chanel, Clara Calamai, Marlene Dietrich, Elsa Morante; a vapore con il grande fotografo Horst P. Horst, con Franco Zeffirelli e naturalmente con Helmut Berger.

 

Al cinema, inventore del neorealismo con Ossessione (1943, il primo capolavoro di una lunga serie) e regista di un film interamente in dialetto siciliano come La terra trema, ma già con Senso nel ‘54 impegnato a descrivere e forse rimpiangere un mondo perduto, il suo, di crinoline e di valzer, che diventa follia perfezionista e inarrivabile con l’immenso Gattopardo del ’63, Lancaster-Cardinale-Delon (e Stoppa, Valli, Morelli, Garrani, Reggiani, e perfino Giuliano Gemma e Terence Hill).

 

luchino visconti, sergio garfagnoli e bjorn andresen

Mandò in rovina la Titanus per lo scialo incredibile di arredi, costumi, uniformi, carrozze, musiche, mentre nei cassetti dei palagi palermitani, si favoleggiò, veniva sistemata biancheria di lino cifrata per fare atmosfera, anche se non era mai inquadrata.

 

All’opera, inventore di una «tradizione» che, come succede dai tempi di Eschilo, prima di diventare tale era innovazione, e pure forte. Gli spettacoli con Maria Callas alla Scala, solo cinque, La vestale nel ’54, La sonnambula e La traviata nel ’55, Anna Bolena e Ifigenia in Tauride nel ’57, oggi il modello di come si fa l’opera, in realtà furono all’epoca discussi e anche fischiati, per esempio quando la Callas-Violetta si toglieva le scarpe e le gettava via attaccando Sempre libera, e tutte le sciure scandalizzatissime a protestare: «Ma come, una primadonna scalza sul palco della Scala!», a dimostrazione che i tempi passano, i cretini mai.

 

VOLANTINI ALLA FENICE DI VENEZIA - SCENA DEL FILM SENSO DI LUCHINO VISCONTI

Oggi sono i cinquant’anni dalla morte, 17 marzo 1976, di un genio vero, che faceva bene tutto, il cinema, il teatro parlato e quello cantato, perfino eroe della Resistenza finito nella casa delle torture della famigerata banda Koch e salvato dalla sua amante del momento, Maria Denis, che fece con Koch lo stesso baratto di Tosca con Scarpia. [...] 

 

Continuiamo a guardare i suoi film, insistiamo a estasiarci davanti alle foto dei suoi spettacoli. Forse due ricordi personali riescono a dire quel che non si riesce a esprimere.

 

A Modena, un’anzianissima sarta teatrale dalla quale da bimbi si veniva portati a noleggiare i costumi per le festine in maschera, poi intervista da giovin cronista del Carlino: «Sì, l’ho conosciuto, quando ripresero qui il Duca d’Alba (di Donizetti, ndr) che aveva creato al Festival dei Due mondi. Mi chiese di mettere una balza blu scuro su un vestito nero. Io, intimidita: ma maestro, non si vede. E lui: sì, ma si intuisce».

 

LUCHINO VISCONTI MARIA CALLAS

E poi un’appassionata altrettanto anziana, che tormentavo per farmi raccontare l’ultima regia d’opera, la mitica Manon Lescaut a Spoleto nel ’73.

 

Arrivata a Manon e Des Grieux che cantano il duettone d’amore, «erano due ragazzi giovani e bellissimi e li aveva messi in un enorme letto pieno di cuscini, tu non riesci a immaginare lo splendore di quella scena»: e si mise a piangere, ma proprio a dirotto, con i lacrimoni. Per un momento di uno spettacolo di quarant’anni prima.

 

LUCHINO VISCONTI E CLAUDIA CARDINALE

Che volete dire, di un artista che ci tocca anche per quello che non abbiamo visto? È una contraddizione, certo. Ma, appunto, era Luchino Visconti.

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