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PUGNI IN CHIESA – A NAPOLI IL PARROCO DEL RIONE SANITÀ HA TRASFORMATO L’EX CAPPELLA DEL TESORO IN UNA PALESTRA DI PUGILATO PER TOGLIERE I RAGAZZI DALLA STRADA – ECCO COME RINASCE IL QUARTIERE CHE FINO A DIECI ANNI FA ERA OSTAGGIO DELLA CAMORRA E ORA…
Estratto dell’articolo di Stella Cervasio e Conchita Sannino per “la Repubblica”
Dal soffitto della ex Cappella del Tesoro della Basilica di Santa Maria alla Sanità, nel cuore del rione fino a dieci anni fa preda dei clan di camorra, pendono quattro o cinque sacchi da pugilato.
Presenze insolite in un locale dell' antica chiesa che (…) padre Antonio Loffredo, il parroco che ha rivoluzionato il quartiere, ha fatto tornare alla luce buttando giù un muro della sacrestia. Il ring è montato a ridosso del chiostro della basilica. E i pugni, stavolta sono secchi e professionali: da tirare con i guantoni. Per fare sport, non vendetta.
Una lezione per ragazzi del rione Sanità. Molti dei quali hanno pochissime chance e troppe ore passate in strada: come Genny Cesarano, l' innocente 17enne massacrato di proiettili, per sbaglio, proprio a un passo dalla Basilica. Molti suoi coetanei avevano confidato al sacerdote e al manager Ernesto Albanese - gli stessi che hanno già messo in piedi un' orchestra, un coro, un B&b, una coop per guide turistiche alle catacombe di San Gennaro, attività artigianali e di laboratorio, pur di allontanarli dalla strada - che avevano un sogno: il pugilato.
(…)
È l' immagine che da oggi si unisce alle tante altre attività e imprese di riqualificazione - tutte partite dal basso, senza un euro di finanziamenti pubblici - che da quasi tre lustri ormai stanno coinvolgendo le nuove generazioni del rione Sanità, grazie alle intuizioni e all' opera di due menti-guida, don Antonio il parroco e Albanese, il fondatore della onlus "l' Altra Napoli", figlio di un ingegnere ucciso in una rapina in centro storico.
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«Questo assaggio di ring in parrocchia è il primo tempo - avverte don Antonio, la cui tenacia è nota in Curia quanto in Vaticano - Stiamo pensando a uno dei tanti spazi meravigliosi e inutilizzati del quartiere per metter su una vera palestra».
Un' ipotesi è la sede di Ozanam, o la parte ormai inutilizzata dell' ospedale San Gennaro dei Poveri. Un sogno che si realizza, anche quando nessuno ci credeva.
(…) Giovani che si sono messi a studiare, a imparare le lingue, a (ri)scoprire ciò che avevano sotto i piedi - ipogei, grotte affrescate, cultura - per costruire il proprio futuro. E salvarsi. A costo di usare i pugni.
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