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STRAGE CONTINUA - IL KILLER DELL'OREGON È CHRIS HARPER MERCER, UN 26ENNE FISSATO CON ARMI, REPUBBLICANO, ANTI-CLERICALE E AMANTE DELL'IRA, L'ESERCITO RIVOLUZIONARIO IRLANDESE - SUL SOCIAL NETWORK UN MESSAGGIO MISTERIOSO: ''NON ANDATE A SCUOLA NEL NORD-OVEST DOMANI''

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1.USA: STRAGE AL COLLEGE; MEDIA, RIVELATA IDENTITÀ AUTORE

 (ANSA) - Chris Harper Mercer, sarebbe questo il nome dell'autore della strage all'Umpqua Community College in Oregon. Aveva 26 anni. E' quanto riferiscono diversi media americani. A quanto si apprende il giovane non era uno studente dell'istituto.

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Stando alle prime descrizioni di Chris Harper Mercer, identificato come l'autore della strage al college nell'Oregon e rimasto a sua volta ucciso in uno scontro a fuoco con la Polizia, al momento della sparatoria indossava una camicia scura e jeans. Aveva con sè tre pistole e almeno un fucile, oltre ad una grande quantità di munizioni. Secondo alcune fonti aveva anche un giubbotto antiproiettile, ma non è chiaro se lo indossasse al momento della sparatoria.

 

A quanto si apprende il giovane viveva nella stessa zona dell'Umpqua Community College e abitava in un appartamento, probabilmente con la madre. Stando alle prime testimonianze raccolte, prima di aprire il fuoco il killer avrebbe chiesto agli studenti di alzarsi in piedi e dire quale fosse la loro religione. Alcuni media Usa riferiscono che da profili su social network legati a un indirizzo e-mail fatto risalire a Chris Harper Mercer il giovane si professava "conservatore repubblicano" e respingeva le "religioni organizzate". Mentre in un profilo MYSpace comparirebbe una sua foto con un'arma e immagini propagandistiche pro Ira.

 

 

2.SUL SOCIAL NETWORK: ''NON ANDATE A SCUOLA DOMANI''

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Da www.today.it

 

Gli investigatori indagano anche sul messaggio comparso sul social network 4chan che sembrava annunciare la strage di Rosebug. "Ragazzi, qualcuno di voi è ok, non andate a scuola domani se siete nel nord ovest", ha scritto un utente anonimo, per poi aggiungere: "Un post con aggiornamenti verrà pubblicato domani".

 

3.UN MASSACRO SU TRE È IN AMERICA - IL RECORD CHE FA VERGOGNARE OBAMA

Paolo Mastrolilli per “la Stampa

 

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Si torna sempre lì, alle armi. Le sparatorie che avvengono ormai ogni giorno negli Stati Uniti hanno le cause più disparate, che certamente vanno affrontate, dall’instabilità mentale alla povertà, dall’odio razziale al terrorismo. Se però intanto togliessimo da questa equazione i 310 milioni di pistole e fucili che secondo le stime delle forze dell’ordine stanno nelle mani dei cittadini, il risultato cambierebbe. Le cause di fondo resterebbero, gravi e da risolvere, ma intanto per le strade ci sarebbero meno cadaveri, perché un pazzo col mitra è ovviamente più pericoloso di uno senza.

 

Facciamo un po’ di conti, allora. Negli Stati Uniti vivono 318 milioni di persone, e praticamente ognuna ha un’arma. Secondo uno studio del Pew Center, il Paese che ha più fucili e pistole in circolazione dopo l’America è l’India, con 46 milioni di pezzi distribuiti fra 1,25 miliardi di abitanti. Anni luce di distanza dagli Usa.

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In base ai dati raccolti dai «Centers for Disease Control and Prevention», nel 2013 queste armi sono state usate per commettere 11.203 omicidi e 21.175 suicidi, a cui vanno aggiunti 505 incidenti e 281 decessi con motivazioni ancora incerte. In totale 33.169 vittime in un solo anno, cioè circa un terzo dei soldati americani morti durante l’intero conflitto in Vietnam. E in questo numero non sono comprese le persone che hanno perso la vita a causa di armi usate legalmente dalle forze dell’ordine per fermare i criminali.

 

I «MASS SHOOTING»

 

L’elemento più preoccupante, però, è il balzo dei «mass shooting» come quello di ieri, cioè le sparatorie di massa in cui muoiono almeno quattro persone. Quest’anno fino ad agosto ne erano avvenuti più di uno al giorno. Spesso non ce ne accorgiamo più, perché ormai queste stragi non vengono neppure riportare dai media, se non fanno un grande numero di vittime.

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Columbine nel 1999, diventata un film di Michael Moore, e poi Virginia Tech del 2007, Aurora e Newtown del 2012, sono ormai le tappe cronologiche di una tragica abitudine. Gli Stati Uniti, per capirsi, ospitano il 5% della popolazione mondiale, e il 31% dei «mass shooting» globali. Ormai un americano ha più probabilità di morire in una strage così, che non sul posto di lavoro o a scuola.

 

Questo, come ha detto il presidente Obama, non succede perché gli Usa hanno il monopolio della follia o della violenza, ma perché i pazzi e violenti hanno poi grande facilità a trovare i mitra con cui sfogare la loro rabbia.

 

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LA COSTITUZIONE

 

È un discorso evidente, ma impossibile da vincere, a causa della cultura delle armi e della potenza della lobby dei produttori. Il secondo emendamento della Costituzione garantisce ai cittadini il diritto di comprarle, ma questo è un vecchio articolo che serviva subito dopo la rivoluzione per armare la popolazione, se gli inglesi fossero tornati. Magari aveva ancora una ragion d’essere durante l’epoca della Frontiera, ma ormai non ha più senso, se non garantire gli affari dei produttori. Eppure neanche la morte di 20 bambini nella scuola di Newtown è riuscita a far passare le leggi per evitare nuove stragi, come quella di ieri.

 

 

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4.IL DESTINO DI UN PAESE OSTAGGIO DELLA PAURA TRA PISTOLERI E LUPI SOLITARI

Vittorio Zucconi per “la Repubblica

 

La notizia della strage arriva sempre mentre i tuoi figli, i tuoi nipoti, sono a scuola o al lavoro e non importa se il fatto accada a cento metri o mille chilometri da te: se vivi in America, nella terra dove ogni demente (semplicemente folle o lupo solitario) può essere armato come Rambo, sai che se è non questa volta, la prossima può toccare a te.

 

Non ci sono muri che ti proteggano dal ragazzo sconvolto con la pistola, dal dipendente licenziato, dallo studente che si crede un videogame, addirittura da bambini, come accadde in una scuola media dell’Arkansas nel ’98, perché le leggi della probabilità sconfiggono ogni illusione e non importa se l’assassino si muova nel nome di un’ideologia, di un disturbo mentale, di una isteria mistica.

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Chiunque sia l’autore, qualunque cosa lo muova, troverà il mezzo per esprimerla. Se là fuori ci sono 300 milioni di pistole e 20 milioni di fucili d’assalto tipo kalashnikov, M16 o Uzi, la possibilità che una mano le impugni per fare un massacro nella caffetteria di un asilo, in una chiesa della Carolina del Sud, in un piccolo college come questo dell’“Acqua Che Ruggisce”, di Umqua, in Oregon è certezza.

 

Ma la paura con la quale ciascuno di noi convive ogni mattina quando una persona cara esce di casa per raggiungere la scuola, l’azienda, il supermercato, l’ufficio postale, la stazione ha un rovescio tossico, che trasforma ogni causa in un effetto o ogni effetto in una casa. È la voglia, la tentazione, di rispondere colpo su colpo. Di armarsi, come sono armati gli altri e correre dall’armaiolo per comperare a meno del prezzo di uno smartphone qualsiasi un’arma da fuoco.

 

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Il paradosso della follia che vediamo dispiegarsi anno dopo anno, mese dopo mese in un’iterazione costante della stessa scena, è che produce non la repulsione della ragione, ma la seduzione della pazzia. Quando Harry e Dylan, i liceali di Columbine nel Colorado entrano a scuola e falciano 37 compagni e insegnanti uccidendone 13, quando Seung-hui Cho colpisce con il proprio arsenale portatile 49 persone nel Politecnico della Virginia o Adam massacra la madre che gli aveva regalato il mitra e 20 bambini in un’elementare del Connecticut, la vendita delle armi aumenta immediatamente e la gente “per bene” corre ad armarsi. È come se dopo un’improvvisa epidemia di morti per overdose di eroina, i cittadini si fiondassero dai pusher per rifornirsi.

DEMOLIZIONE DELLA SCUOLA DI SANDY HOOK NEL CONNECTICUT DEMOLIZIONE DELLA SCUOLA DI SANDY HOOK NEL CONNECTICUT

 

E il pusher sono i leader politici che sfruttano l’ambivalenza fra paura e voglia, coltivando l’industria delle armi. Di fronte alle inutili e pietose geremiadi di coloro come Obama, che di fatto si sono arresi, e agli inascoltati appelli di chi osa contestare il diritto di comperare e di portare armi — come in Oregon — senza serie limitazioni, il solo paragone possibile è appunto la tossicodipendenza. Il rapporto della maggioranza degli americani con le armi di fuoco è lo stesso del tossico che non riesce a strapparsi da un vizio che sa essere potenzialmente letale, ma al quale risponde aumentando la dose.

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Anche il Community College di Umqua, l’antico nome indiano del corso d’acqua “fragorosa” che scorre nella contea, era “Weapons Free Zone”, un’area dove è formalmente proibito portare o introdurre armi. Ma tutti sanno quanta “roba” circoli e sia ampiamente disponibile nelle “Drug Free Zone”, nelle scuole, nei parchi, negli edifici pubblici dove le droghe sono proibite. I pusher delle armi non sono in Oregon, in Colorado, in Carolina del Sud. Sono a Washington.

 

Coloro che vivono negli Stati Uniti non sono più malati di mente, più violenti, più criminali degli uomini e delle donne che vivono in Italia, in Argentina, in Gran Bretagna, o in Corea del Sud, in nazioni dove la strage a raffiche resta — ancora — una frazione minuscola del crimine violento. È la universale, capillare diffusione di strumenti di omicidio di massa ciò che traduce la malattia mentale in massacro, la lite coniugale in omicidio multiplo, la disperazione personale in mini olocausti.

 

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Non esiste neppure alcuna comoda scappatoia sociologica o formuletta culturale per spiegare una tragedia continua che ha soltanto nella tossica disponibilità di armi la propria causa. Stragi sono state compiute da bianchi e neri, da anziani e ragazzi, da benestanti e da poveri, da secchioni e da asini, da maschi e da femmine, come la neurobiologia e professoressa universitaria Amy Bishop che risolse una lite in consiglio di facoltà alla Università dell’Alabama — evento normale in ogni facoltà della galassia — facendo secchi a rivoltellate tre colleghi. Se il virus dell’Ebola avesse prodotto in un anno i morti che un fucile automatico ha fatto ieri in mezz’ora nell’Oregon, porti e aeroporti americani sarebbero stati sigillati, campi di quarantena creati, reparti militari schierati, furibondi discorsi pronunciati.

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Invece sappiamo, con certezza, che in questo preciso momento, vicino alla nostra scuola, al cinema dove andremo questa sera, al palazzo di uffici o alla fabbrica, c’è un mentecatto eccitato dalla strage nell’Oregon con la voglia di imitarlo. E se, per un improbabile, impensabile caso, oggi un vento di razionalità dovesse cadere come lo Spirito Santo in una Pentecoste del Congresso — quello che farisaicamente applaudiva Papa Francesco appena una settimana fa mentre implorava di non vendere più armi grandi e piccole — e spingerlo a qualche legislazione più restrittiva, si ripeterebbe la corsa all’acquisto delle armi, come avvenne quando fu approvato il bando ai fucili da guerra.

 

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Non accadrà, specialmente nel pieno di una campagna elettorale che vede un plotone di repubblicani che si sgomitano per scavalcarsi a destra e un pugno di democratici terrorizzati all’idea di violare il tabù delle armi. I morti seppelliranno i morti, i vivi andranno ad armarsi per diventare portatori della stessa infezione, della stessa tossicodipendenza. Piangeranno per un giorno, magari portando le bare dei bambini a Sandy Hook e organizzando fiaccolate con flebili candeline al vento. Mentre la guerra dell’America contro se stessa continua.