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LO STRETTO DI HORMUZ, OMBELICO DEL MONDO – L’IRAN VUOLE USARE IL CONTROLLO DELLO STRETTO PER ARRIVARE A UN NEGOZIATO IL PIÙ POSSIBILE FAVOREVOLE E PER CREARE UN NUOVO EQUILIBRIO REGIONALE FONDATO SULLA SUPREMAZIA SUL MARE, UNA VOLTA CHE LA GUERRA SARÀ FINITA - GIÀ ADESSO, ALCUNE NAVI STANNO PAGANDO FINO A 2 MILIONI DI DOLLARI A TEHERAN PER AVERE IL PERMESSO DI TRANSITO - WASHINGTON È A UN BIVIO: DARE SEGUITO ALLE MINACCE DI TRUMP O LASCIARLE CADERE, FACENDO UNA FIGURA DA POLLI - È QUELLA CHE IL POLITOLOGO ROBERT A. PAPE CHIAMA LA "TRAPPOLA DELL'ESCALATION": I SUCCESSI TATTICI, COME I BOMBARDAMENTI SUI SITI MILITARI IRANIANI, CREANO ASPETTATIVE DI RISULTATI STRATEGICI CHE POI NON ARRIVANO...
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
Non ci sono «buone opzioni» sul tavolo, né per l'Iran né per gli Stati Uniti. Il commento di un diplomatico europeo di stanza nel Golfo fotografa il cortocircuito in cui sembra essersi incanalata la guerra. L'ultimatum di Trump all'Iran – riaprire Hormuz senza condizioni altrimenti l'esercito americano colpirà le infrastrutture energetiche civili del Paese – ha ottenuto una risposta uguale e contraria da Teheran.
[…] Teheran potrebbe anche bloccare del tutto lo Stretto, impedendo il passaggio anche ai paesi considerati non ostili, «finché le infrastrutture iraniane non saranno ricostruite», dichiara il comando operativo militare congiunto Khatam Al-Anbiya. Una simile mossa alienerebbe all'Iran anche il sostegno di paesi alleati, come la Cina, o neutrali, come l'India, ma è certo che la leva di Hormuz per Teheran è la chiave della guerra.
navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuz
[…] la Repubblica islamica vuole usare il controllo dello stretto per arrivare a un negoziato il più possibile favorevole e per creare un nuovo equilibrio regionale fondato sulla supremazia sul mare, una volta che la guerra sarà finita. Già adesso, alcune navi stanno pagando fino a 2 milioni di dollari a Teheran per avere il permesso di transito. Lo conferma Alaeddin Boroujrdi, della commissione sicurezza del parlamento iraniano e lo scrivono anche le assicurazioni Lloyd's.
La minaccia di una chiusura totale del canale e di attacchi alle fonti di energia del Golfo è concreta. Finora i pasdaran hanno risposto colpo su colpo ai raid israeliani e americani prendendo di mira obiettivi speculari, colpendo per esempio Dimona, la città vicina alla centrale nucleare israeliana, dopo che l'impianto iraniano di Natanz era stato bombardato.
[…] Washington è a un bivio: dare seguito alle minacce di Trump o lasciarle cadere rischiando di minare la propria capacità di deterrenza. È quella che il politologo americano Robert A. Pape chiama la "trappola dell'escalation": i successi tattici, come i bombardamenti sui siti militari iraniani, creano aspettative di risultati strategici che poi non si concretizzano, la caduta della Repubblica islamica o una sua resa.
Questo potrebbe portare gli Stati Uniti a intensificare ancora di più le azioni militari nel tentativo di raggiungere risultati politici. L'alternativa, la diplomazia, non sembra per ora avere possibilità reali. Axios scrive che gli americani si preparano a chiedere lo stop al programma missilistico e nucleare iraniano.
L'agenzia di stampa Tasnim, espressione dei pasdaran, esplicita alcune delle richieste di Teheran: la garanzia che non ci saranno altre aggressioni contro il Paese, la chiusura delle basi militari statunitensi in Medioriente, il pagamento di un risarcimento all'Iran, la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati, a cominciare dagli Hezbollah libanesi, e processi ed estradizioni contro i giornalisti che lavorano per media considerati anti-regime. […]
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