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VINTO IL REFERENDUM, LE TOGHE FANNO AUTOCRITICA – IN VISTA DELL’ASSEMBLEA GENERALE DEL PROSSIMO 16 MAGGIO, L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI HA DISCUSSO SUL PROGRAMMA E SU QUALE STRADA IMBOCCARE DOPO IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – TRE LE “CORRENTI”: C’È CHI VUOLE CONTINUARE A COLTIVARE IL RAPPORTO CON LA “SOCIETÀ CIVILE”, CHI PENSA CHE I MAGISTRATI DEVONO ESPRIMERSI SOLO CON IL LORO LAVORO, E INFINE C’È UN 5% DELLA CATEGORIA (450 MAGISTRATI) CHE CHIEDE DI “AFFRONTARE SENZA AMBIGUITÀ LE CRITICITÀ”, ANCHE NEL CSM, SULLE NOMINE DEI DIRIGENTI DEGLI UFFICI E DELLA SCUOLA DELLA MAGISTRATURA, “ATTRAVERSO L’INTRODUZIONE DI CRITERI PIÙ OGGETTIVI E TRASPARENTI…”
Estratto dell’articolo di Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
In vista dell’assemblea generale il 16 maggio in Cassazione a Roma, nella quale l’Anm-Associazione nazionale magistrati deciderà che programma darsi dopo il referendum che ha bocciato la governativa riforma costituzionale delle carriere, della giustizia disciplinare e dell’assetto del Csm, a Milano ieri 150 magistrati hanno discusso su tre direttrici, senza però arrivare a dare ai propri delegati un mandato preciso.
C’è chi vorrebbe continuare a coltivare il rapporto con la società civile. C’è chi ritiene invece che i magistrati debbano rifuggire da questo confronto troppo ravvicinato, e esprimersi solo con il contenuto del proprio lavoro giudiziario.
E poi c’è chi - come i 450 magistrati (5% della categoria nazionale) che hanno sottoscritto un documento esposto ieri in assemblea - suggerisce che l’esito referendario debba comunque essere «l’occasione per affrontare senza ambiguità le criticità», anche nell’attuale Csm, delle modalità delle nomine dei dirigenti degli uffici e della Scuola della magistratura, «attraverso l’introduzione di criteri più stringenti, oggettivi e trasparenti»,
[...] al fine «di evitare che rapporti privilegiati con centri del potere politico-amministrativo possano costituire un volano determinante ai fini dell’ottenimento delle nomine».
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